La Custode degli Spiriti_ Melissa Marr

la-custode-degli-spiriti-marr-fazi-280x426Bello.

Byron.

TRAMA

Claysville è una piccola città di nessuna importanza; Bek è cresciuta qui, insieme a Maylene, una signora anziana che è stata la persona a lei più cara; sono passati dieci anni da quando la ragazza ha lasciato questo luogo noioso e familiare, ma ora Maylene è morta e Bek deve tornare. Per sistemare le cose a casa, ma soprattutto per scoprire presto che Claysville non è semplicemente la piccola città sonnolenta che ricorda e che Maylene aveva le sue buone ragioni per mettere in atto quelle strane pratiche durante i funerali dei suoi concittadini. Il fatto poi che nascondesse in casa un’enorme dispensa, fitta di scaffalature piene di bottiglie di whiskey e poi anche di altre bottigliette contenenti un liquido bianco misterioso e anonimo non aveva nulla a che fare con una particolare preferenza verso i superalcolici. L’unica verità è che la ragazza si trova d’improvviso protagonista di una storia molto complicata, tutta da sbrogliare, una storia in cui c’è da risolvere un caso di omicidio e capire chi è quella ragazza in jeans strappati e col volto emaciato che se ne va in giro per la città senza che nessuno la conosca. Ma a Claysville il mondo dei vivi e quello dei morti sono pericolosamente collegati; al di sotto della città si trova una terra ombrosa e senza legge, guidata dal misterioso Mr. D. E tra i due mondi vige un patto: se i morti non vengono trattati con cura, torneranno indietro per saziarsi con cibo, bevande e storie della terra dei vivi.

“Nessuno è capace di creare mondi come Melissa Marr” cit. Charlaine Harris.

….e se lo dice la Harris io alzo le mani.

L’autrice mi era venuta mortalmente a noia con la saga di Wicked Lovely, ma quando sono incappata in questo interessante cambio di scenario ho gridato al “grazie a dio non se ne poteva più di fatine e folletti!”. Non posso assolutamente negare che l’universo creato dalla Marr in quell’occasione fosse davvero molto accurato, e sottoscrivo la citazione della Harris, ma dopo un po’ scoccia.

In questo romanzo ho trovato un mondo più adatto a me, mi è bastato leggere la prima riga per capirlo, per sentirmi coinvolta e intuire che nessuna delle pagine a seguire mi avrebbe delusa, e così è stato.

Rebekkah Barrow si è scrollata di dosso Claysville da anni ormai, una microscopica cittadina che mi fa pensare a quelle che piacciono tanto a Stephen King, con le stesse atmosfere pigre e silenziose, dove le verità strisciano al di sotto della superficie di cose e persone…
La morte del patrigno, il suicidio della sorellastra Ella Mae, una colpa di cui si rende vittima, le fanno decidere che quel posto, così come non era suo all’inizio, mai lo sarà…. e invece il destino ha già scritto qualcosa di ben diverso. La conosciamo lontana da Claysville, nell’ennesima città in cui ha traslocato, in preda ad un costante bisogno di cambiare aria, di fare qualcosa, di inseguire la sua vita, non sapendo che in realtà il suo bisogno può essere colmato solo tornando a Claysville.
Byron Montgomery è nato e cresciuto a Claysville, la sua famiglia e quella delle Barrows sono molto legate. Quando Rebekkah arriva a Claysville lui è impegnato in una relazione amorosa con Ella Mae, la sorellastra di Rebekkah, ma lo conosciamo un anno dopo le vicende che hanno cambiato il destino dei protagonisti.

I due si ritrovano in occasione del funerale di Maylene, la nonna acquisita di Rebekkah. Maylene è stata uccisa in modo brutale in casa sua, e Byron si trova a Claysville nelle vesti di Impresario funebre, mestiere che si tramanda in famiglia. Rebekkah, informata dell’accaduto, si reca immediatamente a Claysville. Ad attenderla all’aeroporto Byron, i cui sentimenti cozzano per tutta la vicenda con la profonda reticenza di Rebekkah nei suoi confronti e col rifiuto dei propri sentimenti per lui. Durante gli avvenimenti veniamo messi a parte anche della loro storia precedente, del fatto che Rebekkah si senta colpevole del suicidio della sorellastra dopo aver rubato un bacio a Byron ed esserne innamorata. Ma la verità è un’altra ed ha a che fare con la Morte – in un modo tutto particolare -, eredità e segreti di famiglia.

L’atteggiamento delle autorità riguardo all’omicidio di Maylene, seguito da altre morti e incidenti, apriranno il sipario sulla strana realtà in cui vive Claysville, scesa a patti con la morte e con essa costretta a convivere. Come sono destinati a conviverci Rebekkah, che scoprirà di aver ereditato per volere di Maylene il ruolo di Custode delle Sepolture – nonostante non spettasse a lei per discendenza-, e Byron, che dovrà prendere in mano il timone dell’impresa funebre di famiglia, che è molto più di ciò che sembra.
I due rivestono un ruolo fondamentale nell’ordine delle cose di Claysville, ma soprattutto per la vita l’uno dell’altra.

La Marr non solo crea Claysville, ma delizia i nostri sensi di lettori con il modo di Mr. D/ Charlie (Mr. M per noi italiani), un mondo sotterraneo, dove le epoche si mescolano, epoche passate, il regno dei Morti, non un paradiso, non un inferno, semplicemente un altro mondo… da cui la Custode delle Sepolture è assolutamente attratta e da cui l’Impresario funebre deve proteggerla.

Sicuramente quello che non manca alla storia, ovvero accuratezza, originalità, credibilità nel suo essermi apparsa tanto reale quanto una vera “tradizione” che si svolge in qualche parte del mondo, manca un po’ ai personaggi, che avrei voluto conoscere meglio… non Byron, il cui solo nome basta a farmi sognare di Impresari Funebri Strappa Mutande.

Il modo della narrazione è stato davvero azzeccato. Mi piace quando di capitolo in capitolo si cambia il punto di vista sulla vicenda, e la storia è veramente piena di personalità interessanti che contribuiscono allo scenario, seppur con piccole apparizioni (alcuni di loro li avrei voluti più presenti).

In fine, la lettura è terminata troppo presto, la faccenda è stata sbrigata troppo in fretta, NON SUPERFICIALMENTE ATTENZIONE, avrei solo voluto di più. Potrebbe darsi che effettivamente non sia finita, chissà, perché, secondo la sottoscritta, ci sarebbe da continuare. Bah.

“Si voltò verso Rebekkah e domandò, seria: «Di che cosa hanno bisogno i morti?».
«Di preghiere, tè e un goccio di whiskey», rispose Rebekkah, allora diciassettenne. «Hanno bisogno di nutrimento».
«Di ricordi, di amore e di essere lasciati andare», concluse Maylene.

 

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