La camera di sangue_ Angela Carter

Per la serie “le regole del caso” mi sono imbattuta innocentemente in The Bloody Chamber della scrittrice Angela Carter anni or sono, a una fiera di baratto di libri dove abbandonai un romanzo orribile e uno inutile tra le fila e me ne tornai a casa con due borse piene incoraggiata dalla volontaria che mi confidò che la gente usava più l’iniziativa come pretesto per svuotare la cantina che per scambiare libri. Assurdo.

Ho sempre avuto un debole per quel risvolto misterioso e abilmente taciuto nelle fiabe, come se fossi stata consapevole che qualcosa non quadrasse. I miei occhi di bambina si meravigliavano e il cuore sussultava certo, ma passato l’effetto riflettevo nel mio lettino. Adesso non voglio fare la saputella e di certo tali ricordi non possono essere tanto lucidi nella mia mente, sta di fatto che ho vecchi libri nella mia libreria, antiquati e consunti, di fiabe, per così dire, vietate ai bambini che più grandicella mi hanno fatto appassionare al retelling.

Nessuna fiaba è adatta all’infanzia, né è nata come tale. I Grimm furono costretti a censurare i racconti le cui versioni originali riflettevano problematiche sociali macabre e scomode, la loro stessa fonte d’ispirazione, Lo Cunto de li cunti di Gianbattista Basile, era riservato a un pubblico adulto, non da meno i racconti di H. C. Andersen con i suoi temi del diverso, i lieto fine ambigui tutto frutto della sua repressa omosessualità.

Più contemporaneo il ribaltamento dei canoni. Angela Carter affronta tematiche controverse nei suoi percorsi narrativi che riprendono le classiche fiabe. La camera di sangue è un retelling portato alle estreme conseguenze: ogni racconto è intriso di simbolismo, i principi logici di causa-effetto sono volutamente ignorati e le pulsioni regolano le dinamiche della narrazione. Carter scova e sviscera il contenuto latente e crea qualcosa di diverso sublimando il punto di vista femminile: una giovane donna che scopre se stessa, la propria sessualità e il proprio potere.

Dalla prima edizione italiana edita da Feltrinelli ne I Narratori del 1984 (fieramente in mio possesso <3):

Barbablù, Cappuccetto rosso, La bella e la bestia, Il gatto con gli stivali, La bella addormentata, Biancaneve… storie nate da fantasie di violenza e oltraggio, di strage e ludibrio, di incesto e vendetta, e nelle quali le vite dell’uomo e della fiera e del mostro si intrecciano e si consumano turpemente. E in questi intrecci dissacranti e le atmosfere tra lo stralunato e lo scabroso vibra un conturbante umorismo che trasfigura gli echi, le reliquie e gli stilemi formali della narrativa gotica. Ma soprattutto si impone, con immagini rapacemente licenziose, un erotismo sadico-sarcastico che svela e dileggia le simbologie sessuali sommerse nella tradizione favolistica.

Per questo motivo The Bloody Chamber è spesso erroneamente visto come una raccolta di fiabe dal risvolto sovversivo e femminista, mentre qui parliamo di nuove fiabe. Come Angela Carter ha chiarito: “la mia intenzione non era dare una versione diversa, o come l’edizione americana del libro diceva, orribilmente, farne una versione per adulti, bensì estrarre il contenuto latente e farne la base per creare altri racconti, nuovi racconti“.

La Carter scrittrice era sempre stata attratta dal gotico, dal cruento, dallo straordinario e terrificante immaginario delle fiabe ritenuto in sovversivo dialogo con l’immaginario dell’inconscio. Quando nella sua raccolta, The Bloody Chamber, inizia a inseguire il mood gotico ma avvalendosi di suggerimenti narrativi dalle fiabe della tradizione dell’europa occidentale, scopre di aver evocato un nuovo ed esotico ibrido che avrebbe portato la sua voce all’attenzione di un pubblico più ampio.

The Bloody Chamber è un diamante luccicante e sfaccettato che riflette e rifrange una varietà di ritratti di desiderio e sensualità – tutta femminile – la quale, insolitamente per il tempo – 1979 – è narrata da un punto di vista femminile eterosessuale.

Per questo motivo, più tardi, Carter fu attaccata per non aver mai valicato quel tabù dell’omosessualità come ci si sarebbe aspettati. Nonostante questo il suo lavoro causò un’ondata di shock quando apparve e continua a scioccare; tutt’oggi il suo lavoro continua a essere studiato nelle università così come continua a suscitare ostilità da parte di studenti indignati nel riconoscere le loro fiabe della buonanotte alterate da sesso e violenza. Ma Carter risponde: “stavo sondando quell’immaginario per usarne il contenuto latente e detto contenuto latente è fatto di sesso e violenza“. E’ anche vero che la sua immaginazione gioca un ruolo determinante dal momento che è sempre stata feroce e attirata dai temi gotici fin dalla sua giovinezza.

La scelta di usare la forma della fiaba si basa anche sulla deduzione che il suo tipico linguaggio indiretto, l’uso della metafora, sono utili per trattare argomenti controversi; non che le importasse di arrecare offesa a qualcuno, ma questa forma le ha permesso di attrarre lettori che altrimenti non l’avrebbero letta. E il suo intento era decisamente radicale. Il modo delle fiabe accese la sua immaginazione, ma il suo linguaggio è ricco e ricercato, pieno di dettagli vividi e sensuali che stupiscono. Naturalismo e realismo non le erano congeniali, piuttosto una scrittura barocca. Preferiva i racconti brevi perché in essi “segno e senso possono fondersi in una misura impossibile da raggiungere tra le molteplici ambiguità di una narrativa estesa“.

Amava Baudelaire e i poeti simbolisti del XIX secolo, i surrealisti francesi del XX, padrini della sua opera Charles Perrault e il Marchese de Sade.

Ciò che con più forza emerge dalle sue pagine è che la passività non è mai una virtù, soprattutto nelle donne.

Vi invito a leggere i suoi racconti, se non l’avete già fatto, perché che vi piacciano o no, la sua versione non può mancare nel nostro immaginario.

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Buona lettura ; )

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