After_ Anna Todd

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Vi è mai capitato di stare leggendo sul treno, per esempio, che sia dal kindle o da un libro e….. avere a portata di mano anche un quaderno e…. datemi un amen, una penna?! Ebbene, ultimamente a me è capitato. Certo, sarò sembrata una sciroccata a quello che mi sedeva di fronte, e anche a quello di fianco, ma io stavo leggendo qualcosa di inevitabilmente e doverosamente commentabile. Forse è stato il fato a mettermi in borsa una penna e un quaderno e io ho risposto facendo il mio dovere; non di blogger (anche perché bah….) ma di cittadina. Forse a voi questa premessa apparirà senza senso, ma non è così, perché io stavo leggendo After.

Sì, After.

Trama

Cioè… c’è davvero bisogno di sprecare questi caratteri e ingombrare la vostra pagina di lettura? Pffffffff

Ambiziosa, riservata e con un ragazzo perfetto (io non userei la parola “perfetto”, ne ho coniate fantasiosamente altre durante la lettura ogni volta che spuntava sto surrogato di uomo che, spero sia tale solo per creare un forte contrasto con l’altro stronzo) che l’aspetta a casa, Tessa ama pensare di avere il controllo della sua vita. Al primo anno di college, il suo futuro sembra già segnato: una laurea, un buon lavoro, un matrimonio felice… Sembra, perché Tessa fa a malapena in tempo a mettere piede nel campus che subito s’imbatte in Hardin ( io già da tempo non spero più nell’originalità e questo è l’ultimo posto dove uno potrebbe aspettarsela, e infatti non c’è). E da allora niente è più come prima (e mi affligge l’ansia se penso al “prima” di Tessa). Lui è il classico cattivo ragazzo, tutto fascino e sregolatezza, arrabbiato con il mondo, arrogante e ribelle, pieno di piercing e tatuaggi (qui non so esprimere il mio disagio). È la persona più detestabile che Tessa abbia mai conosciuto (1_ma perché Tessa ha mai avuto un amico? 2_quindi a breve verranno travolti dalla passione perché è come una brutta specie infima della legge di Murphy). Eppure, il giorno in cui si ritrova sola con lui nella sua stanza, non può fare a meno di baciarlo (no, non ne poteva proprio farne a meno….) Un bacio che cambierà tutto. E accenderà in lei una passione incontrollabile (e imbarazzante e patetica aggiungerei). Una passione che, contro ogni previsione (contro ogni previsione di chi?), sembra reciproca (contro ogni previsione? seriously?). Nonostante Hardin, per ogni passo che fa verso di lei, con un altro poi retroceda. Per entrambi sarebbe più facile arrendersi e voltare pagina, ma se stare insieme è difficile, a tratti impossibile, lo è ancora di più stare lontani. Quello che c’è tra Tessa e Hardin è solo una storia sbagliata o l’inizio di un amore infinito? Che sia davvero questo l’amore? NO.

il no alla fine è mio. Ovviamente anche i commenti perché proprio non mi tengo. Anche la trama è scritta male.

Ahhhh, io non so se ce la farò. Potrei scannerizzare le pagine del suddetto quaderno…. dovrei usare WeTransfer….

Dico subito che ci sono una serie di problemi, diciamo tecnici…. La Trama: inesistente. Ma, ma, ma… l’avete mai letto un romanzo? Questa “cosa” nata su Wattpad è indubbiamente figa, io non sono anti- questo genere di diffusione, ma a mio parere il tutto rimane figo se rimane alla sua natura di nascita, se poi lo rendete “reale”, carta, prodotto dell’editoria (che non è poco, aggirabile o così duttile come vogliono farci credere) perdiamo tutti. Ragazzi, Mondo, la scrittura è un’altra cosa, non che After & Co. non siano degni, ma sono “altro”…. editoria e Wattpad non sono sovrapponibili, sono due rette parallele (cliché) – scusate, sto studiando per la correzione di bozze.

Perché no, io sono in fila alla posta, sono iscritta a Wattpad e mi annoio, penso a Chris Pratt e mi vengono in mente “cose” e le scrivo, ve ne metto a parte. Certo, viva! Se su twitter si potessero usare più caratteri pubblicherebbero romanzi anche lì. Tutti ci facciamo film, è il nostro cervello che lavora a palate di frustrazioni, noia, desideri e questa è l’epoca dello sharing! Ma rimane quello che è: una serie di parole una in fila all’altra senza cognizione di causa, spiattellate per il pubblico ugualmente in fila alla posta, che si mette a scorrere le pagine dallo smartphone invece di aggettivare con epiteti poco carini il vecchietto che ci sta mettendo trent’anni prima di voi; vi invita a pensiereggiare eroticamente su il cazzo di personaggio famoso di turno. Stop.

Ho letto che oggi non si legge e bla bla bla…. frasi fatte da sviscerare per comprenderne il vero significato e la vera portata, se non le giuste misure e proporzioni. Ancora: con questi libri i librai e gli editori ci pagano le bollette – e cito. Oppure: almeno così i ragazzi leggono. E no, questa proprio no! Leggere genera cultura ed educazione indiretta, ovviamente poi non tutti possiamo – o vogliamo – leggere “letteratura alta”.

E qui arrivo al punto: questo libro, con tutti i problemi che si porta dietro, è il decalogo del pompino, l’abbecedario del petting, il normario delle relazioni malate. In realtà avrei potuto iniziarla e finirla qui. E invece no. Perché adesso mi do al politically (in)correct.

Anna Todd ha affermato che  la sfera sessuale dei suoi personaggi è molto importante, per il semplice fatto che essendo degli adolescenti (ma cazzo vanno all’università…..vabbe) sia naturale e innegabile, quindi non può non essere una parte integrante del tutto (anche perché non c’è via di scampo, sta cosa-libro è nato per questo, non ha neanche il beneficio del dubbio come un romance erotico che almeno ha un contesto storico). Cara Anna, il tuo sbaglio è tanto semplice quanto atroce: parli di sfera sessuale come se ci fosse uno standard di sfera sessuale. Il lavoraccio che fai è dimenticare, cancellare, il solo senso di MATURITA’ sessuale. Ma sei seria? Abbi la decenza di cadere dal pero! La sfera sessuale si crea! Che siamo animali dominati dagli istinti? Si, certo, va bene, ma qui si va sul sociologico, sull’antropologico e….Anna ma che te lo dico a fare, tu vendi indubbiamente più di Freud. Il sesso o “sfera sessuale” non è quello che propini e che – Dio, Buddah, Allah e chi altri, aiuto – fai passare per amore tormentato ma giusto in qualche modo… stai spargendo come sale sul ghiaccio prototipi di sfera sessuale malata. Il SESSO non è così, è più e meno di questo. Ma non questo. Tu tiri una corda da una parte e non hai nessuno che te la tira dall’altra.

Ma attenzione…. colpo di scena. Secondo voi chi è stata la mentore di Anna? Sinceramente io non ho avuto bisogno di leggerlo o della conferma perché….cioè….come si fa a non notare le somiglianze, non solo di genere, ma di memorabile idiozia e piattezza della protagonista femminile…. Lei E.L.James e le sue stramaledettissime – che gli dei mi aiutino a dirlo – cinquanta sfumature. Anna ha gli occhi a cuoricino quando racconta di quanto siano diventate amiche lei e la James e di quanti consigli lei le abbia dato: che culo, per noi intendo. E poi dice: ma “lei scrive di sesso adulto, io tra ragazzi. Una differenza non da poco.”

No Anna, non da poco, ma ora sei scivolata sulla merda…..

Cioè Mondo, la Todd riceve i ringraziamenti delle mamme perché dopo After i figli hanno letto per la prima volta i “classici”. MA SERIO? ma solo io sono AGGHIACCIATA da questa cosa?!?! Prima ancora imparano a fare i pompini e a conoscere un rapporto tra vittima consenziente e carnefice (ah, si poverino ha avuto un’infanzia difficile) e poi gli diciamo che però c’è Cime tempestose e Jane Austen? Io mi sono persa anche solo a scriverla di mio pungo sta cosa. Perché lo sapete vero che i “classici di Tessa e Hardin” sono diventati “i classici di After” e sono usciti con tanto di copertina afterizzata?!?!?!

Devo riprendere fiato.

Cime tempestose, Orgoglio e Pregiudizio, Anna Karenina….. sono usciti con la stessa copertina di After perché sono i libri che leggono e con le cui citazioni ci  “deliziano” i due protagonisti di After.

Devo ri-riprendere fiato. AGGHIACCIANTE

Sti due mentecatti prendono in prestito le situazioni per usarle come base “metaforica” per i loro litigi….. Anna, trame, back ground, complesse relazioni….ti dicono qualcosa questi termini? Avevi un’arma (forse) e non solo non hai saputo usarla, l’hai sputtanata. VERGOGNA! Adesso nella mente delle povere tredicenni Heathcliff è Hardin, Hardin è Heathcliff, Darcy è Tessa, Hardin è Elizabeth, Catherine…..oddio….. e sono plagiate a offrire pompini credendo che il “mascalzone” che gli capita sia o possa essere un Hardin da salvare e sperando di riuscirci?!?!?!?! …….stream of consciousness……

Comunque è tutto molto grave.

Non esiste nulla all’infuori degli atti sessuali espliciti, ogni personaggio è un barattolo vuoto, una figurina, le relazioni sono sullo stesso piano del fantacalcio, non esistono, è tutta fuffa.

Lei è bigotta (davvero, non so che altro dirle).

Lui ha seri problemi comportamentali, vive fuori dalla realtà ed è indubbiamente bipolare e – udite udite – viene giustificato dall’infanzia difficile.

Ma poi sti “universitari” che invece di drogarsi seriamente o passare la serata a vomitare, giocano a obbligo/verità….. ma sul serio? E gli usa sarebbero il nostro modello di vita?

Eppure qua parliamo di milioni di copie vendute, la traduzione in 30 lingue, la Paramount che compra i diritti….. e più di un miliardo di visualizzazioni su Wattpad e, Mondo, visualizzazioni….. ho letto un miliardo di giornali che dicono “un miliardo di fans”. No. Un miliardo “di visualizzazioni”. Ok? E’ chiaro? Che bisogno c’è di gonfiare ancora quando si dovrebbe ficcare la testa sotto terra come gli struzzi?

Sono certa che avrei tanto altro da dire, ma ho già blaterato abbastanza, no? Alla fine ho tralasciato tutti gli appunti che ho preso, tutte le frasi del libro che avrei voluto commentare e smerdare…..ma va bene così. Il troppo stroppia. Hai capito Anna? Il troppo stroppia. Però ci vuole abilità anche a scrivere 400 pagine di nulla, moltiplicato per 5 e per Before e per Nothing more e Nothing less….

A presto.

Al film. He he.

The Prophet. La signora dei cimiteri#3_ Amanda Stevens

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Mi rammarica che all’epoca della scoperta di questa serie il mio blog non esistesse ancora e, quindi, di non aver potuto recensire i primi due episodi The Restorer e The Kingdom. Certo, questa recensione sarà più un commento, ma il terreno è minato perché se uno non ha letto non posso osare troppo con le parole, mentre per chi ha in programma la lettura di The Prophet, non posso assolutamente dire cose che possano svelare alcunché. Quindi via alle ciance senza pretese….

Ricordo perfettamente del perché il libro attirò la mia intenzione in quel di non mi ricordo assolutamente, il titolo ovviamente: per un –purtroppo– breve periodo della mia vita sono stata una restauratrice e ciò bastò per rendere accattivante il tutto ai miei occhi. Fui contenta che le mie aspettative non fossero state deluse, la trama risultò originale e carica di suspense, andavo veloce come chi si affanna a fuggire da una catacomba buia con qualcuno alle calcagna e a ritrovare l’ossigeno e la luce quando lo trovava anche Amelia, la protagonista.

Se non conoscete Amelia Gray sappiate che è una restauratrice particolare, lavora tra lapidi e licheni per ridare nuova vita a cimiteri antichi e decadenti. Fin da piccola vede i fantasmi come suo padre ed è lui ad averle insegnato a stare sempre in guardia, a far finta di non sapere nulla della loro esistenza e a non entrare mai e poi mai in contatto con uno di loro, tanto meno con qualcuno che ne è posseduto o perseguitato. All’improvviso il mondo di Amelia vacilla insieme alle sue regole, colpevole John Devlin, un poliziotto tormentato dagli spiriti di sua moglie e sua figlia, morte in un incidente. Di contorno il lavoro di Amelia che fa da sfondo a ciò che accade intorno a loro e in cui vengono invischiati.

A distanza di anni, eccomi qui a chiudere un cerchio…. no, in realtà poi non si chiude un bel niente poiché la cara Stevens se n’è uscita con un altro episodio The VisitorsE meno male! Perché quella che doveva essere una fine, non è stata

TRAMA

Sono Amelia Gray, la Signora dei Cimiteri, e vedo i fantasmi. Mio padre mi ha insegnato quattro regole per tenermi al sicuro da loro, e io le ho infrante tutte. Ora una porta si è aperta, e il male mi reclama per sé. Vorrei tornare alla mia vita di sempre, a quelle regole che mi garantivano la salvezza, ma il fantasma di un poliziotto assassinato non mi dà tregua. So che non troverò pace finché non avrò scoperto il suo assassino. Tutti gli indizi conducono nei quartieri più oscuri di Charleston, e a John Devlin, il detective perseguitato dai fantasmi che dovrei amare solo da lontano. E adesso dovrò scegliere se seguire le regole… oppure il mio cuore.

In questo terzo episodio ritroviamo un’ Amelia ancora scossa dal suo ultimo incarico: il restauro del cimitero di Asher Falls e dalla conoscenza della famiglia Asher con tutto quello che ha comportato. Grande assente è stato John Devlin. Ora Amelia è in “vacanza”, si gode la tranquillità del suo santuario a Charleston e la compagnia del suo cane Angus, in attesa del prossimo incarico. Amelia non fa, però, neanche in tempo ad annoiarsi che inizia a succedere la qualunque: vecchie e nuove conoscenze si intrecciano nella sua vita con un sincronismo che richiederebbe un’acuta riflessione che non avviene se non nelle ultime tre pagine -alla fine di tutto tra l’altro, ma brava!- e solo perché qualcuno glielo fa notare. All’inizio Amelia stalkera nell’ombra il povero Devlin che, detto fra noi, non si capacita di trovarsela sempre fra i piedi dopo che, nel primo romanzo, le stava dando ciò che Amelia tanto agogna -e che non smette di ricordarci-, e lei si sottrae. Io lo sento che è esasperato, ma pover’uomo ha una pazienza di ferro. Ma a distrarla, neanche tanto, dal suo desiderio, il fantasma di Robert Fremont che le chiede di aiutarlo e di trovare il suo assassino. La faccenda si fa curiosa agli occhi di Amelia perché 1) non si capacita proprio che un fantasma si manifesti come Robert e quindi cerca di capire come e perché, se questa nuova direzione che sta prendendo il suo “potere” sia da temere o da accogliere; 2) le sue apparizioni le provocano mille pippe mentali a proposito delle regole che suo padre le ha inculcato fin da bambina ma che puntualmente si vede costretta ad ignorare. Tutto ciò, però, non porta assolutamente a nulla di concreto. Complice di questa malsana ottusità è l’onnipresente sbavante pensiero sul caro Devlin. Si, perché ogni quattro frasi, Amelia sbava mentalmente su Devlin. E questo è di un fastidioso angosciante. Quello che invece preme la sottoscritta me sul “caso Fremont” è che avrebbe dovuto essere un anello della catena, invece Fremont elucubra astrusamente e non dice mai niente… esasperante, quando Amelia chiede lui è evasivo – e molte volte ho trovato questa evasività un espediente facile-, Amelia poi non brilla per intelligenza e così si trascina dietro “il caso Fremont” che si risolve quasi da solo e senza farmi articolare neppure un “ah…”.

La seconda svolta sembra arrivare dall’incarico di tornare al cimitero di Oak Grove (ambientazione del primo romanzo) per finire il restauro. Amelia torna al cimitero memore del passato, ci rende partecipe che quello è l’unico cimitero che le abbia mai dato i brividi e…. niente, ci lavora due giorni e poi viene presa da altro. Quindi VICOLO CIECO.

Finché altri personaggi entrano in scena: le sorelle Perilloux che, per l’innata dote di Amelia di non riuscire a farsi amici NORMALI, ovviamente non lo sono e vengono rivestire del compito di “spiegone” che figurarsi se Amelia capisce. Isabel ci viene presentata come l’ennesima impossibilmente bellerrima… ma che cacchio…. con cui Amelia entra in un’immaginaria competizione dopo averla vista abbracciare Devlin, ma Amelia entrerebbe mentalmente in competizione anche con un cadavere rinsecchito trovato durante uno dei suoi restauri e per di più, come sempre, si darebbe mentalmente sconfitta in principio. Eppure ogni tanto ci ricorda che è bionda, con gli occhi azzurri, slanciata e tonica…. vabbè. E poi c’è lui Darius Goodwine, il “cattivo”, e virgoletto perché alla fine ti rendi conto che per quanto la Stevens voglia farlo apparire come tale, per me, proprio non ci riesce. Mi è piaciuto subito. Ha imposto subito la sua presenza affascinante, accattivante e la sua importanza hai fini della storia che è stata, che è e che SPERO ci sarà. La Stevens ha gettato le basi per un buon personaggio, una personalità che è stata predominante nel racconto nonostante acquattata nell’ombra… però però… dopo un crescendo promettente Darius Goodwine ha fatto PUFFF come un palloncino cui viene allentato il nodo. Alla fine mi sono chiesta… ma…ma…scusate ma Darius Goodwine che fine ha fatto? Cioè, era qui…no? Ma quindi… che voleva?

Amelia invece in questo episodio gira con un punto interrogativo grande quanto l’insegna luminosa e tamarra di un bowling sopra la testa: dopo le informazioni quasi vomitate a cascata in The Kingdom, qua non si fa altro che ricordarle, senza che il cervello di Amelia faccia alcuno scatto in avanti, mentre continua fastidiosamente a ripetere come un mantra le parole del padre, cosa penserebbe, cosa le direbbe ora ecc. AMELIA! Invece di pensare alle mille mila regole che hai infranto e versare lacrime sul latte versato… AGISCI! E’ LA TUA VITA! E invece viene sballotata dagli eventi ritrovandosi sempre tra le mani facilitazioni e aiuti, origlia al momento giusto, l’amica le fornisce libero accesso a documenti che ho i miei dubbi possano essere di dominio pubblico ma vabbè… e sembra trovarsi sempre nel posto giusto/sbagliato perché ogni cazzata di Amelia si rivela una miniera d’oro. Ricordavo una personalità più concreta, invece Amelia non si auto-determina, sembra che sia ciò che le accade intorno e chi la circonda a farle da marea. E poi davvero, il rapporto che ha con Devlin è un po’ patetico, ma insomma, ho capito che Mariama ti guarda male ogni volta che lo tocchi, che senti le correnti di aria fredda, ma su… è morta… ah già, Amelia ha più paura dei morti che dei vivi. Devlin, poverino, già è frustrato per cavoli suoi e tu ogni volta gli svieni addosso, ti fai coccolare e poi senti gli spifferi… lui, d’altro canto non capisco come quando e perché abbia sviluppato questa “passione” per Amelia. Come pochi -anzi, spero ce ne siano-, non ho mai palpitato per i due e di certo gli eventi non me li hanno fatti amare, anzi, la loro storia, soprattutto dopo il secondo episodio, me li ha resi marginali.

E qui DEVO SPOILERARE, quindi se non volete sapere scorrete oltre!!!!!

Dopo l’ennesimo salvataggio, morale o fisico che sia, da parte di Devlin nei confronti di Amelia, che continua a trovarla svenuta e smarrita dappertutto, la porta a casa e…. all’improvviso Amelia cede. Si, lo fanno. Ma attenzione…. Amelia cerca di irretirci e convincerci che finalmente se ne sbatte di Mariama, che ha preso coraggio…. in realtà non la vede e non sente spifferi e quindi coglie la palla al balzo. E fa pure la zozza.

e qui…. apro una parentesi enorme. La scena di sesso. Credo sia una delle più brutte che io abbia mai letto in assoluto. Nonostante, come dicevo, la coppia fosse diventata per me quasi marginale, ci pensavo anch’io, mica no. Mi aspettavo un momento catartico, carico di tensione…. e invece è stato squallidissimo. Amelia, senza, non lo so, criterio, prende in mano la situazione…. cioè, non proprio in mano…. ci siamo capiti e mentre lo fa ci mette a parte di una riflessione profonda: che non lo fa spesso, ma non vuol dire che non sia esperta… CI FA PIACERE SAPERLO. Anche no, perché penso solo a perché cacchio me l’hai dovuto dire, come per strizzare l’occhio al lettore…. terribile, fallo e basta, è il tuo momento finalmente e cerca di renderti non-fastidiosa, almeno adesso. Devlin…. Devlin non fa assolutamente niente, almeno così mi è sembrato, quindi dopo aver “cercato” di costruire secondo certi criteri il personaggio fa una misera figura, infrangendo i pensieri erotici di tutte le lettrici della signora dei cimiteri.

Infine, tutto sommato, mancanza di risposte, personaggi che fanno puff, vicoli ciechi, questo episodio mi è piaciuto, meno di altri, ma mi è piaciuto. Alla fine ciò che aveva creato il grande sfondo fin dall’inizio, ovvero la storia di Devlin, viene risolto anche se si porta dietro un succulento fardello di cui immagino vedremo le prelibate conseguenze in The Visitors, la vicenda scorre, c’è qualche colpo di scena, gli avvenimenti sono ben concatenati e la varietà di personaggi è sempre apprezzata.  The Prophet non fa proprio un buco nell’acqua, ma avrei voluto un sforzo maggiore e un finale meno frettoloso.

Grazie a tutti.

Alice nel paese della vaporità_ Francesco Dimitri

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Voglio fare una grossa premessa: prima di riuscire a recensire questo… romanzo, sono passati giorni e giorni fra arrovellamenti cervellotici ed esami di coscienza. Ho letto tutte, e dico TUTTE, le recensioni su Goodreads e blog vari per farmi aiutare a capire. Quello che avevo bisogno di capire, in vera sintesi, era la “natura” del… romanzo, ma, più di tutto, ciò che io provavo e sto ancora provando nei suoi confronti. Perché si, sono molto confusa, su tutto, su tutti, non ci ho capito niente. In realtà ho capito tutto riguardo al… romanzo, ma sono confusa e perplessa lo stesso. AMMETTO di aver avuto bisogno di leggere parole altrui per farmi un’idea definitiva riguardo i miei sentimenti poiché, se avessi dovuto fare una recensione a fine lettura non ci sarebbe stato il solito istinto, il solito flusso di coscienza ad aiutarmi perché questo… romanzo mi ha lasciato il vuoto dentro. L’unica soluzione era che io andassi da Dimitri e girassi un video mentre gli tiro il kindle in mezzo la fronte. Quel video sarebbe stata la mia recensione.

Ma visto che io non so dove abita Dimitri, mi sono documentata, e questo è quanto.

TRAMA

Ben è un giovane londinese che soffre di allucinazioni. Per lavoro legge manoscritti. Una notte gli arriva un libro che si chiama “Alice nel Paese della vaporità”. Noi con lui seguiamo la storia di Alice, un’antropologa che vive in una Londra Vittoriana che non c’è mai stata. Alice viaggia nella Steamland, una terra invasa da un gas che provoca allucinazioni e mutazioni. Una terra in cui la realtà cambia a ogni istante, in cui “giusto” e “sbagliato” sono soltanto parole, e in cui le parole stesse si trasformano in odori e sensazioni. Quella di Alice parte come una ricerca, ma si trasforma subito in una lotta per la vita e per la morte. Alice dovrà sopravvivere in una terra oscura, in cui non c’è differenza tra orrore e meraviglia. Ben legge la sua storia. E qualcosa succede anche a lui.

Questa è la trama. L’avete letta? Vi ha incuriosito, vero? Bene, dimenticatevela.

Stando alla suddetta descrizione Ben sembrerebbe il protagonista della vicenda, o meglio, il pilastro portante. Non è vero. Ok, cerco di essere più professionale. Non è così che viene percepito perché Dimitri l’ha trattato male. Ma andiamo con ordine. Perché ha trattato male tutto.

Ben è un ragazzo affetto dalla sindrome di Alice nel paese delle meraviglie (esiste davvero) e fa, credo, il correttore di bozze per una casa editrice, o addirittura l’editor, non l’ho capito. La sua esistenza è segnata da questa malattia e di recente anche da un evento tragico: la morte di sua sorella causata da un incidente stradale che vede colpevole lo stesso Ben. Inoltre si è da poco mollato con il suo ragazzo (Ben è bisessuale) e quindi la sua situazione di sconforto-depressione è quasi al limite. Una sera gli arriva per email un romanzo da fonte sconosciuta che Ben inizia a leggere, il romanzo è in pratica quello che leggiamo noi di Alice & co. e quindi diventa una storia nella storia dal risvolto ( che non spoilero) frettoloso e minimamente sorprendente, forse l’unica nota positiva che però se non ci fosse il resto del romanzo sarebbe stato meglio. Con questa costruzione Ben aveva le carte in regola per essere un protagonista interessante, peccato che alla fine gli viene dedicato si e no il 20% del romanzo e questa minima percentuale ha anche la pretesa di essere esaustiva. Le parti relative a Ben ci vengono somministrate con il contagocce, in favore di un’ eroina di una piattezza immonda, ma dalle pretese degne del nome. Alice è un’antropologa di 29 anni con un passato di violenza infantile. Viene salvata da un personaggio di cui non ricordo il nome e che tanto viene dimenticato (insieme al passato che mi sembrava degno per spunti interessanti) e  quindi ciaone. Alice è annoiata dalla vita, da Londra (ah siamo a Londra! Grazie. Stop, chiuso capitolo Londra). Cerca svago in occasionali partners sessuali (e mi/vi risparmio la parentesi partners sessuali di Alice) che però si rivelano tutti fuffa e quindi decide di tentare l’intentabile: infiltrarsi nella Steamland, una specie di periferia affogata nella vaporità (tipo gas di scarico che danno effetti da LSD) in cui si celano orrori inimmaginabili. Più ci si avventura in questo luogo, più emergono dalla nebbia situazioni e personaggi con un chiaro ma debolissimo richiamo a quelli dell’opera di Carrol e l’avventura di Alice diventa il canonico “viaggio/ricerca dell’eroe” che però si riempie fino all’orlo di eventi e dialoghi piatti e ridondanti, personaggi improbabilmente improbabili e tutto inizia a strabordare da un orlo già al limite fino all’esaurimento-nausea e….si, al 40% del libro ho iniziato a saltare le pagine. Ecco, l’ho detto. Pagine e pagine di concetti mistici e filosofeggianti, elucubrazioni su alberi, esistenze, ombre, sogni, lasciati andare, perché è così, non guardare osserva, senti con le mani e tocca con l’olfatto, i fiori…. mi stavo dando il kindle in faccia. Non ci ho capito una mazza, anzi ho capito, ed è una strabiliante cazzata. Ma non sono io, è che Dimitri si è perso, voleva fare sun tzu parlando come il buddah e bo… Alla fine Dimì hai attaccato il pippone supremo, forse non vedevi l’ora di liberarti e forse ci sei riuscito, se me lo avessi chiesto ti avrei consigliato di scrivere un bel saggio, perché così hai solo rovinato la tua storia, usandola come un cavallo di Troia.

Questo romanzo poteva salvarsi in più occasioni, ma sono tutte implose. La storia si rivela un tradimento continuo ai danni del volenteroso lettore, dall’incipit steam-attaccato alla qualunque per provare (a chi, a te stesso?) che stiamo leggendo un romanzo steampunk, dalle intenzioni, appunto, steampunk che precipitano miseramente ad ogni tentativo calcolato male o forse non calcolato per niente, dimenticato. Il contesto manca completamente, anzi, forse lo indica la trama, ah si nominano un paio di volte Londra e il resto del lavoro dobbiamo farlo tutto da soli. Ci sono troppe TROPPE cose che vengono buttate lì e DIVENTANO o SONO perché lo dice Dimitri ebbbasta.

E il finale… imbarazzante, frettoloso, imbarazzante, deludente…. è un FINALE BO.

Grazie a tutti.

 

Io non sono Mara Dyer_ Michelle Hodkin

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Avete presente quel meme in cui l’omino fissa apparentemente rapito e concentrato lo schermo del pc e poi nell’ultima vignetta lo scatafascia per aria?????? Ecco, tale è stata la mia reazione alla fine di questo romanzo.

TRAMA

Mara Dyer sa di avere commesso un omicidio. Jude voleva farle del male, e lei si è difesa, grazie al terribile potere che le permette di uccidere con la forza del pensiero. Ma ora Jude è tornato, e nessuno le crede mentre giura di averlo visto con i propri occhi. Quel ragazzo dovrebbe essere morto, e Mara rischia di finire i suoi giorni nell’ospedale psichiatrico in cui è tenuta sotto osservazione. L’unica possibilità di salvezza è assecondare i medici e fingere di avere avuto un’allucinazione. Così la sera è libera di vedere Noah, l’unico che ancora crede in lei, l’unico capace di sfidare i suoi demoni e risvegliare i suoi sensi. Ma i fatti inquietanti si moltiplicano e Mara rischia di impazzire sul serio: qualcuno entra in camera sua la notte per fotografarla nel sonno e riporta alla luce una bambola appartenuta alla nonna. Mara le dà fuoco, ma tra le sue ceneri trova un ciondolo identico a quello che Noah porta al collo…

Un paranormal thriller ad altissima tensione, nella tradizione di Christopher Pike e Stephen King. Del primo volume Chi è Mara Dyer Cassandra Clare ha detto: «Ti inseguirà come un sogno. Ti trascinerà senza via di scampo.»

Profonda delusione.

Nella tradizione di Pike e King” è un bestemmione pari a un romanzo del Sommo Valerio Massimo Manfredi che si trasforma in un tamarrissimo film epico.

Le parole con cui si è espressa la Cassandra circa il primo volume per me valgono anche per il secondo, nel senso che l’inconcludenza della trama mi inseguirà come un sogno e la delusione mi trascinerà senza via di scampo…

Dovevo fidarmi delle mie remore iniziali, nonostante non rinneghi assolutamente neppure una riga di ciò che ho scritto. Era troppo bello per essere vero, e io ho creduto nelle magiche paroline paranormal thriller fino alla fine.

Fino alla patetica fine di questo volume.

Ritroviamo una psicotica Mara in balia di pippe mentali davvero poco variegate, un Noah Shaw che ha perso la sua scintilla, una famiglia sempre più odiosa e inutile e tutta una serie di cliché usati malissimo. Il bello è che non ti accorgi che ti stanno fregando fino al 90% del romanzo, perché è alla fine che sbatti contro un muro di: no, ja…  Quindi godetevi la lettura e ad un certo punto fermatevi a scrivere il finale che più vi piace, perché non potrà essere peggio di quello della Hodkin.

SPOILER

Prima di tutto, anche se dovrebbe essere l’ultima cosa da dire per correttezza, sappiate che finisce di merda, e non nel senso già ribadito di “deludente”, ma proprio di merda nel senso che non finisce, cioè io osservavo la percentuale di pagine lette avvicinarsi al 99% e pensavo: ma ho scaricato una copia menomata del romanzo? Possibile che nell’ultimo 1% ci venga rivelato un minimo di qualcosa che abbia un senso?

La risposta è NO.

Analizziamo i fatti.

La Hodkin riesce a mantenere abbastanza la tensione/attenzione di noi dall’altra parte abbastanza bene con “ti sbudino 10.000 cose ma non ti dico un c****” e vabbè, ma poi alla fine ci si ritrova con un pugno di sabbia in mano, di quello che ci fai una bella polpetta e la tiri a tuo cugino.

SPOILERONI

Ricordate il primo volume? Vi rinfresco la memoria? Bene, il monologo di Mara che si presenta: …. Mara non è il mio vero nome, è stato il mio avvocato… raccontare questa storia potrebbe essere un po’ azzardato… eccetera? La tensione piacevolmente causata dalle sue prime parole è letteralmente PUFFF!

E’ stato come leggere un altro libro, come se la Hodkin avesse completamente perso il punto, iniziando a divagare su robe divergenti, strabordando dal vaso della trama divagando su tutto, anzi, non solo divagando, ma proprio aggiungendo una miriade di particolari che sembravano volerci offrire qualcosa di succulento, ma di cui è rimasta solo una scia di profumino presto dimenticabile. Ma vi faccio degli esempi, sennò sembra che io sia pazza….

  • i sogni che Mara fa riguardo (forse) una vita passata? sua nonna da bambina?
  • la fotografia che ritrae la madre di Noah e la nonna di Mara
  • questa collana che viene ritrovata tra le ceneri della bambola che i due danno alle fiamme

Queste sono delle cose fondamentali che, a mio parere, sono state buttate in mezzo in modo scellerato. Ma veniamo alle cose che hanno fatto precipitare il mio grado di attenzione:

  • JUDE. Il ritorno di Jude era stato per me la causa scatenante della pelle d’oca a fine lettura. JUDE. Protagonista di quei finali che ti fanno spuntare un sorrisino di compiacimento alla fine di un romanzo e in previsione del prossimo. JUDE IO CONTAVO SU DI TE! E invece sei un poveraccio belloccio e neanche tanto sadico che è semplicemente scampato al crollo del manicomio perché… udite udite, ha i super poteri. PFFFF!
  • MARA. Non c’è cosa più odiosa delle Santarelline Assatanate.
  • GLI ALTRI. Tutti con i super poteri, tutti riuniti secondo un “machiavellico piano” (e uso le virgolette in modo sarcastico perché avrei voluto conoscere anche solo superficialmente il come e il quando) di questo genio del male (la dottoressa Kells? Bo.)

Insomma un polpettone.

Ora il mio cruccio è: o davvero voglia di aspettare questo terzo capitolo? Di dissipare i miei dubbi? Di sapere se ce la faranno i nostri eroi a… non so neanche a far cosa.

Sapete che vi dico? Non mi interessa, non più, non leggerei un ipotetico terzo volume neanche se amazon lo regalasse (o forse solo SE amazon lo regalasse, ma perché odio non avere le serie complete). Perché ho buttato 6,99 euro, perché non si scrive un romanzo così, perché non si può trascinare una trama per 460 pp e finire a merda, poveramente, senza fare neanche un po’ di solletico. E non credo sia strategia di marketing, perché in quel caso un bravo scrittore semina succulente briciole che alla fine ti rodi il fegato, in questo caso credo si tratti solo del fatto che la Hodkin non sia una buona scrittrice.

Il mio consiglio è leggetelo. Leggetelo per sbattere la porta in faccia a Mara & Co. senza rimpianti e andare avanti.

Addios.

P.S Ho letto delle recensioni di chi ha avuto l’ardire di leggere il terzo volume. Che perseveranza! E con soddisfazione posso dire che, un po’ in anticipo su gli altri, HO RAGIONE!

Grazie a tutti.

FAILURE TO QUEEN_ Irene Colabianchi

Failure to Queen

In occasione dell’uscita del terzo capitolo il primo viene gentilmente offerto su Amazon.

TRAMA
Crystal Young ha 16 anni e vive con il padre adottivo in una cittadina del Vermont, sulle rive di un lago. Vive una vita ordinaria tra amici e scuola. Finirà per dover affrontare diverse insidie, quando in città arrivano Elliott Davis e i suoi amici. Sono ragazzi scontrosi, misteriosi ed estremamente affascinanti.
Crystal dovrà andare alla ricerca di spiegazioni per scoprire cosa sta succedendo e perché d’improvviso avvengono fatti inspiegabili: il padre rischia di morire diverse volte e qualcuno sembra proprio avercela con lui e sua figlia, gli stessi Davis sono strani e lei si trova ad aver a che fare con l’arrogante Elliott. Sono entrambi presi l’uno dall’altra senza neanche rendersene conto, ma niente è come sembra e quando Crystal avrà la risposta a tutte le stranezze, dovrà fare delle scelte e imparare a conoscere il mondo della Scacchiera Nera, dove i componenti del gioco degli scacchi sono creature dall’aspetto umano e l’anima d’ombra, che lavorano per l’Uomo Nero.
La Scacchiera Nera rivelerà i suoi segreti…
Sarete pronti ad incontrare l’Uomo Nero?

Io si, lo aspetto con ansia per tirargli quattro sberle in faccia e chiedergli che cavolo ci fa con quei tre mentecatti buoni manco a fare gli scherzi di Halloween!
Ma partiamo dal principio.
La trama è più interessante delle 305 pagine che ho letto, dove le aspettative sono state tradite al 100% e già non erano alte.
Irè ti piacciono gli scacchi? BENE! ANCHE A ME! Ma usali, dove stanno? Ci hai buttato due briciole all’inizio che ho trovato anche saporite, ma poi ti sei rimangiata tutto. Puf. Tutto sparito.
E questo riferimento al famigerato Uomo Nero… devi farmi venire voglia di incontrarlo, si perchè al contrario di ciò che dice la trama non si vede, e io Avevo Voglia di Incontrarlo.
La protagonista ha spessore caratteriale millimetrico e dà il meglio di se quando cade preda della sindrome di Stoccolma. Veramente pietoso.
Avrei potuto reggere meglio i personaggi dozzinali, se almeno certi riferimenti che ho erroneamente captato come importanti e che poi ho perso per la strada fossero stati almeno sviluppati al punto che un taglio strategico mi avesse spinto a soddisfare una sete di risposte, che non ho, nei prossimi capitoli della saga, per es. : la morte della madre di Crystal, cui fa solo superficiali riferimenti, un tentativo di giallo con la Mona Sweet insensata e quindi inutile (uno spreco di energie per me lettore) diecimila amici spariti nel nulla in favore di sta Mary che, per carità evviva, è un personaggio sviluppato e collocato malissimo.
Riguardo ad Elliott. Allora, fa sempre gola il bello e dannato, ma così no, ma chi è questo oh? E’ insopportabile, ma non in modo carino, ma nell’accezione più negativa del termine. Orribile orribile personaggio, una piramide di cliché da prendere a calci e far crollare. Mi dispiace che siano questi gli ideali di “uomo” da cui vi piacerebbe farvi sbatacchiare al muro. Ecco, un altra cosa, e spero di non risultare pesante. Ma sta violenza. Cioè sto Elliott che non fa altro che caricarsi Crystal sulle spalle e inchiodarla al muro… AOH! Questi sempre fuori luogo baci e alitate sul collo che trovo viscide…ragazze…
Anime d’ombra… mmm… si. I Cattivi di Sailor Moon erano spietati e spaventosi rispetto a sti tre.
In definitiva tutto campato un po’ per aria. E ci sto che la storia prevede altri due capitoli, ma non mi vien voglia di buttarci l’occhio, magari gratis….

Ma è dopo aver sciorinato tutte ste polemiche gratuite che leggo che l’autrice è classe ’99… mmm… bene… adesso capisco un pò di cose che a saperle prima mi avrebbero fatto roteare meno gli occhi al cielo – o anche no.
E’ colpa mia, ma è dura andare avanti quando l’età media delle protagoniste del mio genere preferito non si evolve insieme a me, per loro l’età non avanza come per te, e amarezza e nostalgia lasciano il passo ai “che palle”.

P.S. Mi dispiace, sei giovane e certi cliché ancora non ti sono venuti a noia e quindi il problema è la sottoscritta, perchè certo non hai scritto questo romanzo per una 25enne. E io Ti Perdono.

Vorrei prendere il malcapitato romanzo (scusa Irene non è niente di personale ovviamente) per far luce su alcuni punti che proprio non reggo più e mi piacerebbe avere anche qualche parere esterno ai miei folli discernimenti:

1_ Perchè ste povere ragazze sono sempre mezze orfane? PERCHE’? Cosa avete contro la famiglia tradizionale??? (termine abusato di questi tempi). Sinceramente? Secondo il mio modesto e polemico parere credo che risulti complicato creare e gestire personaggi come i genitori. Ne sono convinta, perchè credo che complicati lo siano davvero. Eppure ritengo siano figure importanti, ma mi rendo conto che talvolta la mancanza di un genitore o entrambi (numerossissime le protagoniste affidate a nonne e zie) possa essere una scelta autobiografica.
2_ Mancanza di carattere ed introspezione. Il Carattere non è fare la frigidona davanti al bellerrimo dietro cui segretamente sbavi e l’introspezione non sono siparietti con il tuo cervello circa argomenti di scarsa importanza.
3_ Il Ragazzo Bellerrimo che arriva a scuola, la new entry bella bella in modo assurdo, l’arrogante gentile, il seduttore provocatore dal cuore tenero e dalla fedeltà cieca, ma più di tutto RICCO. No, almeno ricco no, ricco non lo reggo, ricco con il macchinone non ce la faccio, ricco che non vorrebbe essere ricco mi ammazzo.
4_ C’è anche la variante dove è la protagonista ad essere la new entry, ma al contrario è sfigata, anticonformista, farà sicuramente una figura di m**** entro i primi dieci minuti, le snob la trovano brutta e mal vestita ma invece è il sogno erotico segreto di tutti, tutte la invidiano e, udite udite, piace tanto immediatamente quanto inspiegabilmente al Bellerrimo autoctono.
5_ Trame annacquate dalla “storia d’amore”. All’improvviso tutto si fa sfocato e lontano per i due protagonisti che non vedono nient’altro a parte loro stessi, gli amici ciaone, la famiglia manco a dirlo, la trama…di cosa stavamo parlando? Qual’era il problema? Bo… forse nel prossimo capitolo…no nel prossimo libro…nel prossimo libro??? Ce n’è ancora di sta solfa?

Bene. Che dire, credo sia tutto (e anche troppo). Terribilmente banale e assurdo… ok si scusate, basta. Certo, siamo nella categoria romance/fantasy, ma per me il fantasy funziona quando è credibile. Non c’è nulla di più appagante che leggere di mondi, vite e personaggi fantastici e crederci, pensare che sia vero, che tutto fili, che sia logico e addirittura anche razionale. Voglio librarmi su quella linea sottile, tra la sensazione di star leggendo un fantasy come fossero pagine di cronaca. Per adesso, in 25 anni, le volte che mi è capitato si contano sulle dita di una mano e mi ritengo fortunata. Certo, non può essere tutta “letteratura” sennò l’appiattimento qualitativo non ci permetterebbe assolutamente di apprezzare questo vasto vasto mondo e le sue sfumature.
E quindi discerniamo pure, la Letteratura fantastica è ben altro dagli e-book a buon prezzo di Amazon, anche se devo dire che ho avuto piacevoli sorprese.
Ma Failure to Queen non è tra queste.
Ormai, forse semplicemente sto invecchiando, non ne posso più di vedere trame approssimative, scialacquate e imbarazzanti a discapito della storia d’amore. D’amore poi… certe volte sembra che non si sia mai stati adolescenti, ma che ci si basi su una serie di cliché acchiappati da Harmony di bassa lega mischiati alle favole della Disney…. come si chiama? Ah, si….. genere Young Adults. Mi vengono i brividi solo al pensiero…
My Dilemma is You(ng Adults)….vabbè lasciamo perdere che sennò…eh…

Vorrei APRIRE UNA PARENTESI. Io compro sempre ebook di scrittrici italiane, non solo per solidarietà, ma anche per curiosità. Purtroppo mi ritrovo sempre in scenari all’americana e un po’ mi dispiace. D’altra parte devo ammettere che leggere di nomi familiari e di luoghi dietro l’angolo mi fa storcere inconsciamente il naso. Lo so, si chiama disturbo della personalità. Probabilmente “l’americanata” tira di più e mi chiedo, davvero con sentimento, se e perché non sia effettivamente la sola a pensarlo o ad interrogarmi sugli storcimenti di naso di me stessa medesima. Provo emozioni contrastanti al riguardo e vorrei davvero indire una specie di esperimento sociale o raccogliere delle testimonianze in merito. Perché sembra tirare di più l’atmosfera, se vogliamo “esotica” anche se comunque Occidentale e diciamo pure americana? Perché siamo stati bombardati dalle serie tv? Perché è più affascinate leggere nomi anglofoni piuttosto che Giustino, Pietro e Michele? Perché forse-forse il primato del fantasy in letteratura lo detengono ancora oltreoceano? FATEMI SAPERE cosa pensate al riguardo o se i miei sono solo deliri.
CHIUDO PARENTESI.
Grazie e arrivederci.