Non lasciarmi_ Kazuo Ishiguro

Sono rimasta molto colpita da questo romanzo, pur trovandolo strano. E’ stato come se avessi inseguito qualcosa per tutto il tempo e poi alla fine, invece di arrivare da qualche parte, mi sia ritrovata sul ciglio di un burrone.

Non lasciarmi o Never let me go nella lingua originale, è il titolo di una canzone di Judie Bridgewter cara alla protagonista e voce narrante di questo romanzo che il Time ha giudicato il migliore del 2005, inserendolo nella lista dei migliori 100 romanzi in lingua inglese scritti dal 1923. Nel 2010 ne è stato tratto un omonimo film diretto da Mark Romanek, con Carey Mulligan, Andrew Garfield e Keira Knightley.

Come dicevo, questo romanzo mi ha dato un’idea di sospensione, ma niente di cui avere paura, dal momento che le storie di Kazuo Ishiguro (premio Nobel nel 2017 e vincitore di svariati Booker Prize) sono spesso reminiscenze del passato, un passato ormai irrecuperabile e che quindi infonde un senso di sospensione e malinconia. Inoltre, specialmente nel caso di Non lasciarmi, vengono introdotti elementi surreali provenienti dalla letteratura fantascientifica e distopica che contribuiscono alla sensazione che ci sia qualcosa di strano.

Non lasciarmi si apre come una sorta di diario; la voce narrante sarà per tutto il tempo quella di Kathy che all’età di trentadue anni, torna con la memoria indietro nel tempo, ora ispirata dalla visione di un edificio o di un paesaggio visto dal finestrino dell’auto durante i suoi viaggi di lavoro. All’inizio la lettura è un po’ estenuante, dal momento che Kathy racconta e ricorda quasi in un ininterrotto flusso di coscienza che inciampa in continuazione su quello o quell’altro ricordo facendo ripartire e ingarbugliare una sequela di episodi all’apparenza insignificanti.

La storia affronta i ricordi della sua infanzia a Hailsham, un collegio immerso nella campagna inglese, che condivide con molti altri ragazzi fino all’età di sedici anni. Tutti loro non hanno i genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme accuditi, guidati e istruiti da un gruppo di tutori. Le vicende si incentrano su Kathy, Tommy e Ruth, sul loro rapporto, sulla vita ad Hailsham scandita dalle lezioni di musica, letteratura e arte e controllata da un’entità superiore che i bambini chiamano semplicemente Madame. In seguito, i tre rimarranno uniti per anni anche dopo aver lasciato Hailsham per i Cottages, salvo poi quando Kathy decide di lasciarli prematuramente per iniziare il praticantato per diventare “assistente”.

I presupposti con cui Kathy comincia a raccontare, nonostante all’inizio ci sembrino episodi insignificanti di vita idilliaca, ci infondono subito tristezza e malinconia, unita a una forte sensazione di disagio e, infatti, più si va avanti, più le parole di Kathy ci lasciano presagire che qualcosa di terribile stia per accadere, o cioè che sia accaduto a infrangere l’atmosfera di pace che sembrava aleggiare a Hailsham. C’è sempre qualcosa che viene percepito ma non esplicato, c’è sempre una verità strisciante e insinuante in qualunque cosa succeda ad Hailsham; un gioco di detto-non detto filtrato candidamente dall’età degli ospiti di Hailsham e che alimenta una tragica sottotrama.

Dunque, per tutto il romanzo quello che aleggia è un senso di inquietudine. Il significato di parole come “donatore” e “assistente” e Kathy che narra quasi con reticenza, ci preparano a una verità che poi ci lascia frustrati. I piccoli ospiti di Hailsham non sono bambini qualunque e quando il velo cade e tutto ci è terribilmente chiaro, ci rendiamo anche conto di averlo sempre saputo. Proprio come loro. Ma, inesorabilmente, si va avanti.

Il romanzo non decolla mai, specchio del fatto che la realtà non è messa in discussione, non c’è ribellione, ci sono domande ma se ne accettano le risposte. E’ così è basta, il mondo che conoscono è quello, sono cresciuti senza sapere nulla di cosa è accaduto o accade intorno a loro, quotidianamente o storicamente parlando.

Il finale, estremamente commovente, sfuma proprio come le loro vite erano destinate a fare, abbandonando il mondo senza fare rumore.