*PPz il film*: Trash vittoriano #2

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Giovedì 4 febbraio è uscito nelle sale il tanto atteso Orgoglio e Pregiudizio e Zombie e io ieri sono andata a vederlo come promesso. Ci ho provato a non essere impaziente, emozionata e trasudante di aspettative, così come non lo ero stata per il libro, ma stavolta la faccenda era diversa perché sapevo di cosa stavamo parlando.

“Non può che essere una merda.” Mi dice A. ma io non voglio credergli, non  del tutto. E invece…

Eravamo in tre, tre donne e tre fan, ma alla fine eravamo una schifata, un’indignata e un’addormentata. Ma partiamo dall’inizio.

Entriamo nella sala con il nostro bicchierone di caramelle e siamo sole. Oscuro presagio? Per un momento l’ho pensato, ma continuavo a ripetermi: “non è possibile che siamo le uniche tre sciroccate che sono venute a vederlo, che ci hanno creduto.” Per fortuna non è stato così. A luci già spente, durante i trailer, arriva una frotta di gente, non tantissima, diciamo una trentina di persone. Ok, ci sta, al cinema c’erano due sale con The Hatefull Eight. Ma c’era un’altra cosa che non avevo calcolato: la gente ha gusti dimmerda.

Bene, comincia il film. Una cavalcata sullo Hingam Bridge e già mi si spostano i nervi. Dove diavolo è la mia battuta di apertura!!!!! “È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di un altro cervello?!”  Ah, eccola, ok. Siamo positivi.

Parte la prima scena degna di nota: fa la sua apparizione Mr Darcy. Ed è un No secco. No! Già dopo pochi minuti il film ha perso per me tutta la sua attrattiva, il personaggio di Darcy (scusa Sam Riley) mi appare insulso. Ma ok, magari dopo sfoggerà uno sguardo intenso seguito da una battuta alla Mr Darcy (vero!) e io me ne innamorerò, o almeno gli darò un’altra chance. Volete lo spoiler? Se non lo volete smettete di leggere ADESSO! Non accade.

Andiamo al sodo.

Darcy entra in casa di una tipa perché ha sentito di un precedente attacco zombie “avvenuto nel corso di una partita di carte” e deve controllare che nessuno sia stato infettato. Il “metodo Darcy” è liberare nella stanza un cumulo di mosche che “è scientificamente provato” si attaccherebbero immediatamente a colui il cui corpo è in fase di trasformazione e, quindi, carne morta/in putrefazione. Ok. Devo ammettere che nella scena immediatamente seguente il film acquista un paio di punti. Le mosche si fermano e tutti si voltano, atterriti, a guardare il tipo che sta giocando a carte proprio al fianco di Darcy, che con una mossa fulminea rompe un bicchiere di cristallo, trafigge lo zombie e in un cambio di prospettiva lo vediamo che ci squarcia la gola. Mi è piaciuta l’improvvisa scossa data alla scena e l’effetto di scambio del punto di vista e, come è successo più avanti, il sonoro ha aiutato.

Dopo questa “chicca” c’è una fumettistica spiegazione di come sia iniziata l’epidemia zombie che tuttavia mi è apparso un espediente comodo.

Dopodiché entriamo in casa Bennet dove le cinque sorelle stanno lucidando le proprie armi. Allora, non tanto questo, perché è anche una cosa carina, ma il signor Bennet. È vero che ormai ci troviamo il cast de Il Trono di Spade sparso un po’ da per tutto, però cazzo, Tywin Lannister con quella parrucchetta bionda fintissima in testa no! È davvero poco credibile.  La signora Bennet l’ho odiata subito, pessima. Non mi ci soffermo neanche, sennò qua non si finisce più. Continuiamo.

Arriva la famigerata serata del ballo e qui è il punto di non ritorno. Invito a vedere sinonimi e significati di PUERILE. Perché è l’aggettivo che accompagnerà da adesso tutto il film.

Bingley sembra un idiota, ma veramente. Il suo personaggio originale è invece ingenuo, ma puro, e non si presenta così, non esiste, il suo atteggiamento nel film fa capitombolare tutti i, seppur ridicoli, ideali e comportamenti dell’Inghilterra vittoriana, e di quella postuma e precedente. No. Bocciato subito. La presentazione iniziale di Bingley, nel suo modo affettuoso, tanto da essere reputata fuori luogo da Darcy, nel libro ci presenta debitamente una personalità di cui afferriamo subito la bonaria natura, mentre qui mi è sembrato Troy Bolton al ballo scolastico. Insomma scena degna di High School Musical.  Le vicende procedono a ritmo veloce e scialbo, i punti cardine della storia vengono a malapena sfiorati e malamente dirottati, per non dire plasmati, per un target di young adult. Un momento alla The Walking Dead prova a scuotere la situazione senza riuscirci e dico subito che il resto degli insignificanti momenti sul tema che seguiranno (molto pochi) sono davvero insulsi e non intaccano il ritmo o il clima pallosissimo degli accadimenti. Sono stati molto più interessanti i trailer. Negli scontri con gli zombie non c’è mai stata vera battaglia, le scene non impressionano, non generano tensione, orrore, suspense, niente. Alla fine sono inutili, non sono inseriti nella trama, il connubio ne è uscito perdente nella pellicola.

Al mio paese si dice “arronzare” i fatti. Ed in quanto ad “arronzare” i fatti questa pellicola ha esagerato. Dal ciuffo da bello e dannato (ma dove?) di Darcy, che quando recita le battute più significative sembra che stia ripetendo a memoria e in modo compito le battute del copione, ad Eliza, con quella perenne boccuccia semi-dischiusa e sospirante che mi ha infastidita tutto il tempo facendomi dimenticare perfino di quale personaggio stiamo parlando. Io sono una donna del XXI secolo e la tensione sessuale voglio fiutarla nell’aria, non vedermela sbattuta in faccia come se fossi una dodicenne. Il contegno e il suo essere apparentemente anaffettivo del NOSTRO Mr Darcy sono assolutamente travisati, un sogno lontano e neanche minimamente, lontanamente sfiorato dall’interpretazione del Darcy di noi altri.

E da ciò faccio un salto in avanti alla scena in cui mi sono saltati i nervi e ho DESIDERATO uscire dalla sala e andare a vedere il film di Tarantino. Lo scontro tra Darcy ed Eliza nel salotto del signor Collins (pardon, il Pastore Collins noto anche come l’undicesimo Doctor Who, l’unica punta di humor che si salva nel film) mi ha fatto cadere le braccia. I due sfogano letteralmente la loro “frustrazione sessuale” con le arti marziali. Nel libro è una scena spassosa, ma a vederla… ma non è la cosa peggiore. Eh già. Il litigio è a seguito della scena suprema, la più importante, il pilastro di Orgoglio e Pregiudizio. Ovvero la dichiarazione di Darcy e lo sfogo sul conflitto interiore da lui provato e dichiaratamente superato a fatica che rivolge ad Elizabeth. Il risultato? Una FALSA, FALSISSIMA e IMBARAZZANTE prova. QUI SONO MORTA DENTRO. Questa non puoi cambiarla. Va bene il contorno di lotta, ma così no. La dichiarazione di Darcy, o meglio, la messa sul piatto verbale, mentale, ideologica e morale tra lui ed Elizabeth possiede una ricchezza di sfumature in cui c’è tutto il significato del romanzo.  E poi lui va a casa di Collins e Charlotte dopo,  solo per scusarsi e darle la lettera. E invece mi hanno propinato un minestrone! Perché cazzo fare un mix con due scene pilastro del libro! Perché?!?!?! Tutte le scene chiave si schiantano inevitabilmente sul pavimento e vengono sfracellate come i crani degli zombie.

E Wickam…ne vogliamo parlare? No, vi prego.

L’ingrediente di un film può non essere una trama credibile, ma gli attori DEVONO esserlo. Specialmente in questo contesto, sennò devi essere consapevole che stai mettendo su pellicola lo schifo e non ti importa. Ma dico io, Natalie Portman! Sei una delle mie attrici preferite (e produttrice del film), una grande fan del libro e mi fai questo?! Ma li hai pagati 50 euro a testa a sti’ qua? Basta.

Mi è sembrato di vedere lo Scary Movie di Orgoglio e Pregiudizio.

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*PPz*: il Trash vittoriano #1

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Sono passati sette anni dalla pubblicazione del riadattamento del romanzo della Austen, Orgoglio e Pregiudizio, da parte dello scrittore, fumettista, sceneggiatore, autore e produttore televisivo Seth Grahame-Smith. Nel 2009 vedeva la luce Orgoglio e Pregiudizio e Zombie e il risvolto della copertina già assicurava: “…e presto diventerà un film”. È diventato un film.

Più o meno cinque anni fa sto passando pigramente in rassegna l’offerta editoriale dello scaffale di un supermercato e lo vedo, il movimento è questo: il mio passo va avanti, poi mi fermo e torno indietro. Non posso aver letto bene, no, non è possibile, oh mio dio, ma dai. Ebbene sì, non era uno scherzo dell’immaginazione, il titolo presenta proprio: “Orgoglio e pregiudizio e zombie”. Non. Ci. Posso. Credere. Lo afferro e guardo la copertina. È un tipico ritratto ottocentesco, di come si usava farne all’poca, raffigurante una signorina dal volto deturpato dal processo di zombificazione che travolse l’Inghilterra vittoriana in quel periodo. È già mio. La copertina oltre al titolo appetitoso riporta il nome dell’autore Seth Grahame-Smith preceduto da quello famigerato di Jane Austen come se si trattasse di una reale collaborazione. Lo trovo fantastico e ci credo, voglio crederci.

Non è un modus operandi eccezionale, è così che mi capita quando compro un libro. Il dirigermi carica di aspettative come una bambina a natale verso gli scaffali dedicati in un supermercato, non vi dico quando poi attraverso la soglia di una libreria, è esattamente questo. Lo vedo e scatta qualcosa e per me, che ho studiato arte, la copertina è importante, non vale più di mille parole, ma di cinquecento sì. Può sembrare superficiale giudicare un libro da una copertina, ma a meno che il libro in questione non provenga direttamente dagli anni ’80 io ci tengo! Comunque. Non è solo questo. Lo sfoglio, leggo il primo risvolto e l’ultimo se ci sono o, comunque, la trama e l’introduzione, eventuali dediche, recensioni o commenti, che poi dicono tutto e non dicono niente e va bene, deve essere così. Io non voglio sapere cosa sto comprando e non voglio una predizione sul futuro di come mi sentirò finendolo, voglio essere stuzzicata, presa a pizzichi, scrollata selvaggiamente dalla curiosità. E così è stato. Non sto gridando al capolavoro. Il romanzo è trashissimo e prevedo il trash all’ennesima potenza per il film, ma qui non vogliamo essere delle professoresse di letteratura, io non lo sono, e quindi mi godo il trash, soprattutto quando è credibile (si lo so è un ossimoro bello e buono).

Insomma l’ho letto, tutto d’un fiato, molto più velocemente dell’autentico Orgoglio e Pregiudizio. Attenzione, io sono una fan della Austen ma, so di dire una cosa impopolare, senza il supporto morale e visivo delle trasposizioni cinematografiche è un bel polpettone, lo sono tutti. Sta di fatto che la rivoluzione letteraria portata avanti da questa donna è strabiliante, è uno di quei piccoli eventi eccezionali che di tanto in tanto accadono e fanno essere il mondo migliore, più bello. Le sue sono donne vere, con pro e contro ma non è colpa loro, è la società, però sono donne e, come ha detto Carrisi: “…è la figura femminile che fa la storia, senza la figura femminile la storia non c’è…” o qualcosa del genere (perdonatemi, stavo facendo zappig e l’ho beccato). Sto divagando. Sta di fatto che trovo l’azzardatissimo connubio di romanzo vittoriano e zombie originale quasi quanto deve esserlo stata la scrittura della Austen a suo tempo. Sto esagerando? Forse sì, ma mi entusiasmo perché il cinema può fare qualunque cosa.

Quando ho letto il suddetto libro già sapevo che ne sarebbe stato tratto un film e, considerando che il romanzo è del 2009, sono stata segretamente in trepida attesa e il film sarà davvero nelle sale, proprio a breve, il 4 febbraio. L’hanno fatto davvero. Avrà il seguito mediatico che ha avuto il romanzo a suo tempo? Insomma, diciamolo, chi ha letto il romanzo con una qualche vera briciola di aspettativa? Sarà stata più una speranza disperata. E invece io ne sono rimasta entusiasta. L’Orgoglio e Pregiudizio originale c’è tutto! È questa la cosa strabiliante! Grahame-Smith non ha cambiato una virgola, ha solo aggiunto e il connubio è risultato perfetto. Nel leggere i passaggi fedeli un pacato sorriso vittoriano mi si dispiegava sulle labbra, ma quando incontravo i passaggi “moderni” andavo in brodo di giuggiole. Le donne della Austen sono nate come eroine e quindi azzardo, ma lo faccio, con il dire che forse per ricordarcelo oggi abbiamo bisogno che esse si impongano a forza di evisceramenti e decapitazioni, il messaggio è lo stesso. E sono andata in brodo di giuggiole quando ho visto i primi teaser. Nessuno potrà impedirmi di essere seduta su quella poltrona il 4… no il 4 è giovedì, il 6 febbraio! Non ho alte aspettative, anzi, non ne ho per niente. Ma. Io. Voglio. Devo. Vederlo. È un: “ai giorni nostri tutto può succedere” o un contemporaneo “se puoi sognarlo puoi farlo” da ripetere con la bocca strabordante di pop-corn.

Questi sono i giorni in cui, soprattutto il cinema, sta davvero prendendo una piega nuova. Tuffarsi nelle favole alla ricerca del “cattivo” o del “come sono andate davvero le cose”… penso a Pan, Maleficent (anche se non mi ha entusiasmata), Alice in Wonderland e ancor prima a Red Riding Hood (cappuccetto rosso sangue nella versione italiana). Ma, ritornando nello specifico a Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, quello che di più mi affascina è la ritrovata ucronia nei romanzi. L’ucronia (o storia alternativa) è l’ingrediente principale di una narrativa “fantastica” basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Nel nostro caso l’ucronia è assimilata al romanzo storico. Ovviamente non è la prima volta che succede, la letteratura del Novecento, soprattutto quella post-seconda guerra mondiale conta il maggior numero di esempi, ma seguendo un filo di Arianna possiamo notare come nell’ultimo ventennio siano stati i romanzi della Austen, più precisamente la coppia Darcy/Elizabeth quella più gettonata. Qualche esempio? Steve Hockensmith ha scritto il prequel e il sequel di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, Dawn of the Dreadfuls e Finché morte non vi unisca, Pulse and Prejudice: The Confession of Mr. Darcy, Vampire di Colette L. Saucier, Vampire Darcy’s Desire: A Pride and Prejudice Adaption di Regina Jeffers, Il Diario di Mr. Darcy di Amanda Grange e i più orientati sul thriller/giallo Morte a Pemberley di P. D. James e la saga di Carrie Bebris che vede la famigerata coppia Darcy/Elizabeth alle prese con misteri e casi da risolvere, per non parlare dello spazio (graditissimo) che è stato dato alla sorella sfigata Mary Bennett da Coleen McCullugh in L’indipendenza della signorina Bennett. Ora, mi sono orientata su questo genere ma ci sarebbero da scrivere enciclopedie al riguardo e qualcuno esula dalla pura ucronia e si diverte semplicemente a sviluppare un tema/storia di una coppia immortale di cui non ci stancheremo mai di leggere. Sta di fatto che è uno stile che sta prendendo piede e che mi garba perché lo trovo divertente e sopperisce alla insana esigenza di sapere cosa è successo dopo. Ormai nel XXI non ci si accontenta più del “vissero felice e contenti” e il matrimonio è per noi (per me) un finale inconcludente * o se proprio due persone devono decidere o capire nello stesso istante in cui si guardano che devono stare insieme for ever and ever che almeno lo facciano mentre combattono per la vita a suon di sbudellamenti e crani fracassati. Vogliono farci credere che è insito in noi donnicciole quel gusto antico e patetico per il romantico, ma non è vero, ci aggrada (anche segretamente) vedere un po’ di azione.

Prossimamente sapremo se è stato meglio il film o meglio il libro o, in questo caso specifico, se Seth Grahame-Smith avrebbe fatto meglio a farsi i cazzi propri.

P.S.

Io non sono pro-vampiro, no, no, no. Forse perché ne ho visti e “letti” anche troppi nel corso della mia ancora breve vita e per me l’unico e solo rimarrà Gary Oldman (a buon intenditor poche parole), però amo la rivisitazione e se i vampiri non sono mollicce amebe ma il vero specchio di una profonda, selvaggia, originaria, straziante e VERA dicotomia interiore a proposito di bene e male, di istinto e di pensiero, allora ben vengano, perché il cattivo ha sempre qualcosa in più da dire. Ma di questo ne parleremo un’altra volta.