La ragazza del treno_ Paula Hawkins

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Per un’estate intera ho sentito blaterare della “ragazza del treno” di là e “la ragazza del treno” di qua… bene, alla fine me lo sono fatta prestare, perché, non so, avevo il sentore che non fosse qualcosa da sprecarmi a  collezionare sulla mia libreria accanto ai thriller tanto cari al mio nonno.

TRAMA

Rachel Watson, 32 anni è una donna di Londra con seri problemi di alcolismo, causati dal fatto che non riesce ad accettare la fine del suo matrimonio, soprattutto in vista del nuovo matrimonio tra l’ex marito Tom ed Anna, sua amante già da prima che si lasciassero.

Frutto del loro matrimonio sarà, inoltre, la nascita di una bambina.

A causa del suo alcolismo è stata da poco licenziata, ciò nonostante continua a prendere il treno ogni mattina, fingendo di andare al lavoro per salvare le apparenze con la sua coinquilina. Durante i suoi quotidiani viaggi in treno, per sfuggire dalla solitudine, osserva la vita delle persone attraverso il finestrino. La sua attenzione si è focalizzata su una coppia, a cui ha dato i nomi fittizi di Jess e Jason, che idealizza come la “coppia perfetta”. In realtà si chiamano Megan e Scott Hipwell e la loro esistenza non è così perfetta come sembra. Un giorno Rachel vede dal finestrino Megan con un altro uomo e pochi giorni dopo la donna scompare nel nulla. La notte della scomparsa di Megan coincide con la notte in cui Rachel ha alzato troppo il gomito ed è rimasta ferita, momenti di cui non ha alcun ricordo. Pensando di essere responsabile per qualche ragione della scomparsa di Megan, Rachel inizia ad indagare per conto suo, facendo salire a galla una verità sconcertante.

Pensavo peggio. La lettura mi ha tirata abbastanza, la sera mi mettevo nel letto con l’impegno di finirlo e chiudere la parentesi letteraria “ragazza del treno”. Anch’io come miliardi di persone ho pendolareggiato nella mia vita e quindi sono stata prima di tutto curiosa. Io, a differenza della protagonista (o forse un po’ come lei, ma in modo diverso) tendevo ad isolarmi nella mia testa quando non mi andava di leggere per passare il tempo. Mentre il mio corpo era in treno, io venivo rapita nel mio mondo interiore. Anche Rachel ha un mondo interiore, deprimente, scandito dall’alcol, dalle sofferenze e dai fallimenti del passato. Per fortuna i miei viaggi in treno sono meno deprimenti, ma ho sempre pensato che hanno un non so che di nostalgico.

Rachel non sta cercando di rimettere in piedi la sua vita, mi è sembrato (all’inizio) non averne alcuna intenzione, bensì si costringe, si relega (si punisce) in un limbo, il treno, sempre lo stesso con cui va e viene dal suo passato luogo di lavoro, una delle cose che ha perso. L’unico  click verso un tentativo di cambiamento arriva con la scomparsa di Megan e da classica voyeur diventa voyeur 2.0 e inizia ad immischiarsi in fatti che non la riguardano (apparentemente).

Il romanzo è scritto come in forma di diario, ma vi sono tre voci narranti: due di loro, quella di Rachel e Anna, parlano sullo stesso piano temporale, mentre le parole di Megan risalgono a prima della sua scomparsa. In questo senso l’inizio appare molto confuso, perché le tre voci che scandiscono gli avvenimenti hanno una piattissima personalità narrante e quindi bisogna stare attenti al titolo/data di ogni capitolo per entrare nell’ottica del cambiamento. Ciononostante Rachel riesce ad emergere come personaggio principale.

Il colpo di scena è lì sotto gli occhi di tutti prima di metà libro, ma la narrazione abbastanza incalzante, se non per alcuni momenti morti, ti trascina nella sua corrente riuscendo a concederti il beneficio del dubbio.

Ancora non ho visto il film, non credo che lo vedrò, non ne sento il bisogno. E’ un thriller, se conosci già il finale non c’è suspense e quindi che vai a vederlo a fare?!?!?!?!

grazie a tutti

 

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Shadowhunters_ il film

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E’ uno di quei non rari casi dove mi è capitato di vedere prima il film e poi, ispirata, mi sono cimentata nella lettura del romanzo. In questo caso il film l’ho visto quasi subito, rispetto ai tempi di uscita intendo e ricordo che alla fine io e un mio amico ci siamo guardati come a dire: mmm, però, non c’è male. Insomma ci siamo ritrovati, tutto sommato, abbastanza piacevolmente sorpresi e soddisfatti. Ricordo, però, che ci siamo anche lasciati un momento di riflessione: l’idea era davvero grandiosa, il mondo, la sincronia dei personaggi, eppure…. mancava qualcosa. Come un film di M. N. Shyamalan, ti tiene incollato alla poltrona per poi scacarsi sul finale (Sesto senso a parte, eh.). Ecco, la sensazione è stata quella.

Eccoli qua, tutti nella locandina e la prima cosa da apprezzare è che sono veramente fighi senza essere imbarazzanti. E’ tutto figo senza essere imbarazzante, superficiale, e “di cartone”, come se le ambientazioni fossero finte. Credo sia un film fatto davvero bene, tecnicamente, fotograficamente… non vado avanti sennò mi metto in imbarazzo, nel senso che è costruito con serietà sullo schermo, se uno pensa che in seguito abbiamo abbondato con gli action-movie riadattati da romazi fantasy/urban, questo è stato quasi pionieristico, ma senza nulla da invidiare a nessuno.

Il cast non è niente male, sono tutti credibili. Ma la cosa più meritevole è….UDITE UDITE, Clary è mooolto più figa che nel romanzo. Amen, la sua sopportazione è stata mille mila volte più piacevole, poiché nel film abbiamo a che fare con una protagonista mooolto più attiva e dinamica. Ah, sono contenta, perché quando vedi il riadattamento di un romanzo sul grande schermo è bello trovare qualche sorpresa piacevole. Io sono del parere che quando si deve riadattare per il cinema un romanzo fantasy si dovrebbe riunire l’equivalente cinematografico dello S.H.I.E.L.D. Deve essere tutto perfetto, ovviamente non deve deludere, anzi, deve sorprendere ancora di più. Chiusa parentesi.

Ora però sembra che io stia mettendo un po’ troppo su un altarino questo film, ebbene non è così semplice.

Chi conosce la saga sa bene che è impossibile una resa completa. Ci siamo passati con tutte le saghe: Harry Potter, Hunger Games, Divergent, Twilight… si perdono pezzi che per il lettore sono importanti e che richiederebbero un esercizio di regia da maestro per essere resi come si deve. Di solito, come ne sono la prova i film citati, nessuno si spreca troppo per il fantasy, con qualcuno siamo stati più fortunati, altri hanno solo dato in pasto storia e personaggi al grande schermo.

Tre quarti di questo film sono stati una promessa, poi, il lettore (sia chiaro, perché chi non ha letto il libro potrebbe benissimo accontentarsi) smette di chiudere un occhio su certe cose, fino alla delusione. Si, perché la pellicola corre, troppo, salta interi capitoli, intere conversazioni, momenti significativi e di grande spessore emotivo. E correndo travolge molte parti in una nuvola di polvere, facendone un impasto superficiale se non addirittura prendendo una direzione semi-indipendente. No, no e no! Piuttosto non fatelo. E il film dura 2 ore e 10 minuti… ci hanno provato, ma non abbastanza. Per questo hanno poi deciso che per rispettare storia e storie fosse meglio farne una serie tv.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….e qui cala un velo di oscuro silenzio……………..

ma l’avete vista la serie?

Purtroppo non ho a portata di mano un dizionario dei sinonimi e contrari per deliziarvi con un volo pindarico attraverso l’analisi delle varie sfumature e declinazioni della parola IMBARAZZANTE. Vi siete salvati. Non ne voglio neppure parlare, non ce la faccio, è troppo difficile.

Quindi facciamo finta che non sia accaduto, che il film sia rimasto sospeso nell’etere e noi ce ne siamo fatti una ragione. Così, come in un epitaffio, andrò a continuare il mio elogio critico.

Il cast mi è piaciuto molto, ci tengo affinché somiglino all’immagine che ci da l’autrice e che non si discostino troppo dalla mia immaginazione. A parte Clary, sia chiaro, sono contenta che non assomigli a quella del romanzo e poi Lily Collins mi piace abbastanza.

Jace è…. troppo affettuoso, il suo personaggio è più contorto di quello che si vede, ma qui ritorniamo al fatto che la pellicola corre perché non può fare altrimenti. Il suo aspetto mi lascia un po’ indecisa, se non fosse per il doppiatore che ha una voce strappamutande (grazie Andrea Mete) non sarebbe all’altezza.

Simon lo adoro, eccezionale Robert Sheehan, sogno perverso delle adoratrici di Misfits.

Infine Valentine. Nel libro è proprio diverso, ma non mi è per niente dispiaciuto ammirare un figherrimo Jonathan Rhys-Meyers…. da sbavo.

Ebbene nel film ci sono parecchie piacevolezze, lo rivedrei e lo rivedrei nella speranza che qualcuno si faccia un esamino di coscienza e ci ripensi.

Giudizio finale: meglio il film (ma con riserva).

 

 

Shadowhunters_ Cassandra Clare

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Si, lo so, è assurdo che io abbia letto Shadowhunters dopo dieci anni, ma c’è un’ottima ragione: le copertine mi facevano cagare. Oltretutto hanno iniziato a farne diverse a seconda dell’edizione e della casa editrice e io odio ritrovarmi a collezionare una saga dalle copertine diverse, quindi ho pazientemente aspettato, finché la Mondadori non si è salvata in calcio d’angolo proponendo l’edizione che raccoglie i sei romanzi in due volumi.

Ed eccola qui, non è bellissima?

In questo volume, grosso quanto la Bibbia di Gutenberg, sono raccolti Citta di Ossa, Città di Cenere e Città di vetro. 

A mio modesto parere, è stata una gran pensata, non per il formato, perché è davvero poco maneggevole -mi è venuta un’infiammazione al tunnel carpale per tenerlo in mano-, ma per il semplice motivo che leggere la prima trilogia tutta insieme ha una resa pazzesca. I tre episodi contenuti vengono resi molto meglio se letti senza pause. Lo so, questo è un privilegio per chi ha atteso -non immagino l’ansia di dover aspettare che ne esca uno alla volta- perché l’ho letto tutto d’un fiato. Considerando anche che con questi primi tre episodi si chiude un cerchio.

Non vi sciorino le varie trame, faccio io un breve -ci provo- riassunto.

Clary (Clarissa) Fray è un’adolescente che vive a New York con sua madre Jocelyn, ha un migliore amico Simon che per lei è come un fratello (per lei). Una sera decide di entrare in una specie di discoteca chiamata Pandemonium e assiste all’omicidio di un tizio, vedendo perfettamente in faccia i tre ragazzi che lo uccidono. Ovviamente non ci pensa neppure a farsi gli affari suoi, dopotutto chi, alla vista di un omicidio, non insegue il carnefice? Vabbé, pippe mentali varie perché nessuno le crede, semplicemente perché nessuno può aver visto nulla dal momento che Clary non è una Mondana, come le dirà l’affascinante Jace Wayland. Scopre che i tre, tra cui Isabelle Lightwood e suo fratello Alec, sono Shadowhunters e il loro compito è andare a caccia di demoni (e il tizio che hanno ucciso è proprio uno di loro). I due, insieme a Jace, possono rendersi invisibili ai Mondani grazie alle rune tatuate sulla pelle, che conferiscono loro anche altri poteri. Dopodiché c’è un po’ di casino: la madre di Clary viene brutalmente aggredita e rapita. Così Clary inizia a conoscere il mondo degli Shadowhunters attraverso gli occhi e i racconti di Jace, che la porta all’istituto e cerca di aiutarla. Scoprirà che fin da bambina sua madre ha occultato i suoi ricordi e i suoi poteri con l’aiuto di Magnus Bane, il sommo stregone di Brooklyn, da cui si fa portare per saperne di più.

Effettivamente anche se la sintetizzo io la trama è davvero troppo lunga. Vabbè stringo.

Il filo conduttore che apre e chiude questa trilogia è ostacolare i piani di Valentine, nonché padre di Clary, il cui intento è rivoltare il Conclave, artefice degli accordi di pace con le altre creature, ovvero i Nascosti (lupi mannari, popolo fatato, vampiri e compagnia bella) e purificare il mondo creando una frotta di Shadowhunters al suo servizio. Per farlo ha bisogno degli Strumenti Mortali -la Coppa Mortale, la Spada Mortale e Lo Specchio- la cui ricerca scandirà il ritmo dei tre romanzi.

SPOILER, MA NON TROPPO

Per ultimo, ma non meno importante, la relazione che intrecciano Clary e Jace. I due si piacciono subito, lui è bello, misterioso e spudorato, lei ha solo un amico ed è un pò una sfigata, quindi è fatta, niente di nuovo, se non fosse che i due scoprono (o meglio, vengono indotti a pensare) di essere fratelli. ZAN ZAN ZAN. Credo sia il primo incesto letterario che abbia mai letto, credibile, ricco di suspense, incantevole, passionale e pericoloso, ma sono sicura che nessuno ci ha creduto veramente. (non scendo nei particolari perchè è un bel viaggio quello attraverso la loro storia). Ma non importa, perché il ritmo serrato rende tutto troppo troppo coinvolgente per preoccuparsene subito o avere il tempo di rifletterci sopra tra i “non è vero, non può essere” e i brividini che ti prendono quando i due si scambiano tormentatissimi sguardi e incandescenti sfiorate.

Il punto di forza di questo romanzo, oltre ad una trama solida e ben radicata al terrendo di uno dei più accattivanti episodi del vecchio testamento, sono i personaggi: ognuno di loro ha una personalità forte e indipendente, ognuno ha la propria storia.

La VERA PECCA è che tutti, tutti, sono più interessanti di Clary. Si, avete capito bene. E’ praticamente quasi inutile. Conoscete la puntata di Big Bang Theory dove Shaldon fa vedere a Amy Indiana Jones e l’ultima crociata e alla fine lei gli fa notare che con o senza Indi i nazisti sarebbero stati sconfitti ugualmente? Bene, è proprio così per la “protagonista” del nostro romanzo. Non è un brutto personaggio, ma stereotipato e di poco spessore in confronto a tutti gli altri. E’ un vero peccato, anche se verso la fine si risolleva un po’ perché fa EFFETTIVAMENTE qualcosa, bo…. non so.

Jace è il vero protagonista, bello, tormentato, sfacciato, irriverente, forte. Autentico. A mio parere la VERA STORIA è la sua.

Quella di Alec è Magnus è una parentesi davvero coraggiosa -parliamo comunque di dieci anni fa) e sincera, romantica e vera con i suoi dubbi e le sue incertezze, e credo che la Clare sia stata la prima ad infrangere un cacchio di tabù. Quindi clap clap. Il tutto corredato dalla presenza di spirito di un più consapevole Magnus.

Ma senza i batibecchi e le entrate in scena di Simon a questo romanzo sarebbe mancato un ingrediente fondamentale, un ingrediente che ha avuto il giusto spazio, anche più di quello che mi sarei aspettata e ne sono stata contenta.

La prima trilogia è stata divorata con famelicità, ansia, gridolini di gioia nel bel mezzo della notte e mi è anche scappato qualche singulto tra una parolina di Jace e l’altra, quindi sono soddisfatta e posseduta da quel misto di ansia e desiderio al cospetto della seconda parte di questa storia.

Dunque, a risentirci.

P.S. a breve un resoconto sul film, rivisto in occasione della fine della lettura

The Selection_ Kiera Cass

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Era tempo che volevo affrontare questa lettura, ero un po’ restia, come lo sono sempre quando si tratta di una saga, specialmente già esaurita, o quasi, perché vuol dire affrontare qualcosa che ha già esaurito il suo potenziale e che ha avuto modo di crearsi un certo seguito tra i lettori. Conoscevo la saga della Cass, fenomeno letterario del filone distopico “per ragazzi” che per me è sempre un argomento un po’ tabù. Ho un’idea ben precisa, per fortuna, di ciò che voglia dire romanzo distopico o “ucronico” e certo spero sempre di incontrare un Orwell di noi altri, ma ci vado con i piedi di piombo.

Oltre alle motivazioni “letteralmente” serie, ce ne sono altre di impronta più egoistica e personale: confesso che la sottoscritta muore “letteralmente” per Hunger Games. E quindi capirete che per me è difficile, molto difficile. Il mio cuore, in questa landa desolata di “coevi” romanzi distopici, in questa valle di lacrime di tragedie là e triangoli amorosi qua, è già occupato e il mio universo personale e selettivo ha scelto Katniss Everdeen.

Ma mi sono buttata, se voglio fare bene il mio “lavoro” devo leggere tutto e non senza pregiudizi, quelli servono bene al mio fine.

E quindi mi armo di buone intenzioni e faccio la conoscenza di America Singer.

TRAMA

Uno spettacolo sfavillante come un diamante. Una competizione feroce come la vita. Un gioco pericoloso come l’amore. Molti anni dopo la Quarta guerra mondiale, in un Paese lontano, devastato dalla miseria e dalla fame, l’erede al trono sceglie la propria moglie con un reality show. Spettacolare. Così, per trentacinque ragazze la Selezione diventa l’occasione di tutta una vita. L’opportunità di sfuggire a un destino di fatica e povertà, di conquistare il cuore del bellissimo principe Maxon e di sognare un futuro migliore, un futuro di feste, gioielli e abiti scintillanti. Ma per America Singer è un incubo. A sedici anni, l’ultima cosa che vorrebbe è lasciare la casa in cui è cresciuta per essere rinchiusa tra le mura di un palazzo che non conosce ed entrare a far parte di una gara crudele. In nome di una corona – e di un uomo – che non desidera. Niente e nessuno, infatti, potrà strapparle dal cuore il ragazzo che ama in gran segreto: il coraggioso e irrequieto Aspen, l’amico di sempre, che vorrebbe sposare più di ogni altra cosa al mondo. Poi, però, America incontra il principe Maxon, e la situazione si complica. Perché Maxon è tutto ciò che Aspen non sarà mai: affascinante, gentile, premuroso e immensamente ricco. E può regalarle un’esistenza che lei non ha mai nemmeno osato immaginare. The Selection è un romanzo straordinariamente romantico e avvincente che trascina le lettrici nel vortice di una storia d’amore impossibile.

Come ho detto conoscevo la trama, ma rispetto alla promessa del riassunto è abbastanza meno. Mi spiego meglio. Che la competizione sia effettivamente feroce, anche no, perché a parte delle ragazzine capricciose e odiose che ti strappano il vestito -stile sorrellastre di Cenerentola- e che ti versano del cacchio di vino addosso, niente di più. Ovviamente c’è un po’ di sana competizione, ma è questo che non va, che la competizione sia sana. Ovviamente la nostra protagonista è la porta-bandiera del politically correct, non conosce “la regola dell’amico” che non sbaglia mai e si butta in un incubo -improbabile per noi lettori da riuscire a vedere come tale- per il bene della sua famiglia. E poi, poco male, mentre sei lì a farti fare trucco, parrucco e vestiti di alta sartoria, la tua famiglia in difficoltà riceve pure dei soldi, a prescindere dalla tua permanenza, è come dire andare a fare la testimonial per qualche mese e poi tornare a mangiare cibo spazzatura sul divano, a sederti a gambe incrociate a tavola e a bere birra con gli amici ruttando liberamente. Ci ho pensato, per qualche mese potrei farlo pure io e senza farmi venire attacchi di panico. Quindi keep calm America Singer, che poi mi pare ti stia pure piacendo. Eh.

E poi l’eterno bivio: due cuori e una capanna o sicurezza e stabilità? Ingrediente interessante anche questo, speriamo che non scada.

Protagonisti:

E non mi piace sto nome, lo dobbiamo cambiare (se c’è qualche fan di Gomorra, immaginatevelo come lo direbbe don Pietro).

America Singer&Co.

Si, può sembrare sciocco, ma sto nome lo odio. E non è il solo, l’autrice deve avere proprio un deficit di nomi, perché sono uno peggio dell’altro. Maxon Schreave (ma come si pronuncia?!), Aspen (che fa tanto soap opera latino-canadese) Leger (ma come si pronuncia!?!?! Come il pittore francese?!?! No????). Andiamo avanti. L’ho trovato uno scalino un po’ faticoso da salire per la mia fantasia, non so perché, è come quando non ti garbano le persone a pelle. Vabbè.

Dopo un po’ ho iniziato a leggerli a mente a cacchio e sono riuscita a proseguire fluidamente la lettura.

Avrei gradito…

Il contesto post-quarta guerra mondiale non è abbastanza presente (almeno in questo primo episodio) e poteva essere interessante, come traspare -molto tra le righe- da alcuni passaggi in cui si intende che la verità della storia sia stata volutamente oscurata alla popolazione. Questo mi ha incuriosito e spero venga seriamente approfondito, perché non disdegno un pizzico di intreccio politico.

Spoiler

Ci viene presentata la famiglia Singer e, stranamente, non ho provato vergogna o ribrezzo per alcun membro della famiglia. Il padre e la madre di America mi hanno ricordato il signore e la signora Bennet e quindi un piccolo aiutino alla mia fantasia. Ancor più stranamente non ho odiato al primo aggettivo la protagonista, l’ho trovata sobria, coerente, ma già l’averla trovata sopportabile mi è bastato. Ce la possiamo fare dunque.

Aspen è insopportabile. Fa promesse e spezza cuori, butta la protagonista praticamente tra le braccia di un altro, ma quando l’ego si fa sentire ecco che la riprende all’amo. No, no, no, fatti una vita Aspen.

Maxons ha una personalità pari a 0, tipico principe, un po’ represso, un po’ scemo, ma grande cuore, giusto dentro e fuori, idealista, innocente, forse un po’ ingenuo. Rispetto al carattere impetuoso e da bad boy di Aspen, Maxons è un merluzzo. Per adesso mi dispiace per America Singer, non saprei proprio a chi votarmi… certo Aspen fa più sesso e, sono stata anche io sedicenne, c’era quello carino e dolce che ti faceva tenerezza, ti faceva sentire bene e te stessa, e c’era quello scapestrato, forse con la sfera emotiva di un caprone, ma che ti faceva rizzare i capelli sulla nuca. Vedremo chi la spunterà…

E poi….. ah, ci avrei scommesso il mio kindle già al secondo capitolo che America si sarebbe ritrovata Aspen tra i piedi. He He He Cass furbacchiona.

Vorrei aprire una parentesi, quella dell’escamotage sessuale. Si, avete capito bene. Tra America e Aspen OVVIAMENTE c’è grande passione, ma OVVIAMENTE c’è un ostacolo. Avete presente un certo duo che non può farlo perché lui è troppo vampiresco? E un altro milione di esempi in cui lui è troppo rispettoso, estremamente rispettoso tanto da volergli o dovergli tirare immediatamente una ciabatta in mezzo la fronte??? Ecco, in The Selection ho trovato un escamotage interessante, o che comunque non mi era mai capitato, semplice, ragionevole: controllo delle nascite. Non mi è servito sapere altro. Chiusa parentesi.

In conclusione il libro si legge in modo veramente scorrevole, non mi sono mai annoiata. Succede abbastanza, non quel nulla disarmante, solo fumo e niente arrosto, ma quello che basta per spingermi a proseguire la lettura. E’ quasi una lunga premessa, quindi ci risentiremo prossimamente.

 

Vento di Magia_ Marianne Curley

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TRAMA

Tutti in paese considerano Kate una mezza strega, forse anche per quegli strani occhi a mandorla di un azzurro chiaro, trasparente come cristallo, nel suo viso bianchissimo e contornato da capelli neri e lucenti. 

Lui, Jarrod, sente immediatamente una forte attrazione per quella strana ragazza, e nello stesso tempo un’inquietudine che lo spinge ad allontanarsi. Jarrod non capisce, Kate sì: lui ha il dono, come lei, ma non ne è consapevole, e soprattutto non sa gestire i suoi poteri, immensi.

Kate non ha una storia: non ha mai conosciuto il padre e la madre, e vive da sempre con sua nonna ai margini della foresta pluviale, in un paese dimenticato da dio in cima a una montagna. 

La storia della famiglia di Jarrod invece si perde in un passato lontano, in un castello medievale ai confini tra Scozia e Inghilterra, ed è avvolta dall’oscurità e dal mistero. Per svelarlo, i due ragazzi dovranno tornare indietro nel tempo e affrontare l’artefice di una terribile maledizione.

Un’amicizia difficile, un amore intenso, la delicatezza e la forza dell’adolescenza, in un appassionante romanzo a due voci.

Il libro è usurato dalle mie ripetute letture, credo di averlo letto in qualunque fase della mia vita che va dal 2002 al 2010 senza mai perdere il gusto di farlo. Ancora scrivevo a matita la data di inizio e di fine lettura sull’ultima pagina e ancora i miei nonni mi scrivevano la loro dedica sulla prima.

Quando il mondo era ancora libero dallo YA, quando si scriveva con sincerità, senza artifizio, quando i personaggi maschili non grondavano testosterone da tutte le parti e le protagoniste femminili non erano inutili insopportabili principesse di pippe mentali e fastidiose santarelline assatanate,  io per fortuna c’ero. E se voi non c’eravate o volete ricordare i bei tempi andati leggete questo.

 

leggilo&buttalo

Benvenuti alla prima edizione di leggilo&buttalo.

Eri annoiata?

Volevi tentare la fortuna?

La postepay con cui fai i tuoi pazzi pazzi acquisti su amazon era scarica?

Ecco tre letture che non ho avuto il cuore di portare a termine:

  • La compagnia della strega_ Linda re
  • Drow_ Simon Rowd
  • I custodi della notte_ Manuela Dicati

 

Io non sono Mara Dyer_ Michelle Hodkin

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Avete presente quel meme in cui l’omino fissa apparentemente rapito e concentrato lo schermo del pc e poi nell’ultima vignetta lo scatafascia per aria?????? Ecco, tale è stata la mia reazione alla fine di questo romanzo.

TRAMA

Mara Dyer sa di avere commesso un omicidio. Jude voleva farle del male, e lei si è difesa, grazie al terribile potere che le permette di uccidere con la forza del pensiero. Ma ora Jude è tornato, e nessuno le crede mentre giura di averlo visto con i propri occhi. Quel ragazzo dovrebbe essere morto, e Mara rischia di finire i suoi giorni nell’ospedale psichiatrico in cui è tenuta sotto osservazione. L’unica possibilità di salvezza è assecondare i medici e fingere di avere avuto un’allucinazione. Così la sera è libera di vedere Noah, l’unico che ancora crede in lei, l’unico capace di sfidare i suoi demoni e risvegliare i suoi sensi. Ma i fatti inquietanti si moltiplicano e Mara rischia di impazzire sul serio: qualcuno entra in camera sua la notte per fotografarla nel sonno e riporta alla luce una bambola appartenuta alla nonna. Mara le dà fuoco, ma tra le sue ceneri trova un ciondolo identico a quello che Noah porta al collo…

Un paranormal thriller ad altissima tensione, nella tradizione di Christopher Pike e Stephen King. Del primo volume Chi è Mara Dyer Cassandra Clare ha detto: «Ti inseguirà come un sogno. Ti trascinerà senza via di scampo.»

Profonda delusione.

Nella tradizione di Pike e King” è un bestemmione pari a un romanzo del Sommo Valerio Massimo Manfredi che si trasforma in un tamarrissimo film epico.

Le parole con cui si è espressa la Cassandra circa il primo volume per me valgono anche per il secondo, nel senso che l’inconcludenza della trama mi inseguirà come un sogno e la delusione mi trascinerà senza via di scampo…

Dovevo fidarmi delle mie remore iniziali, nonostante non rinneghi assolutamente neppure una riga di ciò che ho scritto. Era troppo bello per essere vero, e io ho creduto nelle magiche paroline paranormal thriller fino alla fine.

Fino alla patetica fine di questo volume.

Ritroviamo una psicotica Mara in balia di pippe mentali davvero poco variegate, un Noah Shaw che ha perso la sua scintilla, una famiglia sempre più odiosa e inutile e tutta una serie di cliché usati malissimo. Il bello è che non ti accorgi che ti stanno fregando fino al 90% del romanzo, perché è alla fine che sbatti contro un muro di: no, ja…  Quindi godetevi la lettura e ad un certo punto fermatevi a scrivere il finale che più vi piace, perché non potrà essere peggio di quello della Hodkin.

SPOILER

Prima di tutto, anche se dovrebbe essere l’ultima cosa da dire per correttezza, sappiate che finisce di merda, e non nel senso già ribadito di “deludente”, ma proprio di merda nel senso che non finisce, cioè io osservavo la percentuale di pagine lette avvicinarsi al 99% e pensavo: ma ho scaricato una copia menomata del romanzo? Possibile che nell’ultimo 1% ci venga rivelato un minimo di qualcosa che abbia un senso?

La risposta è NO.

Analizziamo i fatti.

La Hodkin riesce a mantenere abbastanza la tensione/attenzione di noi dall’altra parte abbastanza bene con “ti sbudino 10.000 cose ma non ti dico un c****” e vabbè, ma poi alla fine ci si ritrova con un pugno di sabbia in mano, di quello che ci fai una bella polpetta e la tiri a tuo cugino.

SPOILERONI

Ricordate il primo volume? Vi rinfresco la memoria? Bene, il monologo di Mara che si presenta: …. Mara non è il mio vero nome, è stato il mio avvocato… raccontare questa storia potrebbe essere un po’ azzardato… eccetera? La tensione piacevolmente causata dalle sue prime parole è letteralmente PUFFF!

E’ stato come leggere un altro libro, come se la Hodkin avesse completamente perso il punto, iniziando a divagare su robe divergenti, strabordando dal vaso della trama divagando su tutto, anzi, non solo divagando, ma proprio aggiungendo una miriade di particolari che sembravano volerci offrire qualcosa di succulento, ma di cui è rimasta solo una scia di profumino presto dimenticabile. Ma vi faccio degli esempi, sennò sembra che io sia pazza….

  • i sogni che Mara fa riguardo (forse) una vita passata? sua nonna da bambina?
  • la fotografia che ritrae la madre di Noah e la nonna di Mara
  • questa collana che viene ritrovata tra le ceneri della bambola che i due danno alle fiamme

Queste sono delle cose fondamentali che, a mio parere, sono state buttate in mezzo in modo scellerato. Ma veniamo alle cose che hanno fatto precipitare il mio grado di attenzione:

  • JUDE. Il ritorno di Jude era stato per me la causa scatenante della pelle d’oca a fine lettura. JUDE. Protagonista di quei finali che ti fanno spuntare un sorrisino di compiacimento alla fine di un romanzo e in previsione del prossimo. JUDE IO CONTAVO SU DI TE! E invece sei un poveraccio belloccio e neanche tanto sadico che è semplicemente scampato al crollo del manicomio perché… udite udite, ha i super poteri. PFFFF!
  • MARA. Non c’è cosa più odiosa delle Santarelline Assatanate.
  • GLI ALTRI. Tutti con i super poteri, tutti riuniti secondo un “machiavellico piano” (e uso le virgolette in modo sarcastico perché avrei voluto conoscere anche solo superficialmente il come e il quando) di questo genio del male (la dottoressa Kells? Bo.)

Insomma un polpettone.

Ora il mio cruccio è: o davvero voglia di aspettare questo terzo capitolo? Di dissipare i miei dubbi? Di sapere se ce la faranno i nostri eroi a… non so neanche a far cosa.

Sapete che vi dico? Non mi interessa, non più, non leggerei un ipotetico terzo volume neanche se amazon lo regalasse (o forse solo SE amazon lo regalasse, ma perché odio non avere le serie complete). Perché ho buttato 6,99 euro, perché non si scrive un romanzo così, perché non si può trascinare una trama per 460 pp e finire a merda, poveramente, senza fare neanche un po’ di solletico. E non credo sia strategia di marketing, perché in quel caso un bravo scrittore semina succulente briciole che alla fine ti rodi il fegato, in questo caso credo si tratti solo del fatto che la Hodkin non sia una buona scrittrice.

Il mio consiglio è leggetelo. Leggetelo per sbattere la porta in faccia a Mara & Co. senza rimpianti e andare avanti.

Addios.

P.S Ho letto delle recensioni di chi ha avuto l’ardire di leggere il terzo volume. Che perseveranza! E con soddisfazione posso dire che, un po’ in anticipo su gli altri, HO RAGIONE!

Grazie a tutti.