Alias Grace_ Margaret Atwood

Io una fan sfegatata della Margaret????? Nooooooo, quando mai.

Nelle fredde e ventose sere inglesi – salvo poi che il sole tramontava alle 22:30 e si è avuta l’estate più calda degli ultimi 70 anni – comunque… durante queste serate solitarie – salvo poi che per quanto tu possa amarli i coinquilini rompono le palle – insomma, mi sono imbattuta in una delle serie tv più ammaliante di sempre.

La storia prende spunto da un fatto di cronaca nera avvenuto in Canada nel 1843; la povera migrante di origine irlandese Grace Marks giunge in America dove sperimenta una vita di disagio e soprusi. Ancora sedicenne viene coinvolta e successivamente accusata dell’omicidio di un possidente terriero nonché suo padrone tale Thomas Kinnear e della sua governante Nancy Montgomery. Imputata insieme a un altro servo, Grace viene spedita in carcere e successivamente in manicomio. Spetterà al giovane dottor Simon Jordan – personaggio immaginario precursore delle teorie di Freud – far luce sul caso. In una serie di incontri giornalieri, il giovane dottore avrà modo di ascoltare il racconto della vita di Grace e non potrà fare a meno di restare ammaliato da questa personalità complessa e inafferrabile.

La serie è stata trasmessa su Netflix il 3 novembre 2017 mentre il romanzo è del 1996.

La serie è molto fedele al romanzo; le parole di Grace ci vengono somministrate a voce e in uno scambio epistolare postumo con il giovane dottor Jordan che funge da occhi e orecchie per lo spettatore/lettore. Come lui veniamo catturati dal vortice della storia di Grace e dal labirinto dei suoi ricordi. La protagonista nella serie tv è interpretata da Sarah Gadon, capace di una performance straordinaria, misurata e calibrata che ti tiene attaccata allo schermo a pendere dalle sue labbra. In questo caso consiglio vivamente di vedere la serie in lingua originale perché il tono, la cadenza e le sfumature sono quello su cui questa storia si basa e in inglese rende terribilmente bene.

I fatti si confondono, le vicende legate ai ricordi si accavallano e le parole spesso e volentieri tradiscono e non sarà facile capire se Grace è innocente, colpevole, vittima di se stessa o un’ abile manipolatrice. Stiamo parlando di un racconto dalle sfumature decisamente thriller e dall’ anima mistery. Non è però l’unico aspetto della storia; si oscilla per tutto il tempo su vari piani di lettura e livelli temporali, tra il passato di Grace che si cuce sul suo presente fino ad ottenere la soluzione nel finale.

Questa cornice da thriller psicologico vuole parlare, nelle intenzioni della Atwood, delle motivazioni profonde del male e del valore della verità, capire cosa è accaduto a Grace, quale è stato il suo ruolo, e risalire alle cause di un malessere celato e soffocato per tutta la vita e che, forse, l’ha destinata a un gesto violento come unica possibilità di riscatto.

Il lavoro della Atwood tiene a mostrare come il discorso intorno alla donna criminale, nella storia fino a oggi, sia rimasto invariato: demonio o angelo , temuta e agognata sessualmente, ritratta come mostro o vittima senza vie di mezzo, ma soprattutto oggetto di curiosità morbosa.

Con la supervisione della Atwood questa serie di soli 6 episodi si attiene egregiamente all’eleganza letteraria del romanzo mantenendo perfettamente credibile lo sguardo crudo sulla violenza. Nel finale, al limite fra scienza, superstizione ed esoterismo, continuiamo ad essere tesi e più che mai coinvolti.

Questo lavoro è un’ulteriore prova del potere della Atwood; quando scrive è come se ti stesse sussurrando un segreto e, lentamente, diventi sua complice.

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