La Chimera di Praga_ Laini Taylor

51nig6kgvl-_sx322_bo1204203200_

Vorrei davvero evocare un minuto di silenzio per questo romanzo, un minuto di silenzio perché non leggevo e “sentivo” un romanzo così da tanto, un minuto di silenzio per una scrittura pari ad una melodia perfetta e giusta, per l’intreccio  non solo di una trama che non lascia spazio a dubbi, perplessità e incertezze, ma anche di un racconto che è pura poesia per l’udito e per l’anima, un minuto di silenzio per le parole che sfiorate dal tuo pensiero vengono assorbite quasi in modo doloroso, parole materiche, che si stampano a fuoco nella mente e fanno sbocciare quelle emozioni che evaporano da te attraverso la pelle d’oca.

Era tanto che una lettura non suscitava in me immagini tanto poetiche e spero di non essere arrugginita, ma convincente, almeno nel riuscire a dare un minimo input a voi lettori e incitarvi, se non vi è capitato in questi cinque anni (quest primo episodio è del 2012) a comprarlo, a leggerlo. Ma non divoratelo, anche se la sua scorrevolezza si presta alla fagocitazione più selvaggia, perché la sua poesia necessita di essere soppesata frase per frase, necessita di essere soppesata sfumatura per sfumatura. Ed è così che non solo la trama, interessantissima ed originale, ma la narrazione deve essere colta, in tutta la sua caleidoscopica gamma di sfumature.

TRAMA

Karou ha diciassette anni, è una studentessa d’arte e per le strade di Praga, la città in cui vive, non passa inosservata: i suoi capelli sono di un naturale blu elettrico, la sua pelle è ricoperta da un’intrigante filigrana di tatuaggi, parla più di venti lingue e riempie il suo album da disegno di assurde storie di mostri. Spesso scompare per giorni, ma nessuno sospetta che quelle assenze nascondano un oscuro segreto. Figlia adottiva di Sulphurus, il demone chimera, la ragazza attraversa porte magiche disseminate per il mondo per scovare i macabri ingredienti dei riti di Sulphurus: i denti di ogni razza umana e animale.
Ma quando Karou scorge il nero marchio di una mano impresso su una di quelle porte, comprende che qualcosa di enorme e pericoloso sta accadendo e che tutto il suo universo, scisso tra l’esistenza umana e quella tra le chimere, è minacciato. Ciò che si sta scatenando è il culmine di una guerra millenaria tra gli angeli, esseri perfetti ma senz’anima, e le chimere, creature orride e grottesche solo nell’aspetto esteriore; è il conflitto tra le figure principi del mito cristiano e quelle dell’immaginario pagano. Nel disperato tentativo di aiutare la sua “famiglia”, Karou si scontra con la terribile bellezza di Akiva, il serafino che per amore le risparmierà la vita.
Con questo libro unico, già finalista al National Book Award, tra i più alti riconoscimenti letterari negli USA, e acclamato dalla critica più esigente, Laini Taylor tesse un raffinato modern fantasy permeato dalle intriganti atmosfere praghesi e dalla tradizione mitologica del mondo classico, in cui la ricerca della natura interiore s’accompagna alla scoperta del vero, ma sempre contrastato amore.

Ed è tutto dire. Io me la sento di gridare al capolavoro (non sono la prima e non sarò l’ultima).

Dico anche che la trama, per quanto catturi sicuramente l’attenzione, non rende giustizia alle sopracitate SFUMATURE che sono la caratteristica preponderante sia per quanto riguarda gli elementi che compongono la storia e i suoi personaggi, sia per qualcosa di più profondo: la scrittura, un vero caleidoscopio di espressioni mai lasciate al caso, mai superficiali, sempre sempre sempre emozionanti e coerenti. Non mera narrazione di accadimenti, ma racconto di anime, di persone vere, di sentimenti veri, profondi.

Il mondo della Taylor è completo, saturo, giusto, cristallino. E così anche i suoi personaggi, sempre in balia di una tempesta, le loro anime spazzate dai venti, ma sempre senza esagerare, sempre equilibrati, sempre veri e giusti. Tutti. Così come le relazioni che li legano. E’ sempre tutto armonioso, giustificato, perfetto.

Entrando nel merito dei veri pilastri della storia, la guerra implacabile tra Serafini e Chimere, guerra di razze, guerra ideologica, metafora della persistente ed insistente condizione dell’essere umano a classificare il diverso da sé, spesso come inferiore, a sbandierare baluardi in bianco e nero, dimenticando le sfumature di grigio, ma soprattutto i colori. Ma anche la credenza che la guerra sia sempre lontana da noi, quando invece è più vicina di quanto si pensi, come Karou che vi si trova improvvisamente protagonista, e che spesso è dentro di noi. La storia d’amore per eccellenza, quella impossibile, ma che se ha ragione di essere può cambiare il mondo, gli aspetti di un arcaico mondo cristiano in costante lotta e contraddizione con uno pagano, ma che nella lotta si mischia ad esso, l’uno contro l’altro, l’uno nell’altro, poi inscindibili, così come la folgorante verità, tra le righe raccontataci con le voci di Akiva e Madrigal, che spiegano l’uno all’altra la versione sulla nascita delle proprie razze.

Karou, la protagonista indiscussa, è vera come non mai, nel suo carattere, formato da un vissuto reale, drammatico, fantastico, nelle sue relazioni interpersonali, nel rapporto con una fantastica amica come Zuzana, nel rapporto (finito) con Kaz, in tutta la sua vera penosità, frutto dell’errore adolescenziale classico e tipico che calpesta il cliché e diventa trave portante di una personalità in crescita.

In ultimo, ma non meno importante, parliamo di desideri. Questo argomento è un altra perla, il leitmotiv della storia, della questione, meglio. E non voglio sporcare con la mia scrittura grossolana:

«E cosa ne sai, tu, del valore dei desideri?» Lei recitò la scala tutta d’un fiato. «Parvix shing kairos gaviel bruxis!» Ma non era questo, evidentemente, quello che lui intendeva. Altri suoni da orso frustrato, come dei grugniti sbuffati attraverso il naso, finché non disse: «I desideri non sono per le sciocchezze, bambina». «Be’, allora per cosa li usi tu?». «Nulla», disse. «Io non esprimo desideri». «Cosa?» La lasciò sbigottita. «Mai?» Tutta quella magia nelle punte delle dita! «Ma potresti avere tutto quello che vuoi…». «Non tutto. Ci sono cose più grandi di qualsiasi desiderio». «Per esempio?». «La maggior parte delle cose che contano». […] Osservandola Sulphurus aggiunse: «Io spero, bambina, ma non desidero. C’è differenza. […] I desideri sono una finzione. La speranza è vera. La speranza compie la sua magia». 

«Sai cos’è questo?» gli domandò, sciogliendo il laccio. «Un osso?». «Be’, sì. È un osso del desiderio. Tu agganci un dito intorno allo sperone, così, e ognuno di noi esprime un desiderio e tira. Quello che ottiene la parte più grande, ottiene il suo desiderio». «Magia?», chiese Akiva mettendosi seduto. «A quale uccello appartiene? Ne esiste uno che ha le ossa che fanno magie?». «oh, non è magia. I desideri non diventano realtà per davvero». «Allora perché farlo?». Lei si strinse nelle spalle. «Speranza? La speranza può essere una forza potentissima. Forse non c’è vera magia in essa, ma quando sai quello che speri fortissimamente e lo custodisci come una luce dentro di te, puoi far accedere le cose, quasi come una magia».

Così vi lascio… a riflettere…. e a sognare.

 

Annunci