The Danish Girl: La Notte di Oscar #3

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Complice la temporanea mancanza di internet sono in ritardo (o giusto in tempo) per parlare di uno dei film candidato per 4 statuette:  Miglior Attore Protagonista (Eddie Redmayne), Miglior Attrice non Protagonista (Alicia Vikander) e per la Scenografia (Ewe Stewart) e i Costumi (Paco Delgado).

The Danish Girl è  Mogens Einar Wegener divenuto poi Lili Elbe, prima persona nella storia ad essere identificata come transessuale e prima ad essersi sottoposta a una serie di interventi chirurgici per cambiare sesso. Siamo agli inizi del Novecento, in Danimarca, immersi negli ambienti dell’Arte del tempo, poichè sia Einar che sua moglie Gerda sono pittori. Nel 2001 è stato David Ebershoff a scrivere un libro sulla storia che dà anche il nome a questo film diretto da Tom Hopper ( Il Discorso del Re, I Miserabili ).

La scenografia e i costumi sono parte integrante di tutto il film, ci trasportano in modo impeccabile nel mondo dei protagonisti e sono stati grandemente apprezzati come “vere lezioni di scenografia”. Il viaggio tra la Danimarca e Parigi è scandito dalla dominante e significativa presenza dei colori (degli ambienti, dei vestiti e dei paesaggi) e ci sono bellissime inquadrature che richiamano i paesaggi dipinti dei pittori di ogni secolo, dal Secolo d’Oro della pittura danese e olandese ad una meravigliosa inqudratura di Einer/Lili di spalle, che richiama ai soggetti di pittori come Hammershoi e Holsoe. Ma io ho studiato storia dell’arte…quindi…

I due protagonisti affrontano una prova molto forte in modo perfetto e magistrale, e diciamo che Redmayne fa quello che deve fare e lo fa bene, ma le sfumature che la Vikander ci regala e la forza della sua interpretazione la rendono la protagonista incontrastata del film e perciò mi è sembrato più di vedere  la storia di Gerda che quella di suo marito.

Il film rende la storia della “trasformazione” in modo molto poetico ed io sono stata incantata a guardarla svolgersi per tutto il tempo, ma la poesia e la delicatezza con cui si è trattato un argomento così difficile ha destato molte polemiche in quanto, e cito, “Quella di Lili Elbe è una storia dolorosa, di sofferenza personale, mentale, e soprattutto fisica. È una vicenda che è importantissimo ricordare anche coi film perchè è un passo nella storia dell’Uomo di rottura, di cambiamento, di provocazione. Com’è resa la provocazione in questo film? In modo molto depotenziato.

Secondo molti il fulcro del racconto è stato messo in secondo piano “dall’apparato formale ed elegante” che da tono al film a discapito della “sofferenza di un cambiamento, il coraggio di un uomo che, in un tempo contro, ha voluto affrontare la sua difficoltà di stare in un corpo che non sente suo tentando un‘operazione chirurgica mai fatta prima. Si tratta di una storia di corpi, di lacrime e di sangue e in The Danish Girl tutto ciò viene fatto quasi evaporare, sfumando in scelte stilistiche belle ma che sovrastano il contenuto“.

Io non conoscevo la storia prima di aver visto il film, perciò mi avvalgo delle parole di chi ne sa più di me e che, dopo aver fatto qualche ricerca, mi sono ritrovata in effetti a condividere.

Ma io che non giudico la storia in quanto tale, ma il film, sono stata incantata dal guardare quest’uomo che scopre in sé una bellezza di cui prima non si era reso conto, quella bellezza che fino ad allora aveva visto e ammirato solo in sua moglie, innamorandosi di lei, della forza di Gerta come donna. Non si tratta di gusti sessuali, lui inizia a vedere in sé stesso quella stessa bellezza e a desiderarla, facendola sua per poi scoprire che era solo un tassello perdutosi per la strada della vita.

E’ stato affascinante e toccante vederlo innamorarsi lentamente e timidamente dei suoi stessi gesti, da prima casuali e poi imitativi, seguiti alla ricerca dei propri, di quelli di Lili. Quando va a spiare la prostituta c’è un vetro tra loro due, ma è come se fosse uno specchio, invece vi si riflette solo un pallido riflesso di Einer che si sovrappone alla donna al di là del vetro di cui inizia ad imitare le movenze.

Il conflitto e il dolore di Gerta nella loro stoicità approdano al lietofine anche prima che lei se ne accorga, perchè quando inizia a dipingere Lili trova la sua strada di artista, il suo premio, perchè finalmente, anche se ancora non poteva saperlo, stava già dipingendo la verità, perchè “l’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non sempre lo è”.

Sinceramente appena terminata la visione nella mia mente ho subito ritrattato la consegna dell’Oscar per il ruolo di Miglior Attrice non Protagonista…. perchè Alicia Vikander è stata straordinaria.

“Vorrei vederti dipingere ancora….”

“Ho dimenticato quel paesaggio ormai…”

 

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