La notte di Oscar #1

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La notte di Oscar si avvicina per l’88esima volta, il 28 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles, su Sky in diretta per i fortunelli e su Cielo (si spera) il 29 mattina.

La mia intenzione non è recensire ma, semplicemente ed ignorantemente, scrivere quello che penso senza regole di sorta, altrimenti mi sbattevo su My Movies.

Diamo qualche numero.

Oscar verrà consegnato nelle sue piccole fattezze a 24 carati il 28 febbraio al Dolby Theatre di Los Angeles. Neanche a dirlo The Revenant si candida con ben 12 nomination, seguito da Mad Max: Fury Road con 10, The Martian con 7 e 6 per Spotlight.

Veniamo a noi.

Il primo film di cui voglio parlare è il sommo The Revenant.

Apro subito una parentesi: mi fa piacere che dopo quarant’anni Stallone torni a concorrere, però se gli danno l’oscar come miglior attore non protagonista allora diamo eccezionalmente la statuetta anche all’ innominato indiano che cerca la figlia in The Revenant. Chiudo parantesi.

Signor Iñárritu io mi prostro ai suoi piedi, a quelli di Lubezki e all’immensità delle riprese. Mentre vedevo il film ho provato un selvaggio desiderio di essere regista e in un secondo e mezzo ho rimpianto l’essere laureata in storia dell’arte. Io le voglio bene. E voglio bene anche a Di Caprio, ma più per abitudine a questo punto. Apprezzo lo sforzo, hai lavorato in condizioni assurde e ti è venuta la bronchite e la febbre. Ma più dell’apprezzamento e dell’ammirazione della folla acclamante… non avrai altro. Mi dispiace, ma è la dura verità. Poi se (stavolta) lo prendi l’Oscar a me fa piacere, sei uno dei miei attori preferiti e sei oltremodo cazzo-bravo, ma ho parecchie riserve e poi c’è Trumbo (Bryan Cranston). I momenti di riflessione spirituale, del sogno, si alternano a piani sequenza estremamente coinvolgenti, tant’è che io, in prima fila di quel sabato al cinema, stavo per vomitare come sulle montagne russe. Il ritmo è serrato ma pesante allo stesso tempo, ad un certo punto mi interessava di più cosa avrebbe fatto Tom Hardy e il suo compare dalle sopracciglia assurde (che abbiamo avuto modo di deridere…pardon, conoscere in Maze Runner). E poi c’è un contagio da “americanata” bella e buona: no, non mi dimentico che la storia di Glass è vera e che c’è un libro, in cui tra parentesi il personaggio di Hardy non c’è, però quella profusione di ideali da “vero uomo” e promesse da “vero uomo” mi ha stancata subito e, secondo me, non serviva neanche. Abbiamo capito, il concetto è chiaro, è peccato divino ed è disonorevole abbandonare un uomo presumibilmente sul punto di morire… ma che davvero? Che poi Glass, vendetta a parte, voleva solo morire  e invece ritorna non come nuovo ma quasi. La cosa che non ho sopportato più di tutte è stato lo sguardo rivolto allo spettatore del frame finale. No. Magari negli anni Venti. Mi sarebbe piaciuto vedere Glass morire. Non è una cattiveria gratuita, dico per il senso del film. Sarebbe stato un finale migliore e, può sembrare strano, più epico. Perché l’intenzione di Iñárritu era di fare un film epico. No?

Di una cosa però sono sicura, l’Oscar come miglior film è comunque, assolutamente, inevitabilmente tuo.

P.S.

Previsioni

Oscar Miglior Attrice protagonista a Jennifer Lawrence perché è IMMENSA e io la voglio come amica del cuore;

Oscar Miglior Attore non protagonista a Tom Hardy, perché anche tu sei IMMENSO, ma per ben altri motivi;

-no ok, professionalmente parlando è molto valido come attore;

Oscar Miglior Attrice non protagonista… vabbè datelo a Rooney Mara;

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