Red Rising. Il canto proibito_ Pierce Brown

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Non ci ho messo veramente tutto questo tempo a leggerlo – ho avuto un po’ da fare – ma sicuramente non l’ho bevuto come avrei potuto perché sì, mi ha sconfinferato abbastanza da indurmi a prolungare piacevolmente la lettura.

Sono comunque in ritardo, odio perdermi i libri per strada, infatti ho rimediato immediatamente facendolo mio a seguito della segnalazione di fantasy magazine riguardo il terzo e  – non si sa – ultimo capitolo della saga Morning star uscito il 13 marzo 2018 (anche se negli Usa è da poco uscito Iron gold che renderebbe il terzo un romanzo di passaggio bah).

Dunque. Prima di tutto una calorosa pacca sulla spalla a Pierce per il suo… come dirlo in modo regale… per il lato estetico della sua persona…  XD no, scherzo, cioè no, non è vero… comunque. Ma sopratutto una pacca sulla spalla per aver dato vita a una nuova avventura epica che non ha nulla da invidiare ad altre saghe distopiche & co.

Darrow ha sedici anni e vive su Marte. Il suo mondo è diviso in caste e lui appartiene ai Rossi,  la casta più bassa, minatori condannati a scavare nelle profondità del pianeta e renderlo abitabile per le nuove generazioni. E lì, nelle profondità di Marte, lui e la sua giovane moglie Eo vivono un’esistenza di privazioni e sacrifici, ma mentre lui ritiene tutto ciò inevitabile, lei ha uno spirito idealista. Darrow non capisce le parole coraggiose e i sogni di libertà di Eo, non riesce a condividerli, non può, non dopo che anche suo padre ha fatto una fine da martire, inutile. Ma quando una semplice seppur spietata punizione si trasforma in sentenza di morte per Eo, colpevole di aver intonato il canto proibito durante le frustate, la vita di Darrow cambia per sempre, in modo tanto radicale quanto impossibile da immaginare per un Rosso. Dolore, rimpianto, rabbia, morte, trasformazione, vendetta.

I collegamenti con altre serie sono evidenti ma la qualità della scrittura di Pierce Brown, almeno a questo primo giro di boa, sembra in grado di  rendere anche tra i lettori di sci-fi più esigenti e smaliziati e far spiccare Darrow tra i concorrenti.

Il discorso diretto è stata una scelta azzeccatissima e l’ho apprezzato molto perché, col senno di poi, è il modo migliore di sfruttare un personaggio come Darrow, il suo stesso personaggio si plasma sulla scelta del discorso diretto, non avrebbe potuto esprimersi meglio, la resa è potente e tagliente, dura, non c’è spazio per i sentimentalismi e digressioni, per monologhi e flussi di coscienza. E’ tutto nudo e crudo come la realtà dentro la carta. Nonostante la scrittura semplice, Pierce Brown è bravo a sfruttarla come cassa di risonanza di emozioni e sensazioni.

La trama è complessa ed intelligente, la naturalezza con cui vengono usati certi termini e soprannomi e il modo sferzante in cui vengono rese le dinamiche contribuiscono alla totale immersione nella vicenda.

L’avrei solo preferito più lento.

Certi momenti si consumano come carta sul fuoco, avrei voluto assaporarli maggiormente, avrei voluto più pause per metabolizzare e invece è tutto un susseguirsi di azioni molto dinamiche sì, ma troppo veloci e certe volte sbrigative, insomma non c’è un attimo di respiro ma non sempre nel senso più positivo del termine. E poi, ma questa la dico con un misto di affetto e consapevolezza, al nostro protagonista vanno sempre un po’ bene tutte, fa sempre centro, anche durante inizi che lasciano presagire momenti di criticità alla fine, quasi subito, la fortuna e l’intuito smisurato di Darrow risolvono tutto a suo favore. Ecco, questi momenti di criticità se fossero stati sviluppati durante le pause da me agognate sarebbe stato il top.

Comunque bene, mi sto trattenendo dal non rituffarmi nel contesto con già il fiato corto, preferisco lasciar passare un po’ quindi a presto con Golden son e Morning star 😉

 

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