Il circo della notte_ Erin Morgenstern

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Sono sempre pronta a comprare un libro autoconclusivo, buon acquisto o meno lo trovo appagante in partenza. “Questa è pazza” direbbe qualcuno… quale piacere più intenso della prospettiva di una lettura lunga, avvolgente, che sai che ti terrà stretta per mesi, forse anni, sulle spine, sul ciglio del baratro, a un passo dal vuoto… no, cioè sì, ma trovo la prospettiva dell’autoconclusione ugualmente avventurosa.

 

 

Appare così, senza preavviso. La notizia si diffonde in un lampo, e una folla impaziente già si assiepa davanti ai cancelli, sotto l’insegna in bianco e nero che dice: Le Cirque des Rêves. Apre al crespuscolo, chiude all’alba. Ma dietro le quinte di questo spettacolo senza precedenti, due misteriosi personaggi hanno ingaggiato una partita molto pericolosa: due giovani illusionisti, scelti e addestrati all’ unico scopo di dimostrare una volta per tutte l’inferiorità dell’avversario.

Sinceramente e innocentemente in ritardo – il libro è del 2012 e, secondo le fonti, pure acclamato – l’ho letto perché l’avevo notato su amazon e l’ho trovato a mia disposizione – in mia attesa – su uno scaffale di una piccola biblioteca alla periferia di Sale (uk) dove attualmente mi trovo. Sono stata solleticata? Sì. Soddisfatta? Sì. Folgorata? No.

Affascinata? Sì.

Molto bella la scrittura della Morgenstern, seducente, quasi barocca, fatta di tocchi argentati, scintille, meraviglie che ti colgono impreparata dietro un angolo. Ha il tono di una favola moderna; le parole che leggevo risuonavano in una dolce voce fuori campo dentro la mia testa, dolcemente malinconica.

Tutto ruota dentro e intorno al circo; le esistenze dei prestigiatori, degli acrobati, degli illusionisti, cartomanti e spettatori. Un intreccio di esistenze che costruisce il circo stesso davanti ai nostri occhi, attraverso gli anni scanditi dalla fine e dall’inizio di ogni capitolo quasi fossero pagine di un diario di bordo del circo stesso. Sullo sfondo – e lo dico perché ogni tanto si perdono un po’ i presunti protagonisti tra le diverse trame e i livelli temporali della narrazione – l’attrazione che i due avversari, Marco e Celia, scoprono l’uno per l’altra.

E’ una storia inaspettata, fatta di piccole meraviglie. Un contesto decisamente magico quello del circo, non un circo qualunque ma una specie di paese delle meraviglie i cui luoghi incantati ti aspettano dietro una tenda, scenari e spettacoli pensati e creati ad hoc dal talento di due giovani illusionisti le cui esistenze sono indissolubilmente allacciate da una scommessa crudele, architettata dai propri mentori, fuori dalla loro portata.

Il cerchio, non il circo, si chiude nel finale toccante, un po’ sulle spine, e sfuma dolcemente come un sogno scintillante.

Se siete in ritardo come me,

buona lettura ; )

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