La città di sabbia_ Laini Taylor

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Secondo capitolo della saga Daughter of Smoke and Bone e la Taylor non si smentisce. Ho elogiato poeticamente La chimera di Praga e sono contenta di averlo fatto, di averci creduto e sperato…. e La città di sabbia non mi ha deluso.

Trama

Karou ha finalmente le risposte che ha sempre cercato. Sa chi è e cosa è. Ma, insieme a questa scoperta, un’altra verità affiora in superficie, una realtà che la ragazza farebbe di tutto pur di ignorare: ha amato un ragazzo che le è nemico, lui l’ha tradita e per questo il suo mondo è sconvolto. Ora, in una kasbah dimenticata nel deserto del Marocco, Karou e i suoi alleati si preparano a uno scontro definitivo contro l’armata dei serafini e sotto la luce delle stelle plasmano le Chimere più forti e spietate di sempre. Akiva, legato dall’appartenenza all’esercito degli angeli, ma gravato da un profondo conflitto interiore, inizia a progettare un altro tipo di battaglia: quella per il riscatto. Per la speranza.

L’inizio è indubbiamente più lento del precedente, ma serve a caricarlo di una forza inaspettata anche ai più fedeli.

Laini Taylor è una vera scrittrice. Può sembrare un’affermazione ovvia e strana nella sua, appunto, ovvietà, ma credetemi non è così. Il suo stile è impareggiabile, la sua scrittura è poetica, attenta, accurata, piena. Ci sono bei romanzi, belle storie, personaggi interessanti…. ma qui la Taylor crea qualcosa di più; con la sua scrittura tutto prende vita, le parole stesse sono vive e potenti.

La storia riprende dopo la scomparsa di Karou ed è Zuzana che apre le danze; la cerca e si interroga sulla sua scomparsa in una Praga presa d’assalto dai giornalisti in cerca di scoop sugli avvistamenti di angeli e della ragazza dai capelli blu. La prima cosa che ho apprezzato è stato dare, con intelligenza, un ruolo importante proprio a Zuze, il cui amore per Karou la farà diventare parte integrante di questa avventura.

L’atmosfera di questo secondo capitolo è sicuramente più cupa e drammatica, da respiri trattenuti, groppo in gola, lacrimoni sotto le coperte. Ma soprattutto culmina con bocche spalancate.

Oltre all’entrata (e ahimè uscita) di scena di alcuni personaggi, l’alternanza delle voci è molto più dinamica; quasi pari spazio è lasciato alla narrazione di Akiva e Karou che si incrociano e si intrecciano fino al momento cruciale. Nuove relazioni si allacciano e ci strappano emozioni, insieme a tragici eventi e momenti di puro dolore e colpi di scena. La trama si fa machiavellica e ricca, i personaggi si fanno più intensi e non si smette di trattenere il respiro per una delle storie d’amore più vere e strazianti di sempre.

Chapeau.

After_ Anna Todd

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Vi è mai capitato di stare leggendo sul treno, per esempio, che sia dal kindle o da un libro e….. avere a portata di mano anche un quaderno e…. datemi un amen, una penna?! Ebbene, ultimamente a me è capitato. Certo, sarò sembrata una sciroccata a quello che mi sedeva di fronte, e anche a quello di fianco, ma io stavo leggendo qualcosa di inevitabilmente e doverosamente commentabile. Forse è stato il fato a mettermi in borsa una penna e un quaderno e io ho risposto facendo il mio dovere; non di blogger (anche perché bah….) ma di cittadina. Forse a voi questa premessa apparirà senza senso, ma non è così, perché io stavo leggendo After.

Sì, After.

Trama

Cioè… c’è davvero bisogno di sprecare questi caratteri e ingombrare la vostra pagina di lettura? Pffffffff

Ambiziosa, riservata e con un ragazzo perfetto (io non userei la parola “perfetto”, ne ho coniate fantasiosamente altre durante la lettura ogni volta che spuntava sto surrogato di uomo che, spero sia tale solo per creare un forte contrasto con l’altro stronzo) che l’aspetta a casa, Tessa ama pensare di avere il controllo della sua vita. Al primo anno di college, il suo futuro sembra già segnato: una laurea, un buon lavoro, un matrimonio felice… Sembra, perché Tessa fa a malapena in tempo a mettere piede nel campus che subito s’imbatte in Hardin ( io già da tempo non spero più nell’originalità e questo è l’ultimo posto dove uno potrebbe aspettarsela, e infatti non c’è). E da allora niente è più come prima (e mi affligge l’ansia se penso al “prima” di Tessa). Lui è il classico cattivo ragazzo, tutto fascino e sregolatezza, arrabbiato con il mondo, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi (qui non so esprimere il mio disagio). È la persona più detestabile che Tessa abbia mai conosciuto (1_ma perché Tessa ha mai avuto un amico? 2_quindi a breve verranno travolti dalla passione perché è come una brutta specie infima della legge di Murphy). Eppure, il giorno in cui si ritrova sola con lui nella sua stanza, non può fare a meno di baciarlo (no, non ne poteva proprio farne a meno….) Un bacio che cambierà tutto. E accenderà in lei una passione incontrollabile (e imbarazzante e patetica aggiungerei). Una passione che, contro ogni previsione (contro ogni previsione di chi?), sembra reciproca (contro ogni previsione? seriously?). Nonostante Hardin, per ogni passo che fa verso di lei, con un altro poi retroceda. Per entrambi sarebbe più facile arrendersi e voltare pagina, ma se stare insieme è difficile, a tratti impossibile, lo è ancora di più stare lontani. Quello che c’è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l’inizio di un amore infinito? Che sia davvero questo l’amore? NO.

il no alla fine è mio. Ovviamente anche i commenti perché proprio non mi tengo. Anche la trama è scritta male.

Ahhhh, io non so se ce la farò. Potrei scannerizzare le pagine del suddetto quaderno…. dovrei usare WeTransfer….

Dico subito che ci sono una serie di problemi, diciamo tecnici…. La Trama: inesistente. Ma, ma, ma… l’avete mai letto un romanzo? Questa “cosa” nata su Wattpad è indubbiamente figa, io non sono anti- questo genere di diffusione, ma a mio parere il tutto rimane figo se rimane alla sua natura di nascita, se poi lo rendete “reale”, carta, prodotto dell’editoria (che non è poco, aggirabile o così duttile come vogliono farci credere) perdiamo tutti. Ragazzi, Mondo, la scrittura è un’altra cosa, non che After & Co. non siano degni, ma sono “altro”…. editoria e Wattpad non sono sovrapponibili, sono due rette parallele (cliché) – scusate, sto studiando per la correzione di bozze.

Perché no, io sono in fila alla posta, sono iscritta a Wattpad e mi annoio, penso a Chris Pratt e mi vengono in mente “cose” e le scrivo, ve ne metto a parte. Certo, viva! Se su twitter si potessero usare più caratteri pubblicherebbero romanzi anche lì. Tutti ci facciamo film, è il nostro cervello che lavora a palate di frustrazioni, noia, desideri e questa è l’epoca dello sharing! Ma rimane quello che è: una serie di parole una in fila all’altra senza cognizione di causa, spiattellate per il pubblico ugualmente in fila alla posta, che si mette a scorrere le pagine dallo smartphone invece di aggettivare con epiteti poco carini il vecchietto che ci sta mettendo trent’anni prima di voi; vi invita a pensiereggiare eroticamente su il cazzo di personaggio famoso di turno. Stop.

Ho letto che oggi non si legge e bla bla bla…. frasi fatte da sviscerare per comprenderne il vero significato e la vera portata, se non le giuste misure e proporzioni. Ancora: con questi libri i librai e gli editori ci pagano le bollette – e cito. Oppure: almeno così i ragazzi leggono. E no, questa proprio no! Leggere genera cultura ed educazione indiretta, ovviamente poi non tutti possiamo – o vogliamo – leggere “letteratura alta”.

E qui arrivo al punto: questo libro, con tutti i problemi che si porta dietro, è il decalogo del pompino, l’abbecedario del petting, il normario delle relazioni malate. In realtà avrei potuto iniziarla e finirla qui. E invece no. Perché adesso mi do al politically (in)correct.

Anna Todd ha affermato che  la sfera sessuale dei suoi personaggi è molto importante, per il semplice fatto che essendo degli adolescenti (ma cazzo vanno all’università…..vabbe) sia naturale e innegabile, quindi non può non essere una parte integrante del tutto (anche perché non c’è via di scampo, sta cosa-libro è nato per questo, non ha neanche il beneficio del dubbio come un romance erotico che almeno ha un contesto storico). Cara Anna, il tuo sbaglio è tanto semplice quanto atroce: parli di sfera sessuale come se ci fosse uno standard di sfera sessuale. Il lavoraccio che fai è dimenticare, cancellare, il solo senso di MATURITA’ sessuale. Ma sei seria? Abbi la decenza di cadere dal pero! La sfera sessuale si crea! Che siamo animali dominati dagli istinti? Si, certo, va bene, ma qui si va sul sociologico, sull’antropologico e….Anna ma che te lo dico a fare, tu vendi indubbiamente più di Freud. Il sesso o “sfera sessuale” non è quello che propini e che – Dio, Buddah, Allah e chi altri, aiuto – fai passare per amore tormentato ma giusto in qualche modo… stai spargendo come sale sul ghiaccio prototipi di sfera sessuale malata. Il SESSO non è così, è più e meno di questo. Ma non questo. Tu tiri una corda da una parte e non hai nessuno che te la tira dall’altra.

Ma attenzione…. colpo di scena. Secondo voi chi è stata la mentore di Anna? Sinceramente io non ho avuto bisogno di leggerlo o della conferma perché….cioè….come si fa a non notare le somiglianze, non solo di genere, ma di memorabile idiozia e piattezza della protagonista femminile…. Lei E.L.James e le sue stramaledettissime – che gli dei mi aiutino a dirlo – cinquanta sfumature. Anna ha gli occhi a cuoricino quando racconta di quanto siano diventate amiche lei e la James e di quanti consigli lei le abbia dato: che culo, per noi intendo. E poi dice: ma “lei scrive di sesso adulto, io tra ragazzi. Una differenza non da poco.”

No Anna, non da poco, ma ora sei scivolata sulla merda…..

Cioè Mondo, la Todd riceve i ringraziamenti delle mamme perché dopo After i figli hanno letto per la prima volta i “classici”. MA SERIO? ma solo io sono AGGHIACCIATA da questa cosa?!?! Prima ancora imparano a fare i pompini e a conoscere un rapporto tra vittima consenziente e carnefice (ah, si poverino ha avuto un’infanzia difficile) e poi gli diciamo che però c’è Cime tempestose e Jane Austen? Io mi sono persa anche solo a scriverla di mio pungo sta cosa. Perché lo sapete vero che i “classici di Tessa e Hardin” sono diventati “i classici di After” e sono usciti con tanto di copertina afterizzata?!?!?!

Devo riprendere fiato.

Cime tempestose, Orgoglio e Pregiudizio, Anna Karenina….. sono usciti con la stessa copertina di After perché sono i libri che leggono e con le cui citazioni ci  “deliziano” i due protagonisti di After.

Devo ri-riprendere fiato. AGGHIACCIANTE

Sti due mentecatti prendono in prestito le situazioni per usarle come base “metaforica” per i loro litigi….. Anna, trame, back ground, complesse relazioni….ti dicono qualcosa questi termini? Avevi un’arma (forse) e non solo non hai saputo usarla, l’hai sputtanata. VERGOGNA! Adesso nella mente delle povere tredicenni Heathcliff è Hardin, Hardin è Heathcliff, Darcy è Tessa, Hardin è Elizabeth, Catherine…..oddio….. e sono plagiate a offrire pompini credendo che il “mascalzone” che gli capita sia o possa essere un Hardin da salvare e sperando di riuscirci?!?!?!?! …….stream of consciousness……

Comunque è tutto molto grave.

Non esiste nulla all’infuori degli atti sessuali espliciti, ogni personaggio è un barattolo vuoto, una figurina, le relazioni sono sullo stesso piano del fantacalcio, non esistono, è tutta fuffa.

Lei è bigotta (davvero, non so che altro dirle).

Lui ha seri problemi comportamentali, vive fuori dalla realtà ed è indubbiamente bipolare e – udite udite – viene giustificato dall’infanzia difficile.

Ma poi sti “universitari” che invece di drogarsi seriamente o passare la serata a vomitare, giocano a obbligo/verità….. ma sul serio? E gli usa sarebbero il nostro modello di vita?

Eppure qua parliamo di milioni di copie vendute, la traduzione in 30 lingue, la Paramount che compra i diritti….. e più di un miliardo di visualizzazioni su Wattpad e, Mondo, visualizzazioni….. ho letto un miliardo di giornali che dicono “un miliardo di fans”. No. Un miliardo “di visualizzazioni”. Ok? E’ chiaro? Che bisogno c’è di gonfiare ancora quando si dovrebbe ficcare la testa sotto terra come gli struzzi?

Sono certa che avrei tanto altro da dire, ma ho già blaterato abbastanza, no? Alla fine ho tralasciato tutti gli appunti che ho preso, tutte le frasi del libro che avrei voluto commentare e smerdare…..ma va bene così. Il troppo stroppia. Hai capito Anna? Il troppo stroppia. Però ci vuole abilità anche a scrivere 400 pagine di nulla, moltiplicato per 5 e per Before e per Nothing more e Nothing less….

A presto.

Al film. He he.

The Prophet. La signora dei cimiteri#3_ Amanda Stevens

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Mi rammarica che all’epoca della scoperta di questa serie il mio blog non esistesse ancora e, quindi, di non aver potuto recensire i primi due episodi The Restorer e The Kingdom. Certo, questa recensione sarà più un commento, ma il terreno è minato perché se uno non ha letto non posso osare troppo con le parole, mentre per chi ha in programma la lettura di The Prophet, non posso assolutamente dire cose che possano svelare alcunché. Quindi via alle ciance senza pretese….

Ricordo perfettamente del perché il libro attirò la mia intenzione in quel di non mi ricordo assolutamente, il titolo ovviamente: per un –purtroppo– breve periodo della mia vita sono stata una restauratrice e ciò bastò per rendere accattivante il tutto ai miei occhi. Fui contenta che le mie aspettative non fossero state deluse, la trama risultò originale e carica di suspense, andavo veloce come chi si affanna a fuggire da una catacomba buia con qualcuno alle calcagna e a ritrovare l’ossigeno e la luce quando lo trovava anche Amelia, la protagonista.

Se non conoscete Amelia Gray sappiate che è una restauratrice particolare, lavora tra lapidi e licheni per ridare nuova vita a cimiteri antichi e decadenti. Fin da piccola vede i fantasmi come suo padre ed è lui ad averle insegnato a stare sempre in guardia, a far finta di non sapere nulla della loro esistenza e a non entrare mai e poi mai in contatto con uno di loro, tanto meno con qualcuno che ne è posseduto o perseguitato. All’improvviso il mondo di Amelia vacilla insieme alle sue regole, colpevole John Devlin, un poliziotto tormentato dagli spiriti di sua moglie e sua figlia, morte in un incidente. Di contorno il lavoro di Amelia che fa da sfondo a ciò che accade intorno a loro e in cui vengono invischiati.

A distanza di anni, eccomi qui a chiudere un cerchio…. no, in realtà poi non si chiude un bel niente poiché la cara Stevens se n’è uscita con un altro episodio The VisitorsE meno male! Perché quella che doveva essere una fine, non è stata

TRAMA

Sono Amelia Gray, la Signora dei Cimiteri, e vedo i fantasmi. Mio padre mi ha insegnato quattro regole per tenermi al sicuro da loro, e io le ho infrante tutte. Ora una porta si è aperta, e il male mi reclama per sé. Vorrei tornare alla mia vita di sempre, a quelle regole che mi garantivano la salvezza, ma il fantasma di un poliziotto assassinato non mi dà tregua. So che non troverò pace finché non avrò scoperto il suo assassino. Tutti gli indizi conducono nei quartieri più oscuri di Charleston, e a John Devlin, il detective perseguitato dai fantasmi che dovrei amare solo da lontano. E adesso dovrò scegliere se seguire le regole… oppure il mio cuore.

In questo terzo episodio ritroviamo un’ Amelia ancora scossa dal suo ultimo incarico: il restauro del cimitero di Asher Falls e dalla conoscenza della famiglia Asher con tutto quello che ha comportato. Grande assente è stato John Devlin. Ora Amelia è in “vacanza”, si gode la tranquillità del suo santuario a Charleston e la compagnia del suo cane Angus, in attesa del prossimo incarico. Amelia non fa, però, neanche in tempo ad annoiarsi che inizia a succedere la qualunque: vecchie e nuove conoscenze si intrecciano nella sua vita con un sincronismo che richiederebbe un’acuta riflessione che non avviene se non nelle ultime tre pagine -alla fine di tutto tra l’altro, ma brava!- e solo perché qualcuno glielo fa notare. All’inizio Amelia stalkera nell’ombra il povero Devlin che, detto fra noi, non si capacita di trovarsela sempre fra i piedi dopo che, nel primo romanzo, le stava dando ciò che Amelia tanto agogna -e che non smette di ricordarci-, e lei si sottrae. Io lo sento che è esasperato, ma pover’uomo ha una pazienza di ferro. Ma a distrarla, neanche tanto, dal suo desiderio, il fantasma di Robert Fremont che le chiede di aiutarlo e di trovare il suo assassino. La faccenda si fa curiosa agli occhi di Amelia perché 1) non si capacita proprio che un fantasma si manifesti come Robert e quindi cerca di capire come e perché, se questa nuova direzione che sta prendendo il suo “potere” sia da temere o da accogliere; 2) le sue apparizioni le provocano mille pippe mentali a proposito delle regole che suo padre le ha inculcato fin da bambina ma che puntualmente si vede costretta ad ignorare. Tutto ciò, però, non porta assolutamente a nulla di concreto. Complice di questa malsana ottusità è l’onnipresente sbavante pensiero sul caro Devlin. Si, perché ogni quattro frasi, Amelia sbava mentalmente su Devlin. E questo è di un fastidioso angosciante. Quello che invece preme la sottoscritta me sul “caso Fremont” è che avrebbe dovuto essere un anello della catena, invece Fremont elucubra astrusamente e non dice mai niente… esasperante, quando Amelia chiede lui è evasivo – e molte volte ho trovato questa evasività un espediente facile-, Amelia poi non brilla per intelligenza e così si trascina dietro “il caso Fremont” che si risolve quasi da solo e senza farmi articolare neppure un “ah…”.

La seconda svolta sembra arrivare dall’incarico di tornare al cimitero di Oak Grove (ambientazione del primo romanzo) per finire il restauro. Amelia torna al cimitero memore del passato, ci rende partecipe che quello è l’unico cimitero che le abbia mai dato i brividi e…. niente, ci lavora due giorni e poi viene presa da altro. Quindi VICOLO CIECO.

Finché altri personaggi entrano in scena: le sorelle Perilloux che, per l’innata dote di Amelia di non riuscire a farsi amici NORMALI, ovviamente non lo sono e vengono rivestire del compito di “spiegone” che figurarsi se Amelia capisce. Isabel ci viene presentata come l’ennesima impossibilmente bellerrima… ma che cacchio…. con cui Amelia entra in un’immaginaria competizione dopo averla vista abbracciare Devlin, ma Amelia entrerebbe mentalmente in competizione anche con un cadavere rinsecchito trovato durante uno dei suoi restauri e per di più, come sempre, si darebbe mentalmente sconfitta in principio. Eppure ogni tanto ci ricorda che è bionda, con gli occhi azzurri, slanciata e tonica…. vabbè. E poi c’è lui Darius Goodwine, il “cattivo”, e virgoletto perché alla fine ti rendi conto che per quanto la Stevens voglia farlo apparire come tale, per me, proprio non ci riesce. Mi è piaciuto subito. Ha imposto subito la sua presenza affascinante, accattivante e la sua importanza hai fini della storia che è stata, che è e che SPERO ci sarà. La Stevens ha gettato le basi per un buon personaggio, una personalità che è stata predominante nel racconto nonostante acquattata nell’ombra… però però… dopo un crescendo promettente Darius Goodwine ha fatto PUFFF come un palloncino cui viene allentato il nodo. Alla fine mi sono chiesta… ma…ma…scusate ma Darius Goodwine che fine ha fatto? Cioè, era qui…no? Ma quindi… che voleva?

Amelia invece in questo episodio gira con un punto interrogativo grande quanto l’insegna luminosa e tamarra di un bowling sopra la testa: dopo le informazioni quasi vomitate a cascata in The Kingdom, qua non si fa altro che ricordarle, senza che il cervello di Amelia faccia alcuno scatto in avanti, mentre continua fastidiosamente a ripetere come un mantra le parole del padre, cosa penserebbe, cosa le direbbe ora ecc. AMELIA! Invece di pensare alle mille mila regole che hai infranto e versare lacrime sul latte versato… AGISCI! E’ LA TUA VITA! E invece viene sballotata dagli eventi ritrovandosi sempre tra le mani facilitazioni e aiuti, origlia al momento giusto, l’amica le fornisce libero accesso a documenti che ho i miei dubbi possano essere di dominio pubblico ma vabbè… e sembra trovarsi sempre nel posto giusto/sbagliato perché ogni cazzata di Amelia si rivela una miniera d’oro. Ricordavo una personalità più concreta, invece Amelia non si auto-determina, sembra che sia ciò che le accade intorno e chi la circonda a farle da marea. E poi davvero, il rapporto che ha con Devlin è un po’ patetico, ma insomma, ho capito che Mariama ti guarda male ogni volta che lo tocchi, che senti le correnti di aria fredda, ma su… è morta… ah già, Amelia ha più paura dei morti che dei vivi. Devlin, poverino, già è frustrato per cavoli suoi e tu ogni volta gli svieni addosso, ti fai coccolare e poi senti gli spifferi… lui, d’altro canto non capisco come quando e perché abbia sviluppato questa “passione” per Amelia. Come pochi -anzi, spero ce ne siano-, non ho mai palpitato per i due e di certo gli eventi non me li hanno fatti amare, anzi, la loro storia, soprattutto dopo il secondo episodio, me li ha resi marginali.

E qui DEVO SPOILERARE, quindi se non volete sapere scorrete oltre!!!!!

Dopo l’ennesimo salvataggio, morale o fisico che sia, da parte di Devlin nei confronti di Amelia, che continua a trovarla svenuta e smarrita dappertutto, la porta a casa e…. all’improvviso Amelia cede. Si, lo fanno. Ma attenzione…. Amelia cerca di irretirci e convincerci che finalmente se ne sbatte di Mariama, che ha preso coraggio…. in realtà non la vede e non sente spifferi e quindi coglie la palla al balzo. E fa pure la zozza.

e qui…. apro una parentesi enorme. La scena di sesso. Credo sia una delle più brutte che io abbia mai letto in assoluto. Nonostante, come dicevo, la coppia fosse diventata per me quasi marginale, ci pensavo anch’io, mica no. Mi aspettavo un momento catartico, carico di tensione…. e invece è stato squallidissimo. Amelia, senza, non lo so, criterio, prende in mano la situazione…. cioè, non proprio in mano…. ci siamo capiti e mentre lo fa ci mette a parte di una riflessione profonda: che non lo fa spesso, ma non vuol dire che non sia esperta… CI FA PIACERE SAPERLO. Anche no, perché penso solo a perché cacchio me l’hai dovuto dire, come per strizzare l’occhio al lettore…. terribile, fallo e basta, è il tuo momento finalmente e cerca di renderti non-fastidiosa, almeno adesso. Devlin…. Devlin non fa assolutamente niente, almeno così mi è sembrato, quindi dopo aver “cercato” di costruire secondo certi criteri il personaggio fa una misera figura, infrangendo i pensieri erotici di tutte le lettrici della signora dei cimiteri.

Infine, tutto sommato, mancanza di risposte, personaggi che fanno puff, vicoli ciechi, questo episodio mi è piaciuto, meno di altri, ma mi è piaciuto. Alla fine ciò che aveva creato il grande sfondo fin dall’inizio, ovvero la storia di Devlin, viene risolto anche se si porta dietro un succulento fardello di cui immagino vedremo le prelibate conseguenze in The Visitors, la vicenda scorre, c’è qualche colpo di scena, gli avvenimenti sono ben concatenati e la varietà di personaggi è sempre apprezzata.  The Prophet non fa proprio un buco nell’acqua, ma avrei voluto un sforzo maggiore e un finale meno frettoloso.

Grazie a tutti.

La ragazza del treno_ Paula Hawkins

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Per un’estate intera ho sentito blaterare della “ragazza del treno” di là e “la ragazza del treno” di qua… bene, alla fine me lo sono fatta prestare, perché, non so, avevo il sentore che non fosse qualcosa da sprecarmi a  collezionare sulla mia libreria accanto ai thriller tanto cari al mio nonno.

TRAMA

Rachel Watson, 32 anni è una donna di Londra con seri problemi di alcolismo, causati dal fatto che non riesce ad accettare la fine del suo matrimonio, soprattutto in vista del nuovo matrimonio tra l’ex marito Tom ed Anna, sua amante già da prima che si lasciassero.

Frutto del loro matrimonio sarà, inoltre, la nascita di una bambina.

A causa del suo alcolismo è stata da poco licenziata, ciò nonostante continua a prendere il treno ogni mattina, fingendo di andare al lavoro per salvare le apparenze con la sua coinquilina. Durante i suoi quotidiani viaggi in treno, per sfuggire dalla solitudine, osserva la vita delle persone attraverso il finestrino. La sua attenzione si è focalizzata su una coppia, a cui ha dato i nomi fittizi di Jess e Jason, che idealizza come la “coppia perfetta”. In realtà si chiamano Megan e Scott Hipwell e la loro esistenza non è così perfetta come sembra. Un giorno Rachel vede dal finestrino Megan con un altro uomo e pochi giorni dopo la donna scompare nel nulla. La notte della scomparsa di Megan coincide con la notte in cui Rachel ha alzato troppo il gomito ed è rimasta ferita, momenti di cui non ha alcun ricordo. Pensando di essere responsabile per qualche ragione della scomparsa di Megan, Rachel inizia ad indagare per conto suo, facendo salire a galla una verità sconcertante.

Pensavo peggio. La lettura mi ha tirata abbastanza, la sera mi mettevo nel letto con l’impegno di finirlo e chiudere la parentesi letteraria “ragazza del treno”. Anch’io come miliardi di persone ho pendolareggiato nella mia vita e quindi sono stata prima di tutto curiosa. Io, a differenza della protagonista (o forse un po’ come lei, ma in modo diverso) tendevo ad isolarmi nella mia testa quando non mi andava di leggere per passare il tempo. Mentre il mio corpo era in treno, io venivo rapita nel mio mondo interiore. Anche Rachel ha un mondo interiore, deprimente, scandito dall’alcol, dalle sofferenze e dai fallimenti del passato. Per fortuna i miei viaggi in treno sono meno deprimenti, ma ho sempre pensato che hanno un non so che di nostalgico.

Rachel non sta cercando di rimettere in piedi la sua vita, mi è sembrato (all’inizio) non averne alcuna intenzione, bensì si costringe, si relega (si punisce) in un limbo, il treno, sempre lo stesso con cui va e viene dal suo passato luogo di lavoro, una delle cose che ha perso. L’unico  click verso un tentativo di cambiamento arriva con la scomparsa di Megan e da classica voyeur diventa voyeur 2.0 e inizia ad immischiarsi in fatti che non la riguardano (apparentemente).

Il romanzo è scritto come in forma di diario, ma vi sono tre voci narranti: due di loro, quella di Rachel e Anna, parlano sullo stesso piano temporale, mentre le parole di Megan risalgono a prima della sua scomparsa. In questo senso l’inizio appare molto confuso, perché le tre voci che scandiscono gli avvenimenti hanno una piattissima personalità narrante e quindi bisogna stare attenti al titolo/data di ogni capitolo per entrare nell’ottica del cambiamento. Ciononostante Rachel riesce ad emergere come personaggio principale.

Il colpo di scena è lì sotto gli occhi di tutti prima di metà libro, ma la narrazione abbastanza incalzante, se non per alcuni momenti morti, ti trascina nella sua corrente riuscendo a concederti il beneficio del dubbio.

Ancora non ho visto il film, non credo che lo vedrò, non ne sento il bisogno. E’ un thriller, se conosci già il finale non c’è suspense e quindi che vai a vederlo a fare?!?!?!?!

grazie a tutti

 

Shadowhunters_ Cassandra Clare

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Si, lo so, è assurdo che io abbia letto Shadowhunters dopo dieci anni, ma c’è un’ottima ragione: le copertine mi facevano cagare. Oltretutto hanno iniziato a farne diverse a seconda dell’edizione e della casa editrice e io odio ritrovarmi a collezionare una saga dalle copertine diverse, quindi ho pazientemente aspettato, finché la Mondadori non si è salvata in calcio d’angolo proponendo l’edizione che raccoglie i sei romanzi in due volumi.

Ed eccola qui, non è bellissima?

In questo volume, grosso quanto la Bibbia di Gutenberg, sono raccolti Citta di Ossa, Città di Cenere e Città di vetro. 

A mio modesto parere, è stata una gran pensata, non per il formato, perché è davvero poco maneggevole -mi è venuta un’infiammazione al tunnel carpale per tenerlo in mano-, ma per il semplice motivo che leggere la prima trilogia tutta insieme ha una resa pazzesca. I tre episodi contenuti vengono resi molto meglio se letti senza pause. Lo so, questo è un privilegio per chi ha atteso -non immagino l’ansia di dover aspettare che ne esca uno alla volta- perché l’ho letto tutto d’un fiato. Considerando anche che con questi primi tre episodi si chiude un cerchio.

Non vi sciorino le varie trame, faccio io un breve -ci provo- riassunto.

Clary (Clarissa) Fray è un’adolescente che vive a New York con sua madre Jocelyn, ha un migliore amico Simon che per lei è come un fratello (per lei). Una sera decide di entrare in una specie di discoteca chiamata Pandemonium e assiste all’omicidio di un tizio, vedendo perfettamente in faccia i tre ragazzi che lo uccidono. Ovviamente non ci pensa neppure a farsi gli affari suoi, dopotutto chi, alla vista di un omicidio, non insegue il carnefice? Vabbé, pippe mentali varie perché nessuno le crede, semplicemente perché nessuno può aver visto nulla dal momento che Clary non è una Mondana, come le dirà l’affascinante Jace Wayland. Scopre che i tre, tra cui Isabelle Lightwood e suo fratello Alec, sono Shadowhunters e il loro compito è andare a caccia di demoni (e il tizio che hanno ucciso è proprio uno di loro). I due, insieme a Jace, possono rendersi invisibili ai Mondani grazie alle rune tatuate sulla pelle, che conferiscono loro anche altri poteri. Dopodiché c’è un po’ di casino: la madre di Clary viene brutalmente aggredita e rapita. Così Clary inizia a conoscere il mondo degli Shadowhunters attraverso gli occhi e i racconti di Jace, che la porta all’istituto e cerca di aiutarla. Scoprirà che fin da bambina sua madre ha occultato i suoi ricordi e i suoi poteri con l’aiuto di Magnus Bane, il sommo stregone di Brooklyn, da cui si fa portare per saperne di più.

Effettivamente anche se la sintetizzo io la trama è davvero troppo lunga. Vabbè stringo.

Il filo conduttore che apre e chiude questa trilogia è ostacolare i piani di Valentine, nonché padre di Clary, il cui intento è rivoltare il Conclave, artefice degli accordi di pace con le altre creature, ovvero i Nascosti (lupi mannari, popolo fatato, vampiri e compagnia bella) e purificare il mondo creando una frotta di Shadowhunters al suo servizio. Per farlo ha bisogno degli Strumenti Mortali -la Coppa Mortale, la Spada Mortale e Lo Specchio- la cui ricerca scandirà il ritmo dei tre romanzi.

SPOILER, MA NON TROPPO

Per ultimo, ma non meno importante, la relazione che intrecciano Clary e Jace. I due si piacciono subito, lui è bello, misterioso e spudorato, lei ha solo un amico ed è un pò una sfigata, quindi è fatta, niente di nuovo, se non fosse che i due scoprono (o meglio, vengono indotti a pensare) di essere fratelli. ZAN ZAN ZAN. Credo sia il primo incesto letterario che abbia mai letto, credibile, ricco di suspense, incantevole, passionale e pericoloso, ma sono sicura che nessuno ci ha creduto veramente. (non scendo nei particolari perchè è un bel viaggio quello attraverso la loro storia). Ma non importa, perché il ritmo serrato rende tutto troppo troppo coinvolgente per preoccuparsene subito o avere il tempo di rifletterci sopra tra i “non è vero, non può essere” e i brividini che ti prendono quando i due si scambiano tormentatissimi sguardi e incandescenti sfiorate.

Il punto di forza di questo romanzo, oltre ad una trama solida e ben radicata al terrendo di uno dei più accattivanti episodi del vecchio testamento, sono i personaggi: ognuno di loro ha una personalità forte e indipendente, ognuno ha la propria storia.

La VERA PECCA è che tutti, tutti, sono più interessanti di Clary. Si, avete capito bene. E’ praticamente quasi inutile. Conoscete la puntata di Big Bang Theory dove Shaldon fa vedere a Amy Indiana Jones e l’ultima crociata e alla fine lei gli fa notare che con o senza Indi i nazisti sarebbero stati sconfitti ugualmente? Bene, è proprio così per la “protagonista” del nostro romanzo. Non è un brutto personaggio, ma stereotipato e di poco spessore in confronto a tutti gli altri. E’ un vero peccato, anche se verso la fine si risolleva un po’ perché fa EFFETTIVAMENTE qualcosa, bo…. non so.

Jace è il vero protagonista, bello, tormentato, sfacciato, irriverente, forte. Autentico. A mio parere la VERA STORIA è la sua.

Quella di Alec è Magnus è una parentesi davvero coraggiosa -parliamo comunque di dieci anni fa) e sincera, romantica e vera con i suoi dubbi e le sue incertezze, e credo che la Clare sia stata la prima ad infrangere un cacchio di tabù. Quindi clap clap. Il tutto corredato dalla presenza di spirito di un più consapevole Magnus.

Ma senza i batibecchi e le entrate in scena di Simon a questo romanzo sarebbe mancato un ingrediente fondamentale, un ingrediente che ha avuto il giusto spazio, anche più di quello che mi sarei aspettata e ne sono stata contenta.

La prima trilogia è stata divorata con famelicità, ansia, gridolini di gioia nel bel mezzo della notte e mi è anche scappato qualche singulto tra una parolina di Jace e l’altra, quindi sono soddisfatta e posseduta da quel misto di ansia e desiderio al cospetto della seconda parte di questa storia.

Dunque, a risentirci.

P.S. a breve un resoconto sul film, rivisto in occasione della fine della lettura

Io non sono Mara Dyer_ Michelle Hodkin

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Avete presente quel meme in cui l’omino fissa apparentemente rapito e concentrato lo schermo del pc e poi nell’ultima vignetta lo scatafascia per aria?????? Ecco, tale è stata la mia reazione alla fine di questo romanzo.

TRAMA

Mara Dyer sa di avere commesso un omicidio. Jude voleva farle del male, e lei si è difesa, grazie al terribile potere che le permette di uccidere con la forza del pensiero. Ma ora Jude è tornato, e nessuno le crede mentre giura di averlo visto con i propri occhi. Quel ragazzo dovrebbe essere morto, e Mara rischia di finire i suoi giorni nell’ospedale psichiatrico in cui è tenuta sotto osservazione. L’unica possibilità di salvezza è assecondare i medici e fingere di avere avuto un’allucinazione. Così la sera è libera di vedere Noah, l’unico che ancora crede in lei, l’unico capace di sfidare i suoi demoni e risvegliare i suoi sensi. Ma i fatti inquietanti si moltiplicano e Mara rischia di impazzire sul serio: qualcuno entra in camera sua la notte per fotografarla nel sonno e riporta alla luce una bambola appartenuta alla nonna. Mara le dà fuoco, ma tra le sue ceneri trova un ciondolo identico a quello che Noah porta al collo…

Un paranormal thriller ad altissima tensione, nella tradizione di Christopher Pike e Stephen King. Del primo volume Chi è Mara Dyer Cassandra Clare ha detto: «Ti inseguirà come un sogno. Ti trascinerà senza via di scampo.»

Profonda delusione.

Nella tradizione di Pike e King” è un bestemmione pari a un romanzo del Sommo Valerio Massimo Manfredi che si trasforma in un tamarrissimo film epico.

Le parole con cui si è espressa la Cassandra circa il primo volume per me valgono anche per il secondo, nel senso che l’inconcludenza della trama mi inseguirà come un sogno e la delusione mi trascinerà senza via di scampo…

Dovevo fidarmi delle mie remore iniziali, nonostante non rinneghi assolutamente neppure una riga di ciò che ho scritto. Era troppo bello per essere vero, e io ho creduto nelle magiche paroline paranormal thriller fino alla fine.

Fino alla patetica fine di questo volume.

Ritroviamo una psicotica Mara in balia di pippe mentali davvero poco variegate, un Noah Shaw che ha perso la sua scintilla, una famiglia sempre più odiosa e inutile e tutta una serie di cliché usati malissimo. Il bello è che non ti accorgi che ti stanno fregando fino al 90% del romanzo, perché è alla fine che sbatti contro un muro di: no, ja…  Quindi godetevi la lettura e ad un certo punto fermatevi a scrivere il finale che più vi piace, perché non potrà essere peggio di quello della Hodkin.

SPOILER

Prima di tutto, anche se dovrebbe essere l’ultima cosa da dire per correttezza, sappiate che finisce di merda, e non nel senso già ribadito di “deludente”, ma proprio di merda nel senso che non finisce, cioè io osservavo la percentuale di pagine lette avvicinarsi al 99% e pensavo: ma ho scaricato una copia menomata del romanzo? Possibile che nell’ultimo 1% ci venga rivelato un minimo di qualcosa che abbia un senso?

La risposta è NO.

Analizziamo i fatti.

La Hodkin riesce a mantenere abbastanza la tensione/attenzione di noi dall’altra parte abbastanza bene con “ti sbudino 10.000 cose ma non ti dico un c****” e vabbè, ma poi alla fine ci si ritrova con un pugno di sabbia in mano, di quello che ci fai una bella polpetta e la tiri a tuo cugino.

SPOILERONI

Ricordate il primo volume? Vi rinfresco la memoria? Bene, il monologo di Mara che si presenta: …. Mara non è il mio vero nome, è stato il mio avvocato… raccontare questa storia potrebbe essere un po’ azzardato… eccetera? La tensione piacevolmente causata dalle sue prime parole è letteralmente PUFFF!

E’ stato come leggere un altro libro, come se la Hodkin avesse completamente perso il punto, iniziando a divagare su robe divergenti, strabordando dal vaso della trama divagando su tutto, anzi, non solo divagando, ma proprio aggiungendo una miriade di particolari che sembravano volerci offrire qualcosa di succulento, ma di cui è rimasta solo una scia di profumino presto dimenticabile. Ma vi faccio degli esempi, sennò sembra che io sia pazza….

  • i sogni che Mara fa riguardo (forse) una vita passata? sua nonna da bambina?
  • la fotografia che ritrae la madre di Noah e la nonna di Mara
  • questa collana che viene ritrovata tra le ceneri della bambola che i due danno alle fiamme

Queste sono delle cose fondamentali che, a mio parere, sono state buttate in mezzo in modo scellerato. Ma veniamo alle cose che hanno fatto precipitare il mio grado di attenzione:

  • JUDE. Il ritorno di Jude era stato per me la causa scatenante della pelle d’oca a fine lettura. JUDE. Protagonista di quei finali che ti fanno spuntare un sorrisino di compiacimento alla fine di un romanzo e in previsione del prossimo. JUDE IO CONTAVO SU DI TE! E invece sei un poveraccio belloccio e neanche tanto sadico che è semplicemente scampato al crollo del manicomio perché… udite udite, ha i super poteri. PFFFF!
  • MARA. Non c’è cosa più odiosa delle Santarelline Assatanate.
  • GLI ALTRI. Tutti con i super poteri, tutti riuniti secondo un “machiavellico piano” (e uso le virgolette in modo sarcastico perché avrei voluto conoscere anche solo superficialmente il come e il quando) di questo genio del male (la dottoressa Kells? Bo.)

Insomma un polpettone.

Ora il mio cruccio è: o davvero voglia di aspettare questo terzo capitolo? Di dissipare i miei dubbi? Di sapere se ce la faranno i nostri eroi a… non so neanche a far cosa.

Sapete che vi dico? Non mi interessa, non più, non leggerei un ipotetico terzo volume neanche se amazon lo regalasse (o forse solo SE amazon lo regalasse, ma perché odio non avere le serie complete). Perché ho buttato 6,99 euro, perché non si scrive un romanzo così, perché non si può trascinare una trama per 460 pp e finire a merda, poveramente, senza fare neanche un po’ di solletico. E non credo sia strategia di marketing, perché in quel caso un bravo scrittore semina succulente briciole che alla fine ti rodi il fegato, in questo caso credo si tratti solo del fatto che la Hodkin non sia una buona scrittrice.

Il mio consiglio è leggetelo. Leggetelo per sbattere la porta in faccia a Mara & Co. senza rimpianti e andare avanti.

Addios.

P.S Ho letto delle recensioni di chi ha avuto l’ardire di leggere il terzo volume. Che perseveranza! E con soddisfazione posso dire che, un po’ in anticipo su gli altri, HO RAGIONE!

Grazie a tutti.

Chi è Mara Dyer?

cover

Devo ammettere che il paranormal thriller suscita in me sempre grande interesse. Per scrivere di questo genere credo che serva un certo spessore di scrittura, altrimenti diventa tutto anti-arbitrario e dozzinale. Quindi quando adocchio e decido di avvicinarmi a questo genere lo faccio piena di aspettative, ma anche con i piedi di piombo, soprattutto quando si parla di una trama dedicata prevalentemente ad un target adolescenziale e post-adolescenziale. Ormai il termine Young Adults è diventato lo stendardo degli editori e viene portato avanti manco fosse DAVVERO stato inventato un nuovo genere letterario. Ma va bene, purchè sia fatto tutto a dovere, senza perdersi pezzi per strada. Anche perchè se vedo thriller vedo Connelly, Reichs, King…

Anche stavolta il caso ha fatto la sua porca parte. Sono infatti incappata in questo romanzo menando, come al solito, roba nel kindle.

Trama:

Era solo un gioco. Eppure Mara non voleva partecipare alla seduta spiritica con le sue amiche Rachel e Claire.
Sei mesi dopo, Mara si risveglia dal coma in una stanza di ospedale. E le sue amiche sono morte. Cos’è successo quella notte al manicomio abbandonato? Perché Mara è l’unica sopravvissuta? Orribili allucinazioni iniziano a perseguitarla e un dubbio si insinua nella sua mente: e se fosse stata lei a causare quelle morti, come aveva predetto la seduta spiritica? L’incontro con il turbolento, bellissimo Noah potrebbe essere la sua salvezza o la sua definitiva condanna. Perché anche Noah ha un segreto, legato al grande mistero che la tormenta: chi è Mara Dyer?
Un viaggio ipnotico tra i fantasmi dell’amore e della psiche per un esordio thriller paranormale che ha stregato i lettori americani.

Ecco, ero curiosa di vedere se sarei stata stregata anch’io. E molto raramente accade.

Allora, parole chiave che mi hanno “stregata”:

– seduta spiritica;

-allucinazioni;

-qualche morto che non guasta mai;

Io ci tengo alle sedute spiritiche. Non ne ho mai fatta una perchè solo al pensiero mi sento perseguitata da uno spirito maligno. Eppure è una cosa che mi ha sempre affascinata, nonostante i cliché siano imbarazzanti, quindi deve essere fatta bene. In realtà nel libro non accade nulla di eccezionale. La scena è la tipica: ragazzine assurdamente curiose incuranti del pericolo, non quello seguente alla seduta spiritica, ma proprio quello reale, ovvero il recarsi in un Manicomio Abbandonato Pericolante Proibito. E ok. La nostra protagonista Mara, come spesso accade, è l’unica in possesso di quella cosa chiamata Senno, mentre la “sua migliore amica” (Rachel) è una di quelle che si fanno facilmente plagiare dalla sciroccata, antipatica, ce l’ho solo io, tipa nuova. Ma Mara ci va lo stesso, perchè è il compleanno di Rachel, le vuole bene, ed è sinceramente preoccupata che le possa accadere qualcosa di male, quindi mette da parte la sua paura quasi per vegliare su di lei. Amore. Ah, con loro c’è anche il fratello della tipa “cos’è hai paura?”, no, perchè? per l’edificio pericolante? Dove tra l’altro già ci sono morte un paio di persone per i crolli? Pfff… E il di lei fratello (Jude) è tipo il ragazzo di Mara. “Ehy Jude, don’t be afraid…” Hahahaha. Ok.

Spoiler

Andiamo avanti. Le ragazze hanno con sé una tavola ouija e semplicemente, invocando qualcosa, chiedono in che modo moriranno. Lettera dopo lettera, il puntatore indica MARA. Daaannn!

Questo racconto ci viene sviscerato capitolo dopo capitolo, attraverso gli incubi di Mara e i suoi ricordi che affiorano. Questa è una cosa che mi è piaciuta, altrimenti il racconto avrebbe perso metà della sua attrattiva.

La narrazione vera e propria  inizia infatti con Mara che si risveglia dal coma, nessuno le dice cosa sia esattamente accaduto, se non che Rachel e gli altri sono morti in un improvviso crollo dell’edificio, e lei non ricorda nulla. Il dolore per la morte di Rachel è profondo, pensa a lei ogni volta che posa lo sguardo su qualcosa, da un fiore ad un momento vissuto insieme.

Dopodiché troviamo Mara che, con la sua famiglia, si è trasferita a Miami. Non è un caso, suo padre avvocato viene chiamato per occuparsi di un’importante causa e questo diviene il pretesto per cambiare radicalmente aria.

Casa nuova. Città nuova. Scuola nuova. E sappiamo tutti che quando ciò accade non possono non mancare in quest’ordine:

-figuraccia il primo giorno;

-bulletti che ti prendono di mira neanche avessero sentito il tuo odore come dei velociraptor;

-il figherrimo outsider che ti rivolge le sue attenzioni.

Però, però…

Inspiegabilmente, a questo punto, non mi è passata la voglia di leggere. Mistero misterioso. Come lo è quello che Mara inizia a vivere, per la maggiorparte nella sua mente. Questa è un’altra cosa che mi ha garbato. Mara ha sul serio dei problemi, liquidati da una bacchettonissima, fastidiosissima madre che non augurerei a nessuno, che fa passare tutto per stress post-traumatico fino a diventare una madre ancora peggiore non fidandosi più di sua figlia, della sua salute mentale. La mia mamma non l’avrebbe mai fatto. Avrebbe prefetito scivolare nella pazzia insieme a me. Per fortuna Mara ha il Best Brother of Ever.

E anche il figherrimo outsider che non spreca occhi, tempo e denaro se non per lei.

Quindi siamo apposto, no?

No. Ancora inspiegabilmente, non ho smesso di leggere neanche a questo punto.

I tormenti di Mara sono davvero ben scritti e credibili, le sue visioni, gli incubi, il non fidarsi più di sé stessi, della propria sanità mentale…nulla è lasciato al caso o vittima di banalità. Su una cosa sono combattuta. Tra alti e bassi il “principale problemino” della protagonista, ovvero il fatto di pensare tanto tanto intensamente alla morte di qualcuno, realizzandola inspiegabilmente (o ancora inspiegabilmente) nella realtà, mi ha fatto titubare. Ma rimango fiduciosa.

E poi c’è Noah. Ombra di barba, outsider l’ho già detto? Will Hunting di noi altri… Una soffiata, superficiale sia chiaro, di polvere di Holden Caufield che non mi è discpiaciuta come avrebbe potuto. Funziona, i due funzionano. Devo dire anche che la loro storia non si è persa pezzi per strada. Sicuramente l’attrazione fatale è come al solito standardizzata e un pizzichino dozzinale, ma ho letto di PEGGIO. Mara ha, giustamente, sentito sfarfallamenti, che come al solito ha cercato di negare e reprimere, lui, sempre come al solito, è il più sciolto, anche se, sempre come al solito, assolutamente rispettoso. Bah. Comunque gli do una chance, perchè Mara non accantona mai i suoi problemi, a cui l’autrice è riuscita a dare un peso specifico, e che quindi rimangono costantemente a galla e anche questa è una cosa che mi ha fatto andare avanti.

La trama è scorrevole, non si dilunga troppo su cose inutili, tutto ha il giusto peso e ruota debitamente attorno al nucleo principale della storia, ovvero Mara e i suoi effettivi problemi. Purtroppo due/tre avvenimenti risultano quasi superficiali, ma lo metto in conto perché siamo solo alla prima parte e quindi ne attendo lo sviluppo.

Il finale?

Da paura.