Joy: la Notte di Oscar #2

JoyfilmposterContinua la tirata sui film candidati agli Oscar e dopo aver parlato di The Revenant volevo soffermarmi su un’altra pellicola.

Questa non è candidata come miglior film, ma per una categoria che mi sta ugualmente a cuore: Miglior Attrice Protagonista. E ovviamente l’immensa Jennifer Lawrence è la candidata. Il film di cui sto parlando è Joy e Lawrence ha già vinto un Globe per la categoria, quindi…

Però non diamola già per vinta, anche se io l’Oscar glielo darei, ma io sono di parte, tanto.

Ma parliamo del film.

Come al solito voglio aprire una parentesi: Se leggo un’altra recensione che nomina Cenerentola mi incazzo!!!!! Ragazzi ma perché dobbiamo sempre fare associazioni così banali e sessiste? Ma perché secondo voi paragonare una donna a Cenerentola è un cazzo di complimento!?!?!?!

No.

Innumerevoli recensioni parlano del personaggio di Joy Mangano come la Cenerentola dei giorni nostri. Io non so se alla Mangano il paragone piace o se gliene  frega quantomeno qualcosa, a me non garba. Comunque.

La trama è ispirata alle vicende, in parte vere, di questa donna, inventrice del Miracle pop, il Mocio per noi italiani. Beh, quando ho messo in atto la mia opera di convincimento per farmi portare a vedere il film certo non mi ha aiutata come cosa, e devo dire che in effetti:

-Mi porti a vedere Joy?-

-E di che parla?-

-Della tipa che ha inventato il Mocio.-

Insomma, mi sono guadagnata un’alzata di sopracciglio. E ci sta.

Non sapevo cosa stavo andando a vedere, a me interessava solo Jennifer, l’immensa Jennifer. E, almeno su questo, le mie aspettative non sono state deluse. Perché è lei che tiene in piedi tutta la baracca, d’altronde come il personaggio che interpreta. La Lawrence è una fuoriclasse. Per me una garanzia, per O. Russell è una garanzia, mi basta.

La storia proposta dalla pellicola è in parte vera, cioè il come sono andate di base le cose c’è, in parte è rivisitato in chiave favolistica, con i tipici toni de “Il Sogno americano”, con gli improbabili e casinisti membri della famiglia, ma è una cosa che funziona solo all’inizio, almeno fino a metà film.  Per il resto il ritmo non incalzante, la monotonia, fa sentire una certa pesantezza che ci accompagna fino alla fine, riuscendo a strapparmi a malapena un sorriso di soddisfazione al termine.

Con questo film O. Russell non ha eguagliato, anzi non si è proprio avvicinato, allo stile di Il Lato Positivo e American Hustle, siamo proprio fuori traccia. La storia è sicuramente degna di essere raccontata ma, probabilmente, senza l’ausilio della componente favolistica, creata dalla scelta della voce narrante della nonna, e la componente romantica dei ricordi, i flash, e la scelta della neve come elemento significativo, sarebbe stato ancora più piatto.