La Maledizione degli Enderson #1 Il Segreto_ Deborah Fedele

la maledizione degli enderson

Eccoci qua, ho sentito tanto parlare di questo romanzo e ho sentito grandi cose, letto recensioni entusiaste…tutto ciò dopo essermi resa conto di averlo parcheggiato da tempo immemore nel mio kindle.

Meglio tardi che mai.

TRAMA

Sembra un’estate come le altre quella che aspetta Andrea Blow, una diciassettenne con l’amore per la lettura e il sogno di diventare insegnante; partirà per Moon Coast, una cittadina di mare californiana, dove vivono i suoi zii, e passerà le vacanze tra le feste, i libri e la spiaggia. 
Non sa quanto quell’anno le cose saranno diverse. 
Due anni prima la quiete della cittadina è stata turbata dal susseguirsi di efferati omicidi, considerati, per le modalità di esecuzione, a sfondo sacrificale. Nonostante l’arresto di un uomo, secondo i più il vero killer vive ancora in città impunito: il suo nome è Jack Enderson. 
Turbata dalla scoperta di tali brutali crimini, Andrea decide di tenersi alla larga il più possibile da casa Enderson, una villa nascosta nella foresta, e dai suoi strani abitanti, ma una notte di luna piena, mentre rientra a casa da un party, viene seguita niente di meno che da Jack. 
Cosa vuole da lei? Andrea teme che possano ripetersi gli orrori di due anni prima, e che lei possa essere la prossima vittima. 
E’ solo l’inizio di una serie di inquietanti e sfortunati eventi che la travolgono, sconvolgendo la sua vita. Non può fare finta di niente, è il momento di indagare: dovrà rimboccarsi le maniche per scoprirne di più sulle morti delle due ragazze, e sullo strano simbolo trovato sui loro corpi, sollevando un velo che per anni ha coperto segreti terribili, che sarebbe meglio tenere nascosti… 
Una cascata di eventi la travolgerà in un mondo macabro e oscuro, un mondo popolato da creature della notte, e la costringerà a confrontarsi con gli inquietanti spettri del suo passato, e con le verità che per anni le sono state tenute nascoste.

Deborah Fedele ha fatto bene i compiti a casa, forse troppo bene, infatti il risultato è fastidiosamente compito. E’ tutto scorrevole, tutto al posto giusto, la trama si sradica precisa e perfetta fino ad arrivare al finale (di questo capitolo). Non è una polemica, è un’innocente osservazione scaturita da una sensazione che mi ha seguita per tutta la lettura. Dio non voglia che adesso mi metta anche a criticare le cose scritte bene e che mi sono piaciute! Però, ecco, io sono il tipo cui piacciono le “sporcature”. Il tono della narrazione esterna è molto leziosa e quindi risulta noiosa a tratti, ma ripeto Deborah ha fatto bene i compiti e quindi la vicenda cattura l’attenzione nella sua ragnatela non proprio sorprendente ma quadrata. Il picco c’è stato nei capitoli 18-19-21, il ritmo è stato travolgente e la mia curiosità ne ha goduto, ma poi è tornato tutto un pò scialbo.

Perdonatemi qualche SPOILER

Ho apprezzato la marginalità dei personaggi che poi chiudono il cerchio dei protagonisti di questa vicenda, gli Enderson, salvo poi che si sono spiattellati al 100% nell’ultimo capitolo. Devo dire che Jack mi affascina anche se vedo lo stereotipo dietro l’angolo… spero di sbagliarmi.

Un urrà per i genitori “viventi” della protagonista (è una cosa che apprezzo sempre), anche se poi il contorno è a base di rivelazioni oscure riguardanti i natali del protagonista. Ma vabbè.

La cugina bipolare Kate devo dire che non mi è mai dispiaciuta, non mi è mai stata antipatica. Si è comportata come la cugina viziata che tutti abbiamo, sempre coerente con il suo bipolarismo e, a mio parere, l’unica che si sia mai comportata come una persona normale in una situazione del genere.

VITO. Alla parentesi Vito sarebbe da dedicare un intero articolo. IO L’HO SGAMATO SUBITO! I ragazzi appena incontrati così svenevolmente e disgustevolmente dolci puzzano. E infatti…. ed è forse per colpa sua che poi ho sgamato quasi subito anche l’intera faccenda, o almeno il ruolo degli Enderson e il fraintendimento intorno a loro.

Ma ANDREA… o mio dio. Mi accorgo da anni di un nuovo genere letterario che prevede un inversione di significato del termine “protagonista” e del suo ruolo, quello dove suddetto personaggio, che da tempo immemorissimo, risponde a certi meccanismi e a certe caratteristiche, è diventato una ameba che si conforma alle più pallose e stereotipate forme di essere umano sfigatamente comune e normale. Questa ragazza non ha un minimo di spessore o di importanza se non quello che le danno quelli che le stanno intorno. Se la narrazione dice… “la protagonista è cazzuta…Andrea in un impeto di coraggio….” ci dobbiamo auto-plagiare per credere che sia vero? NO! Il personaggio non diventa cazzuto perché lo dici tu, lo decido io, me lo deve dimostrare. E io da Andrea Blow-Clavester non ho avuto alcuna dimostrazione di niente. Se non mille pippe mentali, tentativi di rendersi simpatica sbandierando la propria fragilità e timidezza, aria pulita ed innocente e noia per le feste ecc. vai al mare in vacanza da diciassette anni e hai il terrore dell’acqua… insopportabile. Spero vivamente che diventi più cazzuta e non ci sciorini le sue pippe mentali riguardo a quanto è cambiata ecc. ecc. senza darcene dimostrazione.

Infine… mi è piaciuta molto il monologo finale di Kate, un pò didascalico all’inizio e alla fine forse, ma non per un passaggio che ha dato un po’ di carica ai toni pietosi:

“… perché tu sarai un’ombra cuginetta, ombra come quando il sole incontra un ostacolo e dipana oltre di esso il suo splendore.”

Mi piacciono queste sparate di tanto in tanto, aiutano il personaggio.

Ma poi alla fine c’è stato un piccolo capitombolo e a farlo, guarda un po’, è Andrea:

“Avrebbe imparato ad accettare quella nuova realtà, in fondo non sarebbe stato peggio di dover affrontare il liceo in una scuola per ricchi quando ricca non sei, e se ti chiami con un nome da ragazzo, e i tuoi capelli sono corti e non biondi e fluenti, e per di più ami leggere…”

Cazzo! Problemoni.

ADDIOS!