Cuore oscuro_ Naomi Novik

Fatemi annusare una storia un po’ fiaba un po’ creepy e sono vostra.

Fuori dalla valle possono dire quello che vogliono, ma il nostro Drago non si mangia le ragazza che prende. a volte ci capita di sentire le storie che raccontano i viaggiatori di passaggio: parlano come se praticassimo sacrifici umani, come se lui fosse un drago vero e proprio. Ovviamente non è così: sarà anche uno stregone immortale, ma resta comunque un uomo, e i nostri padrifarebbero fronte comune per ucciderlo, se volesse divorarsi una di noi ogni dieci anni. lui ci protegge dal Bosco, e noi gli siamo riconoscenti, ma non fino a quel punto. Non le divora realmente, però la sensazione è quella. Si porta via una ragazza nella torre e dieci anni dopo la lascia andare, ma a quel punto lei è una persona diversa. Indossa vestiti troppo raffinati, parla come una donna di corte, e poi ha alle spalle dieci anni di convivenza con un uomo, perciò ovvio che a quel punto sia perduta, anche se tutte sostengono di non essere mai state sfiorate con un dito. Cos’altro potrebbero dire, del resto? E c’è anche di peggio: quando le libera, il Drago dona loro, come dote, una borsa colma d’argento, così chiunque sarebbe felice di diventarne il marito, perdute o no. Le ragazze però non vogliono sposare nessuno. Non vogliono affatto restare qui. “Dimenticano come si vive qui” mi aveva detto una volta mio padre, sorprendendomi.

Più della trama, la prima pagina mi ha letteralmente artigliata: il tono e la voce di Agnieska sono stati un dolce presentimento.

La storia affonda le proprie radici nel folklore europeo; la protagonista deve il suo nome a una fiaba che la madre della scrittrice, nata in Polonia, le raccontava da bambina. Il linguaggio della narrazione ci trasporta subito in un’atmosfera da fiaba antica proprio grazie ai molti gli elementi provenienti dalle fiabe dell’europa centrale.

Con lo scorrere delle pagine e delle parole di Agnieska il tono però se ne discosta in favore di un approccio più moderno e decisamente intrigante. Dalla sua condizione afferriamo echi delle belle e indifese fanciulle destinate al sacrificio, ma quasi subito emerge un carattere spigliato e una personalità forte. Senza mai tradire il tracciato fiabesco, inoltre la storia riesce a rivelarsi originale nel rapporto che lega Agnieska e il Drago, suo insegnate di pratiche magiche per cui lei sembra possedere una particolaree anticonformista attitudine. Il loro strano legame darà pepe alla vicenda. Altri personaggi rendono le dinamiche interessanti; un principe determinato ma rimasto intrappolato nel suo lato bambino dopo la scomparsa della madre perduta nel bosco, l’amica di sempre che si rivela fedele e coraggiosa oltre ogni aspettativa contribuiscono all’intreccio e portano la storia a livelli interessanti.

Grande (e ingombrante) presenza, filo conduttore o, se vogliamo, radice infestante del racconto, il Bosco. Esso è un’entità senziente, non codificata se non per la sua influenza oscura, che pulsa e si espande allungando le sue radici non solo sulla terra, ma negli uomini e diffondendo il Contagio.

La missione è cercare di fermare il Bosco per salvare la vita delle persone che vivono presso i suoi confini, ma il Bosco si rivela più insidioso del previsto e in grado di cambiare le carte in tavola.

Apprezzabilissimo lo stile nel delineare quest’entità misteriosa, ma spesso le parti riguardanti il Bosco aprono parentesi lunghissime in cui il tempo sembra fermarsi. Le scene d’azione non riescono a reggere il peso della prolissità con cui questo Bosco ci viene messo spesso tra i piedi. In questo senso non l’ho trovato ben amalgamato. Inoltre, ho trovato il restroscena del Bosco e gli scorci sulla sua natura troppo confusi, forse ne ho colto l’essenza e il significato simbolico o forse no, anche per questo, quando il finale si scioglie, non lo fanno i nostri dubbi. In questo senso un seguito sarebbe stato accolto con entusiasmo. Invece, scivoliamo lentamente verso la conclusione senza particolare brivido o risonanza. Sicuramente un finale toccante (un lieto fine) che presagisce una risoluzione, una crescita, e proprio per questo, ancora, c’era da aspettarsi un seguito.

Strappa un sorriso la battura finale fedele all’aroma pepato che (troppo poco) ha fatto sostare questo romanzo tra i gioielli delle favole anticonvenzionali.

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