La ragazza del treno_ il Film

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Come immaginavo il film è un flop. Una brutta copia sbrigativa e fatta male, un progetto di business da dare in pasto a lettori insoddisfatti che, credo vivamente, lo siano stati ancora di più dopo aver visto la pellicola. Cosa credevate? Ma no, voi, carissimi, lo sapevate benissimo a cosa sareste andati incontro, però ve la siete cercata lo stesso. E’ comune a tutti noi avidi lettori l’essere masochisti. Anche chi non lo ammetterebbe con nessuno, forse neanche con sé stesso, cova il sordido desiderio di vedere il risultato delle proprie fantasie/letture sul grande schermo, come le ragazzine che vanno alla ricerca di books-trailer su internet…

Ma va bene, ci siamo fintamente dati un pizzico sulla pancia e ce lo siamo visti, adesso basta. Possiamo chiudere, spero finalmente, il sipario sulla ragazza del treno. E aprire quello sull’ultima fatica di Alafair Burke… non è vero? he he he

Credo sia stato un peccato aver sprecato un’ottima interpretazione di Emily Blunt. L’attrice è stata davvero brava e credibile, molto, mi è piaciuta, e per questo l’ho trovata una performance davvero sprecata. Il film praticamente l’ha fatto tutto da sola, l’ha praticamente tenuto in piedi lei. Gli altri attori bo, non sono stati neppure pessimi, non sono stati proprio…. il nulla. Se invece di farci un film ne avessero fatto un monologo a teatro con la stessa Blunt ci avremmo guadagnato tutti molto di più.

Premettendo che l’ho visto sul divano con mia mamma (abbiamo letto il libro insieme), è stato significativo il fatto che ci siamo annoiate entrambe a morte, oltre a pensare esattamente le stesse cose. Ma ancor di più lo è stato il fatto che entrambe siamo state d’accordo che uno che vede il film senza aver prima letto il romanzo non ci capisce un cacchio di niente. Quindi, ribadisco, è stato solo fatto (male) per darlo in pasto ai lettori. E ste’ cose non mi piacciono, per niente.

Nella recensione al romanzo avevo forse superficialmente affermato che il libro è meglio anche senza aver visto il film, non mi ricredo e non ho visto il film nella speranza di farlo, era solo per essere “professionale”. Ribadisco anche che è assolutamente insensato andare a vedere un thriller di cui già conosci le dinamiche e quindi La ragazza del treno_il film è insalvabile sotto tutti i punti di vista.

Grazie a tutti.

 

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La ragazza del treno_ Paula Hawkins

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Per un’estate intera ho sentito blaterare della “ragazza del treno” di là e “la ragazza del treno” di qua… bene, alla fine me lo sono fatta prestare, perché, non so, avevo il sentore che non fosse qualcosa da sprecarmi a  collezionare sulla mia libreria accanto ai thriller tanto cari al mio nonno.

TRAMA

Rachel Watson, 32 anni è una donna di Londra con seri problemi di alcolismo, causati dal fatto che non riesce ad accettare la fine del suo matrimonio, soprattutto in vista del nuovo matrimonio tra l’ex marito Tom ed Anna, sua amante già da prima che si lasciassero.

Frutto del loro matrimonio sarà, inoltre, la nascita di una bambina.

A causa del suo alcolismo è stata da poco licenziata, ciò nonostante continua a prendere il treno ogni mattina, fingendo di andare al lavoro per salvare le apparenze con la sua coinquilina. Durante i suoi quotidiani viaggi in treno, per sfuggire dalla solitudine, osserva la vita delle persone attraverso il finestrino. La sua attenzione si è focalizzata su una coppia, a cui ha dato i nomi fittizi di Jess e Jason, che idealizza come la “coppia perfetta”. In realtà si chiamano Megan e Scott Hipwell e la loro esistenza non è così perfetta come sembra. Un giorno Rachel vede dal finestrino Megan con un altro uomo e pochi giorni dopo la donna scompare nel nulla. La notte della scomparsa di Megan coincide con la notte in cui Rachel ha alzato troppo il gomito ed è rimasta ferita, momenti di cui non ha alcun ricordo. Pensando di essere responsabile per qualche ragione della scomparsa di Megan, Rachel inizia ad indagare per conto suo, facendo salire a galla una verità sconcertante.

Pensavo peggio. La lettura mi ha tirata abbastanza, la sera mi mettevo nel letto con l’impegno di finirlo e chiudere la parentesi letteraria “ragazza del treno”. Anch’io come miliardi di persone ho pendolareggiato nella mia vita e quindi sono stata prima di tutto curiosa. Io, a differenza della protagonista (o forse un po’ come lei, ma in modo diverso) tendevo ad isolarmi nella mia testa quando non mi andava di leggere per passare il tempo. Mentre il mio corpo era in treno, io venivo rapita nel mio mondo interiore. Anche Rachel ha un mondo interiore, deprimente, scandito dall’alcol, dalle sofferenze e dai fallimenti del passato. Per fortuna i miei viaggi in treno sono meno deprimenti, ma ho sempre pensato che hanno un non so che di nostalgico.

Rachel non sta cercando di rimettere in piedi la sua vita, mi è sembrato (all’inizio) non averne alcuna intenzione, bensì si costringe, si relega (si punisce) in un limbo, il treno, sempre lo stesso con cui va e viene dal suo passato luogo di lavoro, una delle cose che ha perso. L’unico  click verso un tentativo di cambiamento arriva con la scomparsa di Megan e da classica voyeur diventa voyeur 2.0 e inizia ad immischiarsi in fatti che non la riguardano (apparentemente).

Il romanzo è scritto come in forma di diario, ma vi sono tre voci narranti: due di loro, quella di Rachel e Anna, parlano sullo stesso piano temporale, mentre le parole di Megan risalgono a prima della sua scomparsa. In questo senso l’inizio appare molto confuso, perché le tre voci che scandiscono gli avvenimenti hanno una piattissima personalità narrante e quindi bisogna stare attenti al titolo/data di ogni capitolo per entrare nell’ottica del cambiamento. Ciononostante Rachel riesce ad emergere come personaggio principale.

Il colpo di scena è lì sotto gli occhi di tutti prima di metà libro, ma la narrazione abbastanza incalzante, se non per alcuni momenti morti, ti trascina nella sua corrente riuscendo a concederti il beneficio del dubbio.

Ancora non ho visto il film, non credo che lo vedrò, non ne sento il bisogno. E’ un thriller, se conosci già il finale non c’è suspense e quindi che vai a vederlo a fare?!?!?!?!

grazie a tutti

 

Shadowhunters_ il film

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E’ uno di quei non rari casi dove mi è capitato di vedere prima il film e poi, ispirata, mi sono cimentata nella lettura del romanzo. In questo caso il film l’ho visto quasi subito, rispetto ai tempi di uscita intendo e ricordo che alla fine io e un mio amico ci siamo guardati come a dire: mmm, però, non c’è male. Insomma ci siamo ritrovati, tutto sommato, abbastanza piacevolmente sorpresi e soddisfatti. Ricordo, però, che ci siamo anche lasciati un momento di riflessione: l’idea era davvero grandiosa, il mondo, la sincronia dei personaggi, eppure…. mancava qualcosa. Come un film di M. N. Shyamalan, ti tiene incollato alla poltrona per poi scacarsi sul finale (Sesto senso a parte, eh.). Ecco, la sensazione è stata quella.

Eccoli qua, tutti nella locandina e la prima cosa da apprezzare è che sono veramente fighi senza essere imbarazzanti. E’ tutto figo senza essere imbarazzante, superficiale, e “di cartone”, come se le ambientazioni fossero finte. Credo sia un film fatto davvero bene, tecnicamente, fotograficamente… non vado avanti sennò mi metto in imbarazzo, nel senso che è costruito con serietà sullo schermo, se uno pensa che in seguito abbiamo abbondato con gli action-movie riadattati da romazi fantasy/urban, questo è stato quasi pionieristico, ma senza nulla da invidiare a nessuno.

Il cast non è niente male, sono tutti credibili. Ma la cosa più meritevole è….UDITE UDITE, Clary è mooolto più figa che nel romanzo. Amen, la sua sopportazione è stata mille mila volte più piacevole, poiché nel film abbiamo a che fare con una protagonista mooolto più attiva e dinamica. Ah, sono contenta, perché quando vedi il riadattamento di un romanzo sul grande schermo è bello trovare qualche sorpresa piacevole. Io sono del parere che quando si deve riadattare per il cinema un romanzo fantasy si dovrebbe riunire l’equivalente cinematografico dello S.H.I.E.L.D. Deve essere tutto perfetto, ovviamente non deve deludere, anzi, deve sorprendere ancora di più. Chiusa parentesi.

Ora però sembra che io stia mettendo un po’ troppo su un altarino questo film, ebbene non è così semplice.

Chi conosce la saga sa bene che è impossibile una resa completa. Ci siamo passati con tutte le saghe: Harry Potter, Hunger Games, Divergent, Twilight… si perdono pezzi che per il lettore sono importanti e che richiederebbero un esercizio di regia da maestro per essere resi come si deve. Di solito, come ne sono la prova i film citati, nessuno si spreca troppo per il fantasy, con qualcuno siamo stati più fortunati, altri hanno solo dato in pasto storia e personaggi al grande schermo.

Tre quarti di questo film sono stati una promessa, poi, il lettore (sia chiaro, perché chi non ha letto il libro potrebbe benissimo accontentarsi) smette di chiudere un occhio su certe cose, fino alla delusione. Si, perché la pellicola corre, troppo, salta interi capitoli, intere conversazioni, momenti significativi e di grande spessore emotivo. E correndo travolge molte parti in una nuvola di polvere, facendone un impasto superficiale se non addirittura prendendo una direzione semi-indipendente. No, no e no! Piuttosto non fatelo. E il film dura 2 ore e 10 minuti… ci hanno provato, ma non abbastanza. Per questo hanno poi deciso che per rispettare storia e storie fosse meglio farne una serie tv.

……………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………………….e qui cala un velo di oscuro silenzio……………..

ma l’avete vista la serie?

Purtroppo non ho a portata di mano un dizionario dei sinonimi e contrari per deliziarvi con un volo pindarico attraverso l’analisi delle varie sfumature e declinazioni della parola IMBARAZZANTE. Vi siete salvati. Non ne voglio neppure parlare, non ce la faccio, è troppo difficile.

Quindi facciamo finta che non sia accaduto, che il film sia rimasto sospeso nell’etere e noi ce ne siamo fatti una ragione. Così, come in un epitaffio, andrò a continuare il mio elogio critico.

Il cast mi è piaciuto molto, ci tengo affinché somiglino all’immagine che ci da l’autrice e che non si discostino troppo dalla mia immaginazione. A parte Clary, sia chiaro, sono contenta che non assomigli a quella del romanzo e poi Lily Collins mi piace abbastanza.

Jace è…. troppo affettuoso, il suo personaggio è più contorto di quello che si vede, ma qui ritorniamo al fatto che la pellicola corre perché non può fare altrimenti. Il suo aspetto mi lascia un po’ indecisa, se non fosse per il doppiatore che ha una voce strappamutande (grazie Andrea Mete) non sarebbe all’altezza.

Simon lo adoro, eccezionale Robert Sheehan, sogno perverso delle adoratrici di Misfits.

Infine Valentine. Nel libro è proprio diverso, ma non mi è per niente dispiaciuto ammirare un figherrimo Jonathan Rhys-Meyers…. da sbavo.

Ebbene nel film ci sono parecchie piacevolezze, lo rivedrei e lo rivedrei nella speranza che qualcuno si faccia un esamino di coscienza e ci ripensi.

Giudizio finale: meglio il film (ma con riserva).

 

 

Shadowhunters_ Cassandra Clare

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Si, lo so, è assurdo che io abbia letto Shadowhunters dopo dieci anni, ma c’è un’ottima ragione: le copertine mi facevano cagare. Oltretutto hanno iniziato a farne diverse a seconda dell’edizione e della casa editrice e io odio ritrovarmi a collezionare una saga dalle copertine diverse, quindi ho pazientemente aspettato, finché la Mondadori non si è salvata in calcio d’angolo proponendo l’edizione che raccoglie i sei romanzi in due volumi.

Ed eccola qui, non è bellissima?

In questo volume, grosso quanto la Bibbia di Gutenberg, sono raccolti Citta di Ossa, Città di Cenere e Città di vetro. 

A mio modesto parere, è stata una gran pensata, non per il formato, perché è davvero poco maneggevole -mi è venuta un’infiammazione al tunnel carpale per tenerlo in mano-, ma per il semplice motivo che leggere la prima trilogia tutta insieme ha una resa pazzesca. I tre episodi contenuti vengono resi molto meglio se letti senza pause. Lo so, questo è un privilegio per chi ha atteso -non immagino l’ansia di dover aspettare che ne esca uno alla volta- perché l’ho letto tutto d’un fiato. Considerando anche che con questi primi tre episodi si chiude un cerchio.

Non vi sciorino le varie trame, faccio io un breve -ci provo- riassunto.

Clary (Clarissa) Fray è un’adolescente che vive a New York con sua madre Jocelyn, ha un migliore amico Simon che per lei è come un fratello (per lei). Una sera decide di entrare in una specie di discoteca chiamata Pandemonium e assiste all’omicidio di un tizio, vedendo perfettamente in faccia i tre ragazzi che lo uccidono. Ovviamente non ci pensa neppure a farsi gli affari suoi, dopotutto chi, alla vista di un omicidio, non insegue il carnefice? Vabbé, pippe mentali varie perché nessuno le crede, semplicemente perché nessuno può aver visto nulla dal momento che Clary non è una Mondana, come le dirà l’affascinante Jace Wayland. Scopre che i tre, tra cui Isabelle Lightwood e suo fratello Alec, sono Shadowhunters e il loro compito è andare a caccia di demoni (e il tizio che hanno ucciso è proprio uno di loro). I due, insieme a Jace, possono rendersi invisibili ai Mondani grazie alle rune tatuate sulla pelle, che conferiscono loro anche altri poteri. Dopodiché c’è un po’ di casino: la madre di Clary viene brutalmente aggredita e rapita. Così Clary inizia a conoscere il mondo degli Shadowhunters attraverso gli occhi e i racconti di Jace, che la porta all’istituto e cerca di aiutarla. Scoprirà che fin da bambina sua madre ha occultato i suoi ricordi e i suoi poteri con l’aiuto di Magnus Bane, il sommo stregone di Brooklyn, da cui si fa portare per saperne di più.

Effettivamente anche se la sintetizzo io la trama è davvero troppo lunga. Vabbè stringo.

Il filo conduttore che apre e chiude questa trilogia è ostacolare i piani di Valentine, nonché padre di Clary, il cui intento è rivoltare il Conclave, artefice degli accordi di pace con le altre creature, ovvero i Nascosti (lupi mannari, popolo fatato, vampiri e compagnia bella) e purificare il mondo creando una frotta di Shadowhunters al suo servizio. Per farlo ha bisogno degli Strumenti Mortali -la Coppa Mortale, la Spada Mortale e Lo Specchio- la cui ricerca scandirà il ritmo dei tre romanzi.

SPOILER, MA NON TROPPO

Per ultimo, ma non meno importante, la relazione che intrecciano Clary e Jace. I due si piacciono subito, lui è bello, misterioso e spudorato, lei ha solo un amico ed è un pò una sfigata, quindi è fatta, niente di nuovo, se non fosse che i due scoprono (o meglio, vengono indotti a pensare) di essere fratelli. ZAN ZAN ZAN. Credo sia il primo incesto letterario che abbia mai letto, credibile, ricco di suspense, incantevole, passionale e pericoloso, ma sono sicura che nessuno ci ha creduto veramente. (non scendo nei particolari perchè è un bel viaggio quello attraverso la loro storia). Ma non importa, perché il ritmo serrato rende tutto troppo troppo coinvolgente per preoccuparsene subito o avere il tempo di rifletterci sopra tra i “non è vero, non può essere” e i brividini che ti prendono quando i due si scambiano tormentatissimi sguardi e incandescenti sfiorate.

Il punto di forza di questo romanzo, oltre ad una trama solida e ben radicata al terrendo di uno dei più accattivanti episodi del vecchio testamento, sono i personaggi: ognuno di loro ha una personalità forte e indipendente, ognuno ha la propria storia.

La VERA PECCA è che tutti, tutti, sono più interessanti di Clary. Si, avete capito bene. E’ praticamente quasi inutile. Conoscete la puntata di Big Bang Theory dove Shaldon fa vedere a Amy Indiana Jones e l’ultima crociata e alla fine lei gli fa notare che con o senza Indi i nazisti sarebbero stati sconfitti ugualmente? Bene, è proprio così per la “protagonista” del nostro romanzo. Non è un brutto personaggio, ma stereotipato e di poco spessore in confronto a tutti gli altri. E’ un vero peccato, anche se verso la fine si risolleva un po’ perché fa EFFETTIVAMENTE qualcosa, bo…. non so.

Jace è il vero protagonista, bello, tormentato, sfacciato, irriverente, forte. Autentico. A mio parere la VERA STORIA è la sua.

Quella di Alec è Magnus è una parentesi davvero coraggiosa -parliamo comunque di dieci anni fa) e sincera, romantica e vera con i suoi dubbi e le sue incertezze, e credo che la Clare sia stata la prima ad infrangere un cacchio di tabù. Quindi clap clap. Il tutto corredato dalla presenza di spirito di un più consapevole Magnus.

Ma senza i batibecchi e le entrate in scena di Simon a questo romanzo sarebbe mancato un ingrediente fondamentale, un ingrediente che ha avuto il giusto spazio, anche più di quello che mi sarei aspettata e ne sono stata contenta.

La prima trilogia è stata divorata con famelicità, ansia, gridolini di gioia nel bel mezzo della notte e mi è anche scappato qualche singulto tra una parolina di Jace e l’altra, quindi sono soddisfatta e posseduta da quel misto di ansia e desiderio al cospetto della seconda parte di questa storia.

Dunque, a risentirci.

P.S. a breve un resoconto sul film, rivisto in occasione della fine della lettura

*PPz il film*: Trash vittoriano #2

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Giovedì 4 febbraio è uscito nelle sale il tanto atteso Orgoglio e Pregiudizio e Zombie e io ieri sono andata a vederlo come promesso. Ci ho provato a non essere impaziente, emozionata e trasudante di aspettative, così come non lo ero stata per il libro, ma stavolta la faccenda era diversa perché sapevo di cosa stavamo parlando.

“Non può che essere una merda.” Mi dice A. ma io non voglio credergli, non  del tutto. E invece…

Eravamo in tre, tre donne e tre fan, ma alla fine eravamo una schifata, un’indignata e un’addormentata. Ma partiamo dall’inizio.

Entriamo nella sala con il nostro bicchierone di caramelle e siamo sole. Oscuro presagio? Per un momento l’ho pensato, ma continuavo a ripetermi: “non è possibile che siamo le uniche tre sciroccate che sono venute a vederlo, che ci hanno creduto.” Per fortuna non è stato così. A luci già spente, durante i trailer, arriva una frotta di gente, non tantissima, diciamo una trentina di persone. Ok, ci sta, al cinema c’erano due sale con The Hatefull Eight. Ma c’era un’altra cosa che non avevo calcolato: la gente ha gusti dimmerda.

Bene, comincia il film. Una cavalcata sullo Hingam Bridge e già mi si spostano i nervi. Dove diavolo è la mia battuta di apertura!!!!! “È cosa nota e universalmente riconosciuta che uno zombie in possesso di un cervello debba essere in cerca di un altro cervello?!”  Ah, eccola, ok. Siamo positivi.

Parte la prima scena degna di nota: fa la sua apparizione Mr Darcy. Ed è un No secco. No! Già dopo pochi minuti il film ha perso per me tutta la sua attrattiva, il personaggio di Darcy (scusa Sam Riley) mi appare insulso. Ma ok, magari dopo sfoggerà uno sguardo intenso seguito da una battuta alla Mr Darcy (vero!) e io me ne innamorerò, o almeno gli darò un’altra chance. Volete lo spoiler? Se non lo volete smettete di leggere ADESSO! Non accade.

Andiamo al sodo.

Darcy entra in casa di una tipa perché ha sentito di un precedente attacco zombie “avvenuto nel corso di una partita di carte” e deve controllare che nessuno sia stato infettato. Il “metodo Darcy” è liberare nella stanza un cumulo di mosche che “è scientificamente provato” si attaccherebbero immediatamente a colui il cui corpo è in fase di trasformazione e, quindi, carne morta/in putrefazione. Ok. Devo ammettere che nella scena immediatamente seguente il film acquista un paio di punti. Le mosche si fermano e tutti si voltano, atterriti, a guardare il tipo che sta giocando a carte proprio al fianco di Darcy, che con una mossa fulminea rompe un bicchiere di cristallo, trafigge lo zombie e in un cambio di prospettiva lo vediamo che ci squarcia la gola. Mi è piaciuta l’improvvisa scossa data alla scena e l’effetto di scambio del punto di vista e, come è successo più avanti, il sonoro ha aiutato.

Dopo questa “chicca” c’è una fumettistica spiegazione di come sia iniziata l’epidemia zombie che tuttavia mi è apparso un espediente comodo.

Dopodiché entriamo in casa Bennet dove le cinque sorelle stanno lucidando le proprie armi. Allora, non tanto questo, perché è anche una cosa carina, ma il signor Bennet. È vero che ormai ci troviamo il cast de Il Trono di Spade sparso un po’ da per tutto, però cazzo, Tywin Lannister con quella parrucchetta bionda fintissima in testa no! È davvero poco credibile.  La signora Bennet l’ho odiata subito, pessima. Non mi ci soffermo neanche, sennò qua non si finisce più. Continuiamo.

Arriva la famigerata serata del ballo e qui è il punto di non ritorno. Invito a vedere sinonimi e significati di PUERILE. Perché è l’aggettivo che accompagnerà da adesso tutto il film.

Bingley sembra un idiota, ma veramente. Il suo personaggio originale è invece ingenuo, ma puro, e non si presenta così, non esiste, il suo atteggiamento nel film fa capitombolare tutti i, seppur ridicoli, ideali e comportamenti dell’Inghilterra vittoriana, e di quella postuma e precedente. No. Bocciato subito. La presentazione iniziale di Bingley, nel suo modo affettuoso, tanto da essere reputata fuori luogo da Darcy, nel libro ci presenta debitamente una personalità di cui afferriamo subito la bonaria natura, mentre qui mi è sembrato Troy Bolton al ballo scolastico. Insomma scena degna di High School Musical.  Le vicende procedono a ritmo veloce e scialbo, i punti cardine della storia vengono a malapena sfiorati e malamente dirottati, per non dire plasmati, per un target di young adult. Un momento alla The Walking Dead prova a scuotere la situazione senza riuscirci e dico subito che il resto degli insignificanti momenti sul tema che seguiranno (molto pochi) sono davvero insulsi e non intaccano il ritmo o il clima pallosissimo degli accadimenti. Sono stati molto più interessanti i trailer. Negli scontri con gli zombie non c’è mai stata vera battaglia, le scene non impressionano, non generano tensione, orrore, suspense, niente. Alla fine sono inutili, non sono inseriti nella trama, il connubio ne è uscito perdente nella pellicola.

Al mio paese si dice “arronzare” i fatti. Ed in quanto ad “arronzare” i fatti questa pellicola ha esagerato. Dal ciuffo da bello e dannato (ma dove?) di Darcy, che quando recita le battute più significative sembra che stia ripetendo a memoria e in modo compito le battute del copione, ad Eliza, con quella perenne boccuccia semi-dischiusa e sospirante che mi ha infastidita tutto il tempo facendomi dimenticare perfino di quale personaggio stiamo parlando. Io sono una donna del XXI secolo e la tensione sessuale voglio fiutarla nell’aria, non vedermela sbattuta in faccia come se fossi una dodicenne. Il contegno e il suo essere apparentemente anaffettivo del NOSTRO Mr Darcy sono assolutamente travisati, un sogno lontano e neanche minimamente, lontanamente sfiorato dall’interpretazione del Darcy di noi altri.

E da ciò faccio un salto in avanti alla scena in cui mi sono saltati i nervi e ho DESIDERATO uscire dalla sala e andare a vedere il film di Tarantino. Lo scontro tra Darcy ed Eliza nel salotto del signor Collins (pardon, il Pastore Collins noto anche come l’undicesimo Doctor Who, l’unica punta di humor che si salva nel film) mi ha fatto cadere le braccia. I due sfogano letteralmente la loro “frustrazione sessuale” con le arti marziali. Nel libro è una scena spassosa, ma a vederla… ma non è la cosa peggiore. Eh già. Il litigio è a seguito della scena suprema, la più importante, il pilastro di Orgoglio e Pregiudizio. Ovvero la dichiarazione di Darcy e lo sfogo sul conflitto interiore da lui provato e dichiaratamente superato a fatica che rivolge ad Elizabeth. Il risultato? Una FALSA, FALSISSIMA e IMBARAZZANTE prova. QUI SONO MORTA DENTRO. Questa non puoi cambiarla. Va bene il contorno di lotta, ma così no. La dichiarazione di Darcy, o meglio, la messa sul piatto verbale, mentale, ideologica e morale tra lui ed Elizabeth possiede una ricchezza di sfumature in cui c’è tutto il significato del romanzo.  E poi lui va a casa di Collins e Charlotte dopo,  solo per scusarsi e darle la lettera. E invece mi hanno propinato un minestrone! Perché cazzo fare un mix con due scene pilastro del libro! Perché?!?!?! Tutte le scene chiave si schiantano inevitabilmente sul pavimento e vengono sfracellate come i crani degli zombie.

E Wickam…ne vogliamo parlare? No, vi prego.

L’ingrediente di un film può non essere una trama credibile, ma gli attori DEVONO esserlo. Specialmente in questo contesto, sennò devi essere consapevole che stai mettendo su pellicola lo schifo e non ti importa. Ma dico io, Natalie Portman! Sei una delle mie attrici preferite (e produttrice del film), una grande fan del libro e mi fai questo?! Ma li hai pagati 50 euro a testa a sti’ qua? Basta.

Mi è sembrato di vedere lo Scary Movie di Orgoglio e Pregiudizio.

*PPz*: il Trash vittoriano #1

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Sono passati sette anni dalla pubblicazione del riadattamento del romanzo della Austen, Orgoglio e Pregiudizio, da parte dello scrittore, fumettista, sceneggiatore, autore e produttore televisivo Seth Grahame-Smith. Nel 2009 vedeva la luce Orgoglio e Pregiudizio e Zombie e il risvolto della copertina già assicurava: “…e presto diventerà un film”. È diventato un film.

Più o meno cinque anni fa sto passando pigramente in rassegna l’offerta editoriale dello scaffale di un supermercato e lo vedo, il movimento è questo: il mio passo va avanti, poi mi fermo e torno indietro. Non posso aver letto bene, no, non è possibile, oh mio dio, ma dai. Ebbene sì, non era uno scherzo dell’immaginazione, il titolo presenta proprio: “Orgoglio e pregiudizio e zombie”. Non. Ci. Posso. Credere. Lo afferro e guardo la copertina. È un tipico ritratto ottocentesco, di come si usava farne all’poca, raffigurante una signorina dal volto deturpato dal processo di zombificazione che travolse l’Inghilterra vittoriana in quel periodo. È già mio. La copertina oltre al titolo appetitoso riporta il nome dell’autore Seth Grahame-Smith preceduto da quello famigerato di Jane Austen come se si trattasse di una reale collaborazione. Lo trovo fantastico e ci credo, voglio crederci.

Non è un modus operandi eccezionale, è così che mi capita quando compro un libro. Il dirigermi carica di aspettative come una bambina a natale verso gli scaffali dedicati in un supermercato, non vi dico quando poi attraverso la soglia di una libreria, è esattamente questo. Lo vedo e scatta qualcosa e per me, che ho studiato arte, la copertina è importante, non vale più di mille parole, ma di cinquecento sì. Può sembrare superficiale giudicare un libro da una copertina, ma a meno che il libro in questione non provenga direttamente dagli anni ’80 io ci tengo! Comunque. Non è solo questo. Lo sfoglio, leggo il primo risvolto e l’ultimo se ci sono o, comunque, la trama e l’introduzione, eventuali dediche, recensioni o commenti, che poi dicono tutto e non dicono niente e va bene, deve essere così. Io non voglio sapere cosa sto comprando e non voglio una predizione sul futuro di come mi sentirò finendolo, voglio essere stuzzicata, presa a pizzichi, scrollata selvaggiamente dalla curiosità. E così è stato. Non sto gridando al capolavoro. Il romanzo è trashissimo e prevedo il trash all’ennesima potenza per il film, ma qui non vogliamo essere delle professoresse di letteratura, io non lo sono, e quindi mi godo il trash, soprattutto quando è credibile (si lo so è un ossimoro bello e buono).

Insomma l’ho letto, tutto d’un fiato, molto più velocemente dell’autentico Orgoglio e Pregiudizio. Attenzione, io sono una fan della Austen ma, so di dire una cosa impopolare, senza il supporto morale e visivo delle trasposizioni cinematografiche è un bel polpettone, lo sono tutti. Sta di fatto che la rivoluzione letteraria portata avanti da questa donna è strabiliante, è uno di quei piccoli eventi eccezionali che di tanto in tanto accadono e fanno essere il mondo migliore, più bello. Le sue sono donne vere, con pro e contro ma non è colpa loro, è la società, però sono donne e, come ha detto Carrisi: “…è la figura femminile che fa la storia, senza la figura femminile la storia non c’è…” o qualcosa del genere (perdonatemi, stavo facendo zappig e l’ho beccato). Sto divagando. Sta di fatto che trovo l’azzardatissimo connubio di romanzo vittoriano e zombie originale quasi quanto deve esserlo stata la scrittura della Austen a suo tempo. Sto esagerando? Forse sì, ma mi entusiasmo perché il cinema può fare qualunque cosa.

Quando ho letto il suddetto libro già sapevo che ne sarebbe stato tratto un film e, considerando che il romanzo è del 2009, sono stata segretamente in trepida attesa e il film sarà davvero nelle sale, proprio a breve, il 4 febbraio. L’hanno fatto davvero. Avrà il seguito mediatico che ha avuto il romanzo a suo tempo? Insomma, diciamolo, chi ha letto il romanzo con una qualche vera briciola di aspettativa? Sarà stata più una speranza disperata. E invece io ne sono rimasta entusiasta. L’Orgoglio e Pregiudizio originale c’è tutto! È questa la cosa strabiliante! Grahame-Smith non ha cambiato una virgola, ha solo aggiunto e il connubio è risultato perfetto. Nel leggere i passaggi fedeli un pacato sorriso vittoriano mi si dispiegava sulle labbra, ma quando incontravo i passaggi “moderni” andavo in brodo di giuggiole. Le donne della Austen sono nate come eroine e quindi azzardo, ma lo faccio, con il dire che forse per ricordarcelo oggi abbiamo bisogno che esse si impongano a forza di evisceramenti e decapitazioni, il messaggio è lo stesso. E sono andata in brodo di giuggiole quando ho visto i primi teaser. Nessuno potrà impedirmi di essere seduta su quella poltrona il 4… no il 4 è giovedì, il 6 febbraio! Non ho alte aspettative, anzi, non ne ho per niente. Ma. Io. Voglio. Devo. Vederlo. È un: “ai giorni nostri tutto può succedere” o un contemporaneo “se puoi sognarlo puoi farlo” da ripetere con la bocca strabordante di pop-corn.

Questi sono i giorni in cui, soprattutto il cinema, sta davvero prendendo una piega nuova. Tuffarsi nelle favole alla ricerca del “cattivo” o del “come sono andate davvero le cose”… penso a Pan, Maleficent (anche se non mi ha entusiasmata), Alice in Wonderland e ancor prima a Red Riding Hood (cappuccetto rosso sangue nella versione italiana). Ma, ritornando nello specifico a Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, quello che di più mi affascina è la ritrovata ucronia nei romanzi. L’ucronia (o storia alternativa) è l’ingrediente principale di una narrativa “fantastica” basata sulla premessa generale che la storia del mondo abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale. Nel nostro caso l’ucronia è assimilata al romanzo storico. Ovviamente non è la prima volta che succede, la letteratura del Novecento, soprattutto quella post-seconda guerra mondiale conta il maggior numero di esempi, ma seguendo un filo di Arianna possiamo notare come nell’ultimo ventennio siano stati i romanzi della Austen, più precisamente la coppia Darcy/Elizabeth quella più gettonata. Qualche esempio? Steve Hockensmith ha scritto il prequel e il sequel di Orgoglio e Pregiudizio e Zombie, Dawn of the Dreadfuls e Finché morte non vi unisca, Pulse and Prejudice: The Confession of Mr. Darcy, Vampire di Colette L. Saucier, Vampire Darcy’s Desire: A Pride and Prejudice Adaption di Regina Jeffers, Il Diario di Mr. Darcy di Amanda Grange e i più orientati sul thriller/giallo Morte a Pemberley di P. D. James e la saga di Carrie Bebris che vede la famigerata coppia Darcy/Elizabeth alle prese con misteri e casi da risolvere, per non parlare dello spazio (graditissimo) che è stato dato alla sorella sfigata Mary Bennett da Coleen McCullugh in L’indipendenza della signorina Bennett. Ora, mi sono orientata su questo genere ma ci sarebbero da scrivere enciclopedie al riguardo e qualcuno esula dalla pura ucronia e si diverte semplicemente a sviluppare un tema/storia di una coppia immortale di cui non ci stancheremo mai di leggere. Sta di fatto che è uno stile che sta prendendo piede e che mi garba perché lo trovo divertente e sopperisce alla insana esigenza di sapere cosa è successo dopo. Ormai nel XXI non ci si accontenta più del “vissero felice e contenti” e il matrimonio è per noi (per me) un finale inconcludente * o se proprio due persone devono decidere o capire nello stesso istante in cui si guardano che devono stare insieme for ever and ever che almeno lo facciano mentre combattono per la vita a suon di sbudellamenti e crani fracassati. Vogliono farci credere che è insito in noi donnicciole quel gusto antico e patetico per il romantico, ma non è vero, ci aggrada (anche segretamente) vedere un po’ di azione.

Prossimamente sapremo se è stato meglio il film o meglio il libro o, in questo caso specifico, se Seth Grahame-Smith avrebbe fatto meglio a farsi i cazzi propri.

P.S.

Io non sono pro-vampiro, no, no, no. Forse perché ne ho visti e “letti” anche troppi nel corso della mia ancora breve vita e per me l’unico e solo rimarrà Gary Oldman (a buon intenditor poche parole), però amo la rivisitazione e se i vampiri non sono mollicce amebe ma il vero specchio di una profonda, selvaggia, originaria, straziante e VERA dicotomia interiore a proposito di bene e male, di istinto e di pensiero, allora ben vengano, perché il cattivo ha sempre qualcosa in più da dire. Ma di questo ne parleremo un’altra volta.