Il segreto del libro proibito_ Karen Marie Moning

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Sinceramente?

Non lo so se questo primo episodio mi è piaciuto. Non dico che mi ha disgustata o lasciata perplessa, ma neanche entusiasta. L’ho letto in una giornata, concluso sotto le coperte prima di andare a dormire. E’ filato via così, liscio come l’olio. Ed è questo il punto, perché non sempre è una cosa positiva.

Un libro proibito che viene dal passato. Una libreria, la porta verso un’altra verità. Un libraio misterioso e le sue ombre. Una donna e un destino legato a quello dell’umanità. Quando la sorella viene uccisa, Mac Lane è costretta a mettere in dubbio la sua stessa identità. Con un solo indizio, la ragazza parte per l’Irlanda, decisa a vederci chiaro. Da subito comprende che non si tratta di un semplice omicidio. Chi era realmente sua sorella? E perché ha provato a decifrare l’antichissimo Sinsar Dubh? Segui le tracce di un libro senza tempo, e riscrivi al fianco di Mac e del letale Gerico la trama del loro destino e di quello del mondo intero.

Primo volume della serie Fever. Promessone senza tempo e remore.

In questa Irlanda di cui non mi è stato trasmesso un briciolo di fascino, ancora e sempre il popolo Seelie&Unseelie schierato non proprio a dovere. Al di là della mia infarinatura riguardante miti e leggende irlandesi, il mio approccio a urban fantasy di questo tipo avviene attraverso il filtro di Laurell K. Hamilton e Melissa Marr. E non è poco. Sebbene non faccia le piroette per il genere sono le uniche due che me l’hanno fatto apprezzare e per quanto mi riguarda la Moning ci prova ma non regge assolutamente il confronto (per ora). Il primo scivolone è proprio sulla pretesa di sensualità di alcune scene, decisamente non riuscite, addirittura fuori luogo come una certa scena di tentata violenza sessuale in un museo a discapito della protagonista. Veramente bo.

Per il resto, come dicevo, un flusso di avvenimenti abbastanza piatto: non ci sono salette attigue rispetto alla lineare direzione della trama totalmente a senso unico. La protagonista (insopportabile) parte da A e arriva a B senza intoppi, certe volte quello che accade è un mero elenco di azioni consequenziali, senza sorprese o con momenti salienti esattamente dove ci si aspetterebbe di trovarli e che quindi lasciano indifferenti. A questo punto direi che la scrittura non ha alcun peso; continui a leggere per arrivare al dunque, ma non c’è bellezza, non c’è immersione, non c’è empatia. Non c’è coinvolgimento.

I personaggi principali si collocano perfettamente nella stessa zona grigia:

Gerico Barrons è il tipico affascinate e tenebroso, con i pori della pelle che trasudano segreti e misteri, scostante, cattivo, duro, stronzo… vabbè, ci siamo capiti. Fastidiosissimo nel suo continuo ripetere “Ms. Lane” in ogni frase che pronuncia, è il proprietario di una libreria, straricco, ha una collezione di auto… stop. Un cliché di cui ormai non ne posso più.

Mac è una biondazza ventiduenne del sud senza una sola preoccupazione al mondo, senza uno scopo nella vita, senza ambizione, almeno finché non le comunicano che sua sorella, partita da un anno per un college irlandese, non è stata uccisa. Allora parte anche lei per sollecitare la polizia locale a rivedere il caso. Qui Mac scoprirà una cosa SCONCERTANTE (sarcastico) su se stessa e sua sorella; non ve la dico perché magari c’è ancora chi si stupisce (fortunelle). Anche lei la annovero tra i personaggi femminili senza spessore e quindi di lei e compagnia bella non me ne frega assolutamente nulla, tra l’altro una che si fa malmenare da un energumeno sconosciuto per poi tornare a chiedergli aiuto (e in seguito obbedirgli come un cagnolino) senza neanche pensare di andare a denunciarlo alla polizia,  è davvero poco realistico.

Ci troviamo, inoltre, davanti al tipico caso in cui, in teoria, più volte vengono ripetute delle cose più noi dovremmo crederci. No.  La dannatissima aspirazione a proporre personaggi con intenti eroici che poi non fanno altro che frignare per il peso del mondo sulle proprie spalle li fa diventare ancora più mediocri, delle figurine che si muovono sullo sfondo per portarci da A a B. A me pare solo che la sfera emotiva dell’individuo sia sempre più sacrificata e il carattere standardizzato per pura incapacità degli scrittori.

Insomma mi appello con tutte le forze allo Show, don’t tell.

L’unica cosa che mi è piaciuta è il modo in cui ci vengono riferiti gli avvenimenti, come se Mac, a distanza di anni, stesse scrivendo la sua storia.

Per concludere, so di aver fatto un quadro nero, ma rimane in me un briciolo di volontà e quindi andrò avanti, perché per 1 euro e 99 centesimi posso farlo.

 

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